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    Home»Controvento»L’ombra dello scambio Venezuela-Ucraina
    Controvento

    L’ombra dello scambio Venezuela-Ucraina

    Rodolfo RuoccoDi Rodolfo RuoccoGennaio 19, 20267 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Vannacci vestito da imperatore romano, vignetta di Controvento
    Vignetta di Controvento
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    Trump si prende il petrolio del Venezuela. Emerge il possibile scambio Venezuela-Ucraina con Putin. La pretesa sull’oro nero è immediata dopo la cattura di Nicolàs Maduro con la moglie. Il presidente degli Stati Uniti annuncia: Washington avrà una «forte partecipazione nell’industria petrolifera venezuelana». Non solo: «Gli Stati Uniti da oggi governano il Paese e lo faranno fino a quando sarà necessario».

    Petrolio, Nicolàs Maduro in manette
    Nicolàs Maduro in manette

    La nazione del Sud America è ambita perché galleggia su un mare di petrolio: è al primo posto nel mondo per riserve di greggio con 303,2 miliardi di barili, supera l’Arabia Saudita e l’Iran. Washington è nona per riserve con 74,4 miliardi di barili e con l’oro nero venezuelano potrebbe dettare legge sui mercati internazionali mettendo alle corde sia i paesi antagonisti esportatori (Russia e Iran) sia gli importatori (la super potenza Cina, la nuova fabbrica del globo).
    Certo l’impresa non è facile. L’incursione militare statunitense si è conclusa con la cattura del presidente venezuelano Maduro accusato di narcotraffico e di terrorismo (ora sarà processato da un tribunale federale di New York) ma il regime, seppur scosso dalla sconfitta, è ancora in piedi. Si muove in un clima di caccia ai traditori e di violenta repressione di ogni opposizione interna. Trump non vuole una guerra, intende trattare con la pragmatica Delcy Rodriguez nominata presidente ad interim del Venezuela. Tuttavia finora l’interlocutrice ha un doppio atteggiamento: è morbida nei rapporti esteri (ha rilasciato diversi detenuti compresi alcuni italiani) ed è dura sul piano interno (incita i cittadini alla resistenza). La parola d’ordine è realismo: è partito un negoziato con la Petròleos de Venezuela, S.A, (Psvsa), la compagnia di stato del paese vicina a Delcy Rodriguez (ex ministra degli Idrocarburi). Le prime forniture di greggio del Venezuela sono state vendute dagli Usa.
    La situazione è appesa a un filo in Venezuela, è caotica. Il regime bolivariano fondato da Chavez riempie di dissidenti le carceri, la popolazione è allo stremo: in un paese ricco di risorse naturali proliferano i poveri, l’inflazione è al galoppo dopo la cattura di Maduro e un litro di latte arriva a costare 12 dollari.
    Per evitare un disfacimento delle strutture statali come avvenne dopo l’invasione in Iraq, Siria e Afghanistan Marco Rubio lavora su un piano a tre fasi. Prima fase: stabilizzazione politica e sociale del paese trattando con elementi del regime. Seconda fase: ricostruzione delle infrastrutture e, in particolare quelle petrolifere fatiscenti, che hanno fatto precipitare l’estrazione del greggio a livelli minimi. Terza fase: transizione verso un sistema democratico con libere elezioni sfrattando dal Venezuela gli agenti russi, cubani, iraniani presenti da anni nei settori chiave della difesa e dell’economia. Il segretario di Stato Usa nello stesso tempo vuole chiudere la porta alla penetrazione cinese.

    Petrolio, Vladimir Putin e Donald Trump
    Vladimir Putin e Donald Trump

    La crisi di rapporti con i potenti avversari degli Usa si aggrava. In particolare sono incandescenti le relazioni con Vladimir Putin. Washington abborda e sequestra una petroliera registrata dai russi come “Marinera”. Si tratta di una cisterna che viola le sanzioni fissate dagli Usa perciò fermata come altre “petroliere ombra” nelle acque internazionali. Mosca reagisce: è un atto illegittimo. Sembra sfumare l’ipotizzato scambio Venezuela-Ucraina di cui si parla da tempo: il paese di Maduro agli Usa e quello di Zelensky al Cremlino.
    Si vedrà come andrà a finire. Trump diceva prima del secondo mandato alla Casa Bianca: «Sono un grande amico di Putin e questa è una buona cosa». L’amicizia vantata però non ha portato la pace e la guerra prosegue in Ucraina.
    Un fatto è certo: Putin si limita a una forte protesta politica ma non fa intervenire le forze navali russe per impedire l’abbordaggio della “Marinera” da parte delle truppe americane. Donald Trump pensa agli affari violando regole e patti. Lancia lo slogan della difesa della “sicurezza nazionale degli Stati Uniti” per l’azione militare in Venezuela e per reclamare il controllo della Groenlandia («Ci serve assolutamente»), paese alleato degli Usa, ricco di gas, petrolio e minerali rari.
    Un fatto è certo: rimarrebbe in piedi l’idea dello scambio Venezuela-Ucraina. Se ne parla da tempo sottovoce. Da prima dell’incursione ordinata dal 47° presidente degli Stati Uniti per catturare Maduro. Una cosa è trattare per una pace giusta e duratura e un’altra aprire la porta ai diktat di Putin. Certo l’impresa è difficile. Almeno fin’ora l’ipotesi scambio è saltata.

    Autore

    • Rodolfo Ruocco
      Rodolfo Ruocco

      Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

    Donald Trump Marinera Nicolas Maduro petrolio petrolio del Venezuela Russia stati uniti Ucraina Vladimir Putin
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