
Il sedici marzo 1978 le brigate rosse rapirono l’onorevole Aldo Moro, professore universitario di Filosofia del Diritto e presidente della Democrazia Cristiana.
È uno degli avvenimenti, nella vita di ognuno di noi, di cui anche dopo molti anni si ha piena memoria e ciascuno ricorda che cosa faceva quando ha appreso le prime notizie di quell’evento tragico che ha troncato la vita di cinque giovani Servitori dello Stato!
Con il rapimento e nei successivi cinquantacinque giorni del sequestro tutti abbiamo perso molto circa il futuro del nostro Paese.
Con Moro finisce l’epoca della politica di mediazione e di costruzione della migliore soluzione possibile per i cittadini. Dal momento stesso del cruento rapimento viene meno la capacità di operare il ragionamento politico basato su tesi, antitesi e sintesi.
Ecco, dopo Moro è’mancata la capacità della politica di cercare la”convergenza”, nell’interesse di Tutti!
Già al momento dí valutare una eventuale trattativa per il rilascio si sono visti i primi “muro contro muro”, tra chi auspicava la ricerca di un dialogo e chi seguiva la via della “fermezza“.
Tale mancanza di dialogo ha portato, nel decennio successivo, alla sparizione dei partiti tradizionali ed all’ avvento dei partiti personali, che non mediano al loro interno, perché appiattiti sulla sola figura del leader, con un evidente debito di democrazia interna.
Dal rapimento di Moro è stato sottratto, a tutti gli italiani, il ruolo vero della politica, come arte del possibile, cui giungere anche attraverso snervanti mediazioni, sostituendo il valore del dialogo tra i partiti con il becero partissimo da curve di uno stadio.
Avverso i tragici eventi del marzo e del maggio 1978 l’intera popolazione italiana avrebbe dovuto costituirsi”parte civile”perché ad essa è stato sottratto il vero valore della politica!


