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La vicenda della famiglia abruzzese e della sua scelta di vita, accende le luci sul tema dei rapporti tra Stato e famiglia ed è opportuno operare su questo tema riflessioni tecniche, senza strumentalizzarlo, come sta facendo qualche politico.
Arturo Carlo Jemolo ricorda che la famiglia è un’isola che deve essere solo lambita dal mare del diritto, segnalando la necessità che lo Stato debba rispettare la autonomia della “società naturale” costituita dalla famiglia, come sancisce l’articolo 29 della Costituzione.
La giurisprudenza di merito e di legittimità sottolinea, inoltre, che le valutazioni della Giustizia debbono essere sempre orientate all’interesse dei minori.
Il bilanciamento di queste due esigenze deve portarci a valutare la vicenda della famiglia che vive nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, nonché la scelta di vita dai genitori operata.
Non sono affatto convinto che la decisione operata dal Tribunale dei minori di L’Aquila sia la soluzione migliore per i bambini “della famiglia nel bosco”. Dalla lettura delle carte si rileva che le perplessità sollevate dagli Assistenti sociali sono relative esclusivamente alla situazione igienica della abitazione, ma non alle condizioni dei minori, né alla educazione ed al livello di istruzione degli stessi, a cui hanno provveduto direttamente i genitori, dopo essersi fatti autorizzare ad occuparsene direttamente.
Non sono affatto convinto che, nel caso di specie, la scelta migliore sia quella di affidare i bambini (una femmina di otto anni e due gemelli maschi di sei anni) ad una casa famiglia, sottraendoli ai genitori, cui pure è stata tolta la potestà.
A mio avviso la Pubblica Amministrazione doveva intervenire, ma per consentire la realizzazione di idonee condizioni abitative al nucleo familiare.
Per i minori la scelta da privilegiare sempre è quella di consentire loro la vita in famiglia, piuttosto che affidarli alle cure della Cosa pubblica!

