Referendum costituzionale

Referendum costituzionale

Il referendum italiano sulla magistratura sta sollevando molti dibattiti e per questo può essere utile tracciare un parallelo con la situazione francese.

Al centro di questi dibattiti c’è sia il principio della separazione delle carriere dei magistrati: i «giudicanti» (nel linguaggio giuridico francese, i magistrati del ruolo giudicante) e i «requirenti» (coloro che appartengono al pubblico ministero).

Fino ad oggi, in Italia, come in Francia del resto, i magistrati usciti dalla scuola di magistratura possono passare da una funzione all’altra nel corso della loro carriera.

Il referendum italiano prevede invece che questo passaggio sia abolito e che i magistrati debbano scegliere in maniera definitiva se fare tutta la loro carriera in una funzione o nell’altra.

Inoltre al momento (e questo dal 1948), i magistrati italiani sono gestiti, così come in Francia,  da un’istituzione unica, il «Consiglio Superiore della Magistratura» (CSM),

Il quesito referendario italiano propone inoltre modifiche importanti nell’organizzazione giudiziaria, sostituendo l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura con tre organismi distinti, uno per la magistratura giudicante, uno per quella requirente e uno incaricato in particolare delle questioni disciplinari.

Anche le modalità di scelta dei membri di questi tre consigli sarebbero modificate con l’abolizione dell’elezione e l’introduzione del sorteggio, secondo modalità differenti per i magistrati e per gli altri o membri laici.

Per il momento la situazione francese conosce invece delle similitudini con l’attuale organizzazione della magistratura in Italia.

Infatti in Francia, i magistrati del ruolo giudicante – i giudici – sono incaricati di applicare il diritto emettendo sentenze. I giudici, nelle loro funzioni, rimangono seduti: per questo si parla di “magistratura seduta”.

Mentre i magistrati del pubblico ministero – i procuratori – hanno il compito di richiedere l’applicazione della legge. Difendono l’interesse pubblico e sono parte del processo. Si parla di “magistratura in piedi” per indicare i magistrati del pubblico ministero, nella misura in cui prendono la parola in piedi durante le udienze.

I magistrati del ruolo giudicante e del pubblico ministero non hanno le stesse missioni, ma sono soggetti a regole di reclutamento, formazione e avanzamento praticamente identiche. Tutti questi magistrati vengono formati nella Scuola Nazionale della Magistratura (École nationale de la magistrature – ENM).

In Francia il principio dell’unità del corpo giudiziario permette a ciascun magistrato, nel corso della carriera, di passare da un gruppo all’altro.

Allo stesso modo, i magistrati del ruolo giudicante e del pubblico ministero condividono un dovere comune, definito all’articolo 66 della Costituzione francese, di protezione della libertà individuale.

I magistrati del ruolo giudicante possiedono uno status che garantisce loro un’indipendenza rafforzata rispetto ai membri del pubblico ministero. L’articolo 64 della Costituzione prevede infatti la loro inamovibilità, il che significa che non possono ricevere nuove assegnazioni senza il loro consenso, anche in caso di avanzamento. Questa regola costituisce una delle traduzioni concrete del principio di indipendenza dell’autorità giudiziaria.

Essa è infatti destinata a evitare pressioni gerarchiche o politiche sulle decisioni dei giudici del ruolo giudicante.

Al contrario, i magistrati del pubblico ministero sono soggetti a un principio gerarchico che deriva dalla natura stessa delle loro funzioni, poiché sono incaricati, in particolare, dell’applicazione della politica penale definita dal Governo.

Possono quindi ricevere istruzioni generali di politica penale emanate dal ministro della Giustizia.

Dalla legge del 25 luglio 2013 relativa alle attribuzioni del guardasigilli, questa subordinazione, che in ogni caso non ostacola la libertà di parola dei procuratori in udienza, non può più tradursi in istruzioni ministeriali nei singoli casi. Tuttavia, a differenza dei giudici del ruolo giudicante, questi magistrati non beneficiano della garanzia di inamovibilità.

Esistono tre commissioni distinte all’interno del CSM francese:

  • la commissione giudicante: competente per i magistrati del ruolo giudicante (giudici)
  • commissione procuratori: competente per i magistrati del pubblico ministero (procuratori)
  • commissione plenaria che tratta le richieste di parere formulate dal Presidente della Repubblica o dal guardasigilli

Ciascuno di questi tre gruppi è composto da 15 membri:

  • 8 personalità non magistrate che siedono in tutte e tre le formazioni:
  • 6 personalità qualificate
  • 1 avvocato
  • 1 consigliere di Stato
  • 7 magistrati, che differiscono a seconda della formazione interessata, incluso il presidente di ciascuna formazione: primo presidente della Corte di Cassazione o procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

Il CSM francese propone la nomina dei magistrati del ruolo giudicante (giudici) che esercitano le funzioni più alte: primo presidente di corte d’appello, presidente di tribunale giudiziario e magistrati del ruolo giudicante della Corte di Cassazione.

Esso esprime un parere sulle nomine degli altri magistrati del ruolo giudicante (giudici) e del pubblico ministero (procuratori). Questo parere vincola il ministro della Giustizia per i magistrati del ruolo giudicante. Nei fatti, dal 2012, il suo parere è seguito sistematicamente anche dal ministro per i magistrati del pubblico ministero.

In caso di comportamento di un magistrato contrario ai suoi doveri, il CSM può essere chiamato ad avviare una procedura disciplinare e, se del caso, pronunciare o proporre una sanzione.

La segnalazione può essere fatta dal guardasigilli, dai superiori gerarchici del magistrato interessato o da un cittadino nell’ambito di una procedura che lo riguarda.

Il CSM può essere consultato per parere dal Presidente della Repubblica o dal guardasigilli su questioni generali riguardanti il funzionamento della giustizia o la deontologia dei magistrati.

Su richiesta del legislatore, il CSM francese ha redatto una carta di deontologia dei magistrati dell’ordine giudiziario, resa pubblica nel dicembre 2025. Questo documento sostituisce l’ex raccolta degli obblighi deontologici, redatta e resa pubblica dal CSM nel 2010 e aggiornata nel 2019. Si tratta di uno strumento di riferimento per i magistrati, per aiutarli a individuare e risolvere le difficoltà che potrebbero incontrare. Presenta i principi principali che devono guidare il loro comportamento e li illustra con applicazioni concrete.

Grazie al servizio di assistenza e monitoraggio deontologico (SAVD), il CSM fornisce inoltre pareri deontologici ai magistrati che ne fanno richiesta, per aiutarli a svolgere le loro funzioni in modo etico e irreprensibile.

Queste sono le regole che governano lo status dei magistrati giudiziari in Francia. Attualmente esse non sono messe in discussione, poiché la riforma del sistema giudiziario non sembra essere una priorità. Ciò che invece viene spesso criticato è la lentezza delle procedure, la mancanza di risorse materiali e umane.

In breve, un progetto di referendum in Francia non è all’ordine del giorno.

Chiara Corazza
Presidente CCC
Rappresentante della Francia al G20 EMPOWER
Presidente del WEF Europe
Membro del Comitato Economico e Sociale Europeo
Membro dell’Advisory Board Internazionale dell’ESCP