Il mensile “TUTTI” nasceva nel 1971 e portò avanti la sua opera sino al gennaio ’81, per poi ripartire, il 20 gennaio 2020, con il sito “TUTTIeuropaventitrenta”.

Erano li ventisette di luglio del millenovecentosettantotto quando un gruppo di noi compariva nanti il signor Notaro per procedere alla costituzione della “Associazione internazionale gioventù europea (AIGE)”.

Si trattava di un chiaro impegno a voler partecipare alla costruzione di una Europa come alcuni europei l’avevano immaginata sin dal Medioevo: Erasmo, Grozio, Mazzini, Wilson, Einaudi, Spaak per citarne solo alcuni.

Un’impresa che a quell’epoca aveva già portato i principali Paesi europei a dei traguardi impensabili all’indomani di una guerra che ne aveva raso al suolo alcuni: solamente cinque anni dopo la fine del conflitto mondiale, quelle potenze che si erano distrutte a vicenda dal 1939 in poi, sottoscrivevano l’istituzione della “Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio”, che venne poi seguita da MEC ed EURATOM nel 1957!

A guerra non ancora finita, già si operava per realizzare iniziative mondiali per la pace: l’ONU (poi fondata nel 1945), la NATO (poi fondata nel 1949); il Consiglio d’Europa (poi fondato nel 1949) e tutte le altre Istituzioni mondiali create per promuovere ed assicurare la pacifica convivenza fra i Popoli.

Con un salto di una trentina d’anni, arriviamo al trattato di Lisbona, sottoscritto il 13 dicembre 2007, che istituiva l’UE, conquistando un traguardo epocale per il nostro Continente.

Quasi quattrocentocinquanta milioni di persone, 27 paesi, terzo PIL dopo USA e Cina, premio Nobel per la pace il 12 ottobre 2012.

Questa nuova realtà si inseriva a pieno titolo nel gioco delle potenze globali, mantenendo quelle alleanze naturali e necessarie con i Paesi del blocco occidentale.

Nel frattempo, nuove realtà si erano presentate alla ribalta per cercare nuova visibilità e nuove alleanze inserendosi nei nuovi equilibrî globali, in un rinnovato incrocio di esordienti potenze politico-economiche asiatiche, africane e sudamericane.

Per meri motivi di spazio “tipografico”, debbo restringere il campo alla sola realtà europea per cercare di inquadrare la situazione nella quale l’UE si sta trovando ad una ventina d’anni dalla sua nascita.

Probabilmente è proprio il ragguardevole numero di Stati membri, e la assoluta eterogeneità di essi, che costituisce la causa dell’odierno disorientamento di un’UE tragicamente posta di fronte all’incertezza della sua stessa sopravvivenza.

Popoli stanziati nel Continente europeo che hanno sempre avuto cultura, religione, regimi lontani fra loro e che dopo la seconda guerra, ad oriente, hanno avuto decenni di un regime politico assolutamente lontano da quelli occidentali, possono affrontare una guerra moderna con un nemico che (come vediamo) non è tale per tutti gli Stati dell’UE?

Uno scontro diretto non è all’ordine del giorno, ma centinaia di armi volanti scambiate quotidianamente fra le parti in guerra possono provocare situazioni irrecuperabili ed allora l’UE dovrà assumere in prima persona decisioni, non soltanto immediate, ma (addirittura) all’unanimità e, soprattutto – una volta validamente assunte – da eseguire in prima persona.

A quel punto il disorientamento dell’UE si manifesterà in tutta la sua drammaticità: quali Paesi manderanno effettivamente i loro soldati in zone pericolose?

Quali conseguenze avrà la reazione nemica alla azione UE?

Domande alle quali non potranno rispondere che i fatti ed allora sarà troppo tardi.

Ecco perché TUTTI – che ha tutte le carte in regola per farlo – deve dare una violenta scossa, per distogliere l’Europa dalle fregnaccie dei “mammasantissima delle tv”, che, con le loro vecchie idee e le loro stravecchie parole, hanno incatenato l’Europa all’inazione.

Dobbiamo offrire – anche nel linguaggio (evitando per carità di Patrie: “postura” et similia) – qualcosa di nuovo che possa accendere unità, entusiasmi, progetti, speranze come seppero fare gli Europei di mezzo secolo fa.

Un popolare slogan goliardico voleva l’imagination au pouvoir: quell’auspicio si sta, forse, inverando, ma, forse, non grazie ad una ph@nt@sy made in Europe.