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    Home»Attualità»La neutralità non esiste
    Attualità

    La neutralità non esiste

    Massimo NevolaDi Massimo NevolaNovembre 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Più che conclusioni la mia vuole essere la testimonianza di uno che da 25 anni va in Israele/Palestina, guidando gruppi di pellegrini

    Provo a mettere insieme sinteticamente ciò che ho percepito in questi anni e alcuni stimoli ricevuti questa mattina dai colleghi che mi sembrano preziosi per tutti.

    Premessa: la neutralità non esiste, non è mai esistita né mai esisterà. Tutti siamo mossi da emozioni e fatti che hanno segnato la nostra psiche ed orientano i nostri giudizi. L’obiettività semmai è costituita dall’ esplicitare il più possibile in anteprima i propri presupposti. Non si nasce neutri!

    E inizio con l’esplicitare un punto evidenziato dal prof. Petrella: distinguiamo tra sionismo e semitismo. Tra Stato d’Israele e Popolo ebreo.

    Il sottoscritto è membro onorario della Sinagoga di Sighet (Romania), città natale di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986. Il libro che vi mostro, La Notte, da lui scritto dieci anni dopo essere stato liberato da Auschwitz, ha avuto la forza di riconciliarmi con la pagina più triste della storia della mia famiglia, la morte improvvisa di mio fratello.

    Debbo a questo grande uomo, figlio del popolo di Israele, il recupero della mia fede, del senso della vita, della positività della mia mente nei confronti della realtà. Se ho aperto 3 case- famiglia per minori abbandonati a Sighet, lo debbo a lui.

    Foto di Rodolfo Quevenco da Pixabay

    Nello stesso tempo, come vi accennavo, sono 25 anni che mi reco in Medio Oriente, segnatamente in Terra Santa, è volutamente evito di dire che vado in Israele perché per me ogni viaggio in quella terra ha senso solo se incontro anche i palestinesi che non hanno alcuna organizzazione statale degna di questo nome, perché la loro cosiddetta “autonomia” e solo fittizia. Dalla costruzione del muro voluto da Sharon, visito ed incontro realtà palestinesi (prevalentemente Ebron, Gerico, Nabulus, Ramallah, Gerusalemme est, deserto di Giuda e del Negheb).

    Capisco che fin quando non ci sarà un ritiro almeno parziale dei Territori palestinesi occupati (che lo Stato d’Israele definisce “contesi”), non ci potrà mai essere pace.

    Le religioni non c’entrano nulla. Sono semmai pretesti, come lo furono per i crociati. Per oltre 1500 anni in Medio Oriente hanno vissuto insieme musulmani, cristiani ed ebrei. Quando c’è vera Fede si vive insieme anche quando ci stanno conflitti: durante le crociate a Francesco d’Assisi non solo fu salvata la vita, ma ottenne anche che i suoi gesti custodissero i luoghi cari alla memoria evangelica.

    Le frequentazioni con paesi e popoli dell’est europeo, che vivo ininterrottamente da 32 anni, mi insegnano che la pace raggiunta dalle armi, e dal solo o prevalente controllo poliziesco dei popoli, è una pace finta: sotto le ceneri arde la brace della vendetta, della riscossa, dell’indipendenza, del protagonismo della propria autodeterminazione.

    Foto di 2427999 da Pixabay

    Il grosso muro di separazione, questa enorme cintura grigia di castità costruita attorno ai territori occupati da Israele, alla lunga non reggerà, così come non ha retto l’equilibrio dei paesi socialisti controllati col fucile puntato, non ha retto la politica genocida. Mai! E mai lo potrà. La mia generazione ha vissuto i cosiddetti “anni di piombo” governati dalla cosiddetta “strategia della tensione” di cui la morte di Moro fu solo un epifenomeno. Quando si è avuta la normalizzazione? Con la pacificazione tra le parti sociali. Quando ci sarà allora pace in Medio Oriente? Con la pacificazione sociale. Cioè con una politica di giustizia condivisa, con una politica internazionale capace di comprendere le istanze di tutti. Con la creazione di due stati reali, con aeroporti e porti, autostrade e ferrovie, divisa monetaria, acquedotti, ospedali e fonti energetiche autonome. Ho volutamente declinato quello che intendo per politica giusta, perché queste cose sono praticamente assenti nell’area palestinese del Medio Oriente.

    Il terrorismo va sconfitto alla radice. Se non si taglia la radice prima o poi rispunta. Anche perché militarmente da sempre (75 anni) si combatte con armi impari.

    Gli USA non sono un partner affidabile per la realizzazione della pace. Gli esiti elettorali interni sono fortemente determinati dalle lobby ebraiche. Forse l’Unione Europea potrebbe giocare un ruolo più importante. Non bisogna disdegnare l’aiuto che in tal senso potrebbe arrivare dalla Cina.

    Per sradicare il terrorismo va favorita in ogni modo una politica di giustizia sociale, accompagnata dalla necessaria opera di mediazione nella riparazione morale in ambo le parti. Se bombe vanno lanciate, siano bombe di grano su gente misera e affamata, bombe d’acqua su chi non ha acquedotti, bombe di medicine, su chi non ha né farmacie né ospedali …

    La “scodella umanitaria” sfama sul momento, ma alla lunga genera sdegno e rivolta.

    Foto di apertura di hosny salah da Pixabay

    bambini e la guerra guerra Israele Medio Oriente Palestina
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