Con un titolo simile molti penseranno che voglio parlare del Natale di quest’anno che ha sullo sfondo orrori e massacri non solo in Palestina e in Ucraina, ma in Myanmar, Sudan e molti stati africani.

Invece io voglio parlare veramente di cani.

Finalmente, dopo quasi quarant’anni, un cucciolo di fox terrier, che si chiama Timo, è entrato di nuovo nella mia famiglia.

Quando lo porto a spasso per il quartiere, lui si ferma per incontrare tutti i cani, e fa incredibili feste ai loro padroni. Timo è nato in una famiglia felice, vive in una casa confortevole dove tutti si occupano di lui. Timo fa le feste a tutti, probabilmente perché noi umani siamo per lui un mondo di affetto e di bene.

Sappiamo tutti che quando due cani si incontrano, si incontrano anche i loro padroni, e questi due padroni sconosciuti si mettano a parlare fra loro, anche a lungo.

Una giovane ragazza, molto carina, che stava ricambiando l’affetto di Timo, mi ha raccontato per più di venti minuti della sua vita di sedici anni passati col cane che aveva appena perduto.

Se avessi tentato di parlare con lei per la strada, avrebbe accelerato il passo, invece un piccolo cucciolo ha fatto la differenza.

Se ci pensiamo bene non solo amiamo i cani per il loro affetto incondizionato, e perché abbiamo bisogno di amare, ma troviamo del tutto normale, anzi piacevole sentirci responsabili, assicurando loro il cibo, la pulizia e le cure del veterinario quando ce n’è bisogno.

Mentre quella ragazza mi parlava, mi rendevo conto che aveva un gran bisogno di confidarsi, come del resto l’abbiamo tutti, e a volte confidarsi con uno sconosciuto è molto più facile.

Nelle nostre città vediamo tantissime diverse persone, ma non ci incontriamo, scambiamo raramente qualche parola. Mia nonna parlava spesso con gli sconosciuti per la strada, e allora mi metteva in imbarazzo. Oggi lo faccio moltissimo e dopo aver ricevuto un primo sguardo di meraviglia, quasi tutti sono felici di parlarsi.

Proprio in questo mondo così difficile per noi, e soprattutto per i nostri giovani, nelle nostre città anonime e disattente, potremmo scoprire che parlarci ci aiuta, perché gli altri diventiamo noi. Due parole con il nero che chiede l’elemosina davanti al fornaio: da dove viene? Ha una famiglia? Come giudica gli italiani? Possiamo anche parlare con una donna alla cassa del supermercato, o con una coppia di ragazzi che bevono un drink alle sette di sera.

Il mio piccolo Timo è stato un ulteriore ma grande aiuto per questi incontri.