Nell’esaminare lo schema del decreto legge “in materia di sicurezza pubblica “, varato dal Consiglio dei Ministri pochi giorni fa, la prima considerazione che mi viene da fare è quella, di natura critica, sul metodo di legiferare seguito .
Esiste un termine inglese che indica l’arte di far bene le leggi, in modo chiaro e sintetico: drafting o anche legal drafting.
Purtroppo, tale termine non ha ricevuto una adeguata traduzione italiana e, certamente, non ne viene seguita la tecnica.
Invero, il testo esaminato appare di complessa lettura e di difficile comprensione da parte del cittadino comune.
C’è da chiedersi come mai, nell’epoca della avanzata informatica, non si riesca a varare testi che riportino il nuovo testo modificato e non, come accade in quello esaminato, solo le modifiche da dover comporre, in un poco piacevole puzzle, ad opera del lettore.
Dopo questo primo importante rilievo è opportuno passare ad una veloce analisi del testo.
Buona parte delle modifiche sono, a ben vedere, già presenti nel nostro sistema normativo ed hanno valenza giornalistica, piuttosto che giuridica. Altre misure saranno, invece, di difficile attuazione a causa delle scarse risorse trasmesse agli operatori della sicurezza.
Ora, fermando l’attenzione sulle principali norme contenute nel decreto, dev’essere rilevato che per quanto riguarda la misura del cosiddetto fermo preventivo è necessario considerare il dettato dell’articolo 13 della Costituzione che prevede che per i provvedimenti che incidono sulla libertà personale è necessario un provvedimento della Autorità giudiziaria, nella corretta attuazione della separazione dei poteri.
Invece, per ciò che riguarda le disposizioni in materia di immigrazione, si è guardato più alla patologia del fenomeno, che alla previsione di norme che snelliscano le procedure di accoglienza e di espulsione, semplificando i procedimenti e potenziando le strutture idonee ad esaminarli. La certezza del diritto passa per la celere capacità di garantire l’asilo a chi lo merita, per legge, nonché, la sollecita espulsione a chi non ha tale diritto.
Da tempo, in questo settore, attendiamo procedure veloci e strutture in grado di darvi corso. E’ in questo che va concentrata la spesa, piuttosto, che dare vita a soluzioni di fantasia che non solo non risolvono il problema, ma addirittura lo eludono.
In questo campo non è certo il caso di argomentare mossi dalla pancia, ma bisogna approntare soluzioni strutturali che siano guidate da profondi ragionamenti di carattere giuridico. Sarà, inoltre, necessario recuperare la giusta armonia tra i poteri dello Stato, che da qualche tempo è venuta meno, sacrificata dalla contrapposizione che induce e reciproche invasioni di campo.
Il recupero della legalità, in ogni settore della Amministrazione, deve essere perseguito con mezzi adeguati ed il coinvolgimento delle Amministrazioni locali in uno sforzo comune, scevro da visioni di parte nel recupero del bene di tutte le persone!