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    Home»Anime libere»Se solo i nostri occhi vedessero le anime invece dei corpi, quanto sarebbe diversa la nostra idea di bellezza: tra passato e presente, le donne eterne di Frida Kahlo e i contemporanei corpi di donna di Federica Spaziani
    Anime libere

    Se solo i nostri occhi vedessero le anime invece dei corpi, quanto sarebbe diversa la nostra idea di bellezza: tra passato e presente, le donne eterne di Frida Kahlo e i contemporanei corpi di donna di Federica Spaziani

    Consuelo QuattrocchiDi Consuelo QuattrocchiLuglio 20, 202415 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Luglio è un mese molto significativo per l’arte, è il mese che ha visto nascere e morire un’icona come Frida Khalo.

    Su centroquarantatre opere cinquantacinque sono autoritratti: “Dipingo me stessa perché sono ciò che conosco meglio”. Così Frida giustificava l’opulenta riproduzione della sua immagine.

    Chissà se avesse la percezione e la consapevolezza di come mettendo su tela la sua vita fatta di gioie, dolori, sconfitte, malattie e delusioni dipingesse in realtà i mondi interiori di tantissime donne.

    Probabilmente a renderla eterna è stato il suo talento di essere vera: “Pensavano che fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni” e con buone probabilità la realtà riesce meglio dei sogni a creare un nesso e un senso di appartenenza e comunione con altri esseri umani ed è capace attraverso fili invisibili di attraversare il tempo e lo spazio.

    Numerosi articoli sono tornati a celebrarla in questi giorni e quindi trovare un modo originale di farlo non è stato semplice, tuttavia, pensare a cosa potesse rendere felice una pittrice che ha rappresentato in modo così straordinario la condizione femminile ha aiutato la produzione di questo articolo.

    Conoscere magari un’artista contemporanea che dipinge donne potrebbe essere un buon modo per guardare il presente attraverso il passato ed è così che celebrando Frida Khalo si inaugura il presente con Federica Spaziani.

    Federica nasce a Velletri (Roma) in una famiglia semplice e umile che fa crescere lei, sua sorella e suo fratello in un contesto sereno e di sani principi.

    È una bambina introversa, silenziosa e solitaria. Spesso le capita di chiudersi in un mondo tutto suo e di sognare. Di quei sogni l’arte è sempre stato quello chiuso nel cassetto.

    Un giorno il destino ha cercato di risvegliare quel sogno facendo trovare a Federica in un cassonetto della spazzatura una tela bianca. Presa e custodita gelosamente per anni, quella, sarà la prima tela che Federica dipingerà.

    Il 2020 l’anno della pandemia è stato per Federica un anno di svolta. Riavvicinatasi a se stessa a causa di una disponibilità maggiore di tempo ha sentito riemergere forte il desiderio di quel sogno accarezzandolo prima fino a toccarlo concretamente dopo. Ha iniziato il suo cammino con la riproduzione di paesaggi e poi, dopo corsi e studi, è giunta ad una sua identità artistica più centrata  e matura ovvero quella figurativa.

    Protagonista assoluta dei suoi dipinti è la Donna declinata in tutte le sue complessità, in tutte le meravigliose emozioni che caratterizzano la sua natura fragile e forte al tempo stesso.

    La tecnica è a olio prevalentemente nei colori del bianco e del nero scelta compiuta dall’artista affinché il suo messaggio arrivi pulito e netto senza fraintendimenti.

    Federica dice di essere affascinata dai contrasti netti intesi sia su base cromatica che emotiva cosa che emerge con enorme chiarezza anche ad uno sguardo superficiale delle sue opere che come tiene a precisare: “esprimono il suo mondo interiore, le sue emozioni, i suoi pensieri e le sue esperienze di vita” insieme ad una libertà che ella dice “donarle solo l’arte”.

    Una libertà che le sue opere sono in grado di trasmettere abbattendo numerose barriere come quella del silenzio nei casi in cui invece sia opportuno denunciare, come quella della non accettazione del proprio corpo a causa dei modelli estetici imposti dal mondo o quella di mostrarsi agli altri per ciò che realmente si è solo per paura di uno sterile giudizio. Diceva Frida Khalo: “Amo il mio corpo nonostante le sue imperfezioni, perché è lì che risiede la mia unicità” ed è proprio grazie all’arte che Frida è riuscita ad amare le sue imperfezioni e a vedervi la bellezza.

    L’arte è in tutte le sue forme qualcosa di profondamente terapeutico capace di curare sia chi la produce che chi ne fruisce. Probabilmente non esiste modo migliore per insegnare le emozioni anche ai più piccoli senza guardare ed andare troppo lontano.

    Certamente queste due artiste così profondamente diverse l’una dall’altra non solo sul piano culturale ma anche esperenziale ci forniscono però una importante lezione: il luogo, il tempo, lo spazio non esistono quando ad essere narrata è l’imperitura condizione umana dopotutto: “Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno”.

    ***Dopo il successo di: “Le ali della Pittura” e “Scatti su tela” Federica Spaziani espone attualmente le sue opere presso la Chiesa sconsacrata di S. Francesco sita in Velletri nell’ambito dell’iniziativa “Costruttori di futuro” promossa dall’Associazione Calliope. ***

    Autore

    • Consuelo Quattrocchi
      Consuelo Quattrocchi
    Associazione Calliope Federica Spaziani Frida Khalo
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