
No other choice
No Other Choice – Non c’è altra scelta è il nuovo lungometraggio del celebre regista sudcoreano Park Chan-wook, autore di opere diventate ormai pietre miliari del cinema contemporaneo come la trilogia della vendetta (Mr. Vendetta, Oldboy e Lady Vendetta), Mademoiselle e Decision to Leave. Presentato in anteprima mondiale il 29 agosto 2025 all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato, poi, distribuito nelle sale sudcoreane a partire dal 24 settembre 2025 ed è giunto nelle sale italiane il 1° gennaio 2026.
Tratto dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake, il film racconta la parabola di Man-soo (Lee Byung-hun), un esperto della produzione cartaria che, dopo venticinque anni di fedeltà aziendale, si trova improvvisamente disoccupato quando una ditta americana acquisisce l’azienda, licenziando gran parte del personale. Dopo mesi trascorsi a sopravvivere con lavori umili e precari, Man-soo promette alla propria famiglia di riuscire a ottenere un nuovo impiego stabile, indispensabile per continuare a pagare il mutuo ed evitare la perdita della casa. Il mercato del lavoro, tuttavia, si rivela ferocemente competitivo, una vera e propria giungla regolata da una logica di sopraffazione e di esclusione. In questo contesto di crescente frustrazione e disperazione, Man-soo arriva a concepire un piano tanto paradossale quanto macabro: pubblicare un falso annuncio di lavoro per stanare i suoi rivali diretti nel settore ed eliminarli, così da ridurre la concorrenza e garantirsi la posizione ambita. Una deriva estrema che trasforma la ricerca di un’occupazione in una spietata lotta per la sopravvivenza, offrendo al film il pretesto per una feroce e grottesca critica del mondo del lavoro contemporaneo.
No Other Choice è una brillante commedia nera che intreccia umorismo nero, violenza stilizzata e critica sociale. Ogni tematica affrontata da Park Chan-wook viene trattata con una raffinatezza disarmante, senza che ciò attenui la forza critica e la spietatezza del suo sguardo sulla realtà sociale. In No Other Choice, il regista prende di mira il mondo del lavoro contemporaneo, raffigurato come un ecosistema instabile e ostile, dominato da una competizione feroce che schiaccia l’individuo e ne consuma lentamente la dignità. La stabilità economica appare sempre più fragile, mentre il lavoro si trasforma in un campo di battaglia in cui la sopravvivenza passa attraverso l’esclusione dell’altro. Il film colpisce e disarma allo stesso tempo, alternando toni cupi a momenti di umorismo nero che strappano risate amare e amplificano il senso di angoscia. Al centro del racconto riaffiora uno dei nuclei tematici più ricorrenti del cinema di Park Chan-wook: la vendetta, qui rivolta non contro un singolo antagonista, ma contro un intero sistema che espelle, umilia e mette gli individui l’uno contro l’altro, in una deriva che richiama l’idea di homo homini lupus. Non si tratta mai di un semplice atto di ritorsione, bensì di un processo morale e psicologico che corrode chi lo intraprende. Nessun equilibrio viene ristabilito; al contrario, esso si infrange definitivamente, lasciando dietro di sé una scia di corpi, sensi di colpa e compromessi dolorosi, come quello che sarà costretta ad accettare la moglie del protagonista. L’ossessione di Man-soo non affonda le proprie radici in un impulso di rivalsa personale, ma nella lucida consapevolezza di non avere alternative: la sua violenza si configura così come una strategia di sopravvivenza, fredda e calcolata, in cui l’etica viene progressivamente soppiantata dalla necessità. Nel finale, poi, vi è un ulteriore e decisivo livello di lettura. Man-soo riesce finalmente a ottenere l’agognata assunzione, ma il traguardo si rivela beffardo: l’uomo, infatti, si ritrova unico dirigente di una moderna fabbrica di carta interamente automatizzata, governata dall’IA e priva di qualsiasi presenza umana. Una vittoria apparente che si trasforma in una constatazione amara e definitiva. È qui che Park Chan-wook cristallizza la propria riflessione sulla trasformazione del lavoro nell’era tecnologica. L’evoluzione si manifesta come un processo ormai inarrestabile, di fronte al quale l’essere umano appare impotente, reso progressivamente superfluo da un progresso che non contempla più la sua centralità.