Ero a Damasco, come consulente dell’Unione Europea per aiutare la Siria a riformare le sue Camere di Commercio.

Facevo lunghe chiacchierate con il Presidente della Camera di Commercio di Damasco, un anziano signore, colto e intelligente, col quale si poteva parlare di tutto e non avevo mai capito se fosse cristiano, mussulmano, alauita o addirittura curdo. Nelle generazioni più anziane moltissimi siriani parlavano bene francese perché avevano frequentato le scuole cristiane dei gesuiti e dei francescani. Pensavano che una buona scuola fosse più importante dei gruppi religiosi cui appartenevano.

In una delle nostre conversazioni a un certo punto aveva detto «Sai Alessandro, siamo tutti siriani». Vedendo il mio stupore mi aveva spiegato che la Siria era sempre stata l’incrocio di culture e civiltà molto diverse, perché Damasco era uno dei più grandi centri commerciali del mondo antico. Vi transitavano le carovane che venivano dall’Oriente e c’erano molti caravanserragli, quelli che nel mondo si chiamano alberghi, dove si rifocillavano cavalli e cammelli e i commercianti trovavano finalmente un vero letto sul quale riposare. Se si fa un buon affare non importa se la tua controparte è araba o cristiana, ha la pelle bianca o nera. Sempre il commercio ha avvicinato culture e popoli, e dal commercio è nata la comunità di questo paese.

Oggi si parla della Siria perché, dopo la caduta di Bashar al Assad, e gli orrori che ha compiuto contro il suo popolo per anni, Donald Trump ha ricevuto il nuovo leader Ahmad al-Sharaa, prima conosciuto come uno dei capi terroristi dell’ISIS, con il nome di Abu Mohammad al-Jolani. Il presidente americano riceve tutti, infatti alcuni lo definiscono un pragmatista, ma dopo qualche giorno, o solo qualche ora, le persone che ha incontrato possono ritornare ad essere nemici e cattivi.

Io in Siria ho lavorato molte volte, e quando si lavora non ci si limita a incontrare capi e persone importanti, perché molte persone comuni ti invitano a cena in famiglia, ti conducono a visitare le loro città e quasi sempre ti fanno qualche piccolo regalo. L’ospitalità dei siriani è proverbiale come la loro curiosità e la loro apertura verso qualsiasi straniero.

La cosiddetta “geopolitica” si concentra spesso sui fatti del momento e molti commentatori avanzano ogni tipo di ipotesi su come si comporterà il nuovo presidente in un paese dove la guerra ha distrutto le case, le vite delle persone, ha tolto loro il lavoro, e ha costretto moltissimi siriani a fuggire in Europa, mostrando, fra l’altro, che un gran numero di loro erano qualificati professionisti che Angela Merkel è stata felice di accogliere.

Siamo tutti siriani, ecco perché vi propongo alcune mie storie.

Amavo moltissimo la più grande Moschea di Damasco, quella degli Omayyadi, e ci sono andato spesso, anche perché assomiglia moltissimo alla chiesa di San Paolo fuori le Mura: un grande rettangolo più spoglio della chiesa di Roma, ma che ispira rispetto e spiritualità. Distrattamente ci sono entrato durante una delle ore della preghiera, e molti fedeli erano inginocchiati. Mi sono subito girato per uscire ma uno di loro si è alzato e mi ha invitato: «Perché non vieni a pregare con noi?» «Ma io sono cristiano …» «E allora lo sai che abbiamo un solo Dio».

Davanti a un fornaio ho chiesto a una signora elegante se mi potesse indicare il pane più tipico, quello che si mangiava nella maggior parte delle case. Mi ha subito risposto e ha chiesto al fornaio di farmi assaggiare il suo pane migliore, perché potessi scegliere quello che mi piaceva di più. Era normale per lei parlare con uno sconosciuto, per aiutarlo a capire il cibo del suo paese.

Un altro giorno un amico siriano, che lavorava con me, mi ha chiesto, con un sorriso ironico, se volessi visitare anche la Moschea sciita di Damasco. Gli sciiti sono quei mussulmani che credono che il vero discendente di Maometto avrebbe dovuto essere il cugino Ali ibn ‘Abi Talib’, mentre lui fu ucciso e il successore di Maometto fu invece Abu Bakr, suocero del Profeta che divenne il primo Califfo. Anche il mondo mussulmano ha quindi assistito a un grande scisma, fin dalla morte di Maometto.

«Questa Moschea sciita è un monumento antico e importante?»

«No, è solo uno stanzone che sembra un magazzino, ma ti interesserà molto vederlo»

Con un certo imbarazzo mi trovo in un ambiente incredibile: molte donne correvano urlando e piangendo intorno a una specie di feretro (che rappresentava quello di Ali) continuando a chiedermi se la mia non sarebbe stata considerata una spiacevole intrusione. Poi uscimmo, e molte di quelle donne ci vennero intorno: il mio amico chiese se erano contente che un professore italiano fosse venuto a vedere la loro moschea. Nessuna mi chiese se ero mussulmano o se pensavo che Alì fosse il vero successore di Maometto. Invece cominciarono a domandarmi se mi piacevano le loro scarpe, il tessuto e i colori dei loro vestiti, se amassi la cucina di Damasco, se avevo una moglie e dei figli e se potevo mostrare loro qualche fotografia.

All’ora del vespro a Damasco suonavano le campane di una grande chiesa e subito dopo il muezzin invitava i musulmani alla preghiera.

Ma il più bel complimento che ho ricevuto me lo ha fatto il lustrascarpe che metteva il suo banchetto vicino alla porta del mio albergo. «Tu devi essere certamente italiano, perché sei sempre vestito elegante e ti fai pulire le scarpe anche se non ce ne sarebbe bisogno».

E poi aggiungeva sorridendo «E guardi sempre le ragazze che passano vicino a te».

Ricostruire un palazzo, un ponte o una strada è facile, ci vogliono soltanto soldi, perché ci sono progetti e fotografie di quello che non esiste più.

Ricostruire il fantastico popolo siriano, con i tantissimi suoi gruppi culturali e religiosi, che hanno vissuto per secoli nella pace, sarà un compito estremamente difficile e molto lungo. Il più grande errore del mondo occidentale è stato di non sostenere immediatamente la richiesta dei siriani di un poco più di democrazia, impedendo al tiranno Al Assad di reagire alla primavera araba, con violenze e massacri.

La Siria era infatti un importantissimo esempio, un crogiolo di culture, di diversità e di comprensione che andava difeso ad ogni costo.

Un esempio che oggi ci sarebbe servito moltissimo, perché siamo tutti siriani.

Spero davvero che in questo momento di confusione e di critica della nostra Europa, l’UE potrà rimediare all’errore del passato, organizzando a favore del popolo siriano, non solo la ricostruzione di case e infrastrutture, ma di quello stupendo mondo di comprensione e solidarietà che questo popolo ci ha insegnato per secoli.

L’autore dichiara a difesa del suo onore e della sua responsabilità, che tutto quanto scrive dipende esclusivamente dalla sua modesta esperienza e cultura e che non si è servito, né si servirà mai in futuro, di ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per le sue ricerche e i suoi scritti.