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    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Società»Referendum: perché voto NO
    Società

    Referendum: perché voto NO

    Alessandro BattistiDi Alessandro BattistiNovembre 20, 20252 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    Referendum
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    Presumibilmente a primavera saremo chiamati a esprimerci sulla c.d. Legge costituzionale sulla separazione delle carriere attraverso un referendum confermativo.

    È stata una battaglia parlamentare in cui la maggioranza di governo ha impedito un qualsiasi confronto con l’opposizione blindando la legge nei quattro passaggi parlamentari e qui sta la prima critica. Quando parliamo di Costituzione si dovrebbe dialogare tra maggioranza e opposizione trattandosi delle fondamenta dello Stato ma questa maggioranza non ha voluto dialogare nonostante i numerosi emendamenti proposti.

    Ma ormai è consolidata prassi che l’attività legislativa è esercitata prevalentemente dall’organo esecutivo. Basti pensare ai 100 voti di fiducia, record assoluto nella storia della Repubblica.

    Questo problema, quello dello svuotamento delle funzioni parlamentari è evidentemente una grave disfunzione e una lesione dei principi costituzionali. Ciò che balza immediatamente agli occhi è che il governo ha scelto deliberatamente di non occuparsi di giustizia in alcun modo nonostante i numerosi problemi che affannano il nostro sistema ormai al collasso, primo tra tutti il grave affollamento carcerario e l’insostenibile arretrato del carico giudiziario, la conseguente lentezza dei processi penali e civili, la mancanza di giudici e di personale addetto e di risorse necessarie.

    Il ministro Nordio, il peggior ministro della giustizia che l’Italia abbia mai avuto, si è disoccupato dei problemi seri del suo dicastero impegnandosi solo e unicamente in questa battaglia, tutta ideologica, sulla riforma costituzionale. Nel merito non mi sembra ci siano elementi degni di nota: la separazione delle carriere è sostanzialmente già effettiva con la separazione delle funzioni. Piuttosto credo che questa separazione aggiunga un tassello   a quella cultura della giurisdizione che io ritengo una ricchezza che si sostanziava nella unità della magistratura, come voluto dal costituente.

    Conseguenza logica è la divisione in due del Consiglio Superiore della

    Magistratura e dalla istituzione dell’alta Corte ma ciò che trovo inaccettabile è il previsto sorteggio che rende ridicola l’elezione dei rispettivi membri di un organo di tale rilevanza. La giustificazione sta nel voler annullare il potere delle correnti nella Magistratura. Ma in primo luogo io non solo giudico positivo l’esistenza di diversi orientamenti culturali all’interno della magistratura, semmai deprecabile l’uso che se ne è fatto, ma introdurre il sorteggio è veramente ridicolo e umiliante per un organo costituzionale.

    Ora è del tutto evidente che il voto che abbiamo dinanzi ha una natura assolutamente politica e questo connoterà tutta la campagna referendaria. Un governo che da tre anni non perde occasione per attaccare la magistratura e non solo, anche gli organi di giustizia europei, non è certo un esempio   di rigore ma piuttosto un chiaro nemico delle funzioni giudiziarie.

    Sarà, è di tutta evidenza un sì o un no a questo governo e in questo senso non ho dubbi sullo schierarmi dalla parte del NO. E d’altronde questa maggioranza si iscrive al novero dei governi chiaramente illiberali e autocratici, da Trump a Orban. In questo senso posso solo sperare in un rigurgito di coscienza del popolo italiano e nella speranza di un voto popolare con percentuali degne di nota.

    Autore

    • Alessandro Battisti
      Alessandro Battisti

      Ex Avvocato. Ex Senatore della Repubblica. Ex presidente di Cinecittà Holding. Attuale direttore di Italian Film Fest, festival del cinema Italiano in Brasile. Direttore di Polis, scuola di formazione politica con sede a Sao Paulo (Brasile).

    Italia Italia al voto quorum referendum separazione carriere
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