Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    I giornalisti che scioperano e la politica assopita

    Aprile 20, 2026

    L’Euro Digitale nel tuo portafoglio: La tabella di marcia ufficiale 2026-2029

    Aprile 20, 2026

    La Pasqua, vicina e lontana

    Aprile 20, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    21 Aprile 2026 - martedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Voci da Kyiv (Kiev)»La sfida del secolo: l’Unione Sovietica contro il Natale
    Voci da Kyiv (Kiev)

    La sfida del secolo: l’Unione Sovietica contro il Natale

    Tania GryfDi Tania GryfDicembre 20, 20253 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    La mattina del 6 dicembre, i bambini ucraini guardano subito sotto il cuscino alla ricerca di un regalo. È il giorno di San Nicola, patrono dei bambini, dei viaggiatori e dei marinai. Ma non è sempre stato così. Durante la mia infanzia, nell’epoca sovietica, i regali ai bambini venivano portati da Nonno Gelo insieme alla sua nipote Nevica. E lo facevano durante le recite di Capodanno. Il giorno di San Nicola (allora si festeggiava ancora il 19 dicembre) mia madre mi metteva di nascosto sotto il cuscino un sacchetto di caramelle, ma senza spiegarmi il perché.

    Solo da adulta ho scoperto che San Nicola era uno dei santi più venerati e che aveva molti “parenti” in diversi Paesi europei con i nomi simili: Miklas, Nikolo, Nikolao, Santa Clos, Nikolaus e il più famoso Santa Claus. La tradizione di regalare dolciumi ai bambini in questo giorno esiste anche in Italia, ho avuto modo di osservare questa usanza nella regione della Valle d’Aosta, ma è probabile che esista anche in altre zone, dato che le reliquie di questo santo si trovano proprio in Italia, nella città di Bari.

    Francobollo postale dell’Ucraina, 2002
    Francobollo postale dell’Ucraina, 2002

    Se si trattasse solo della sostituzione di San Nicola con Babbo Natale nell’epoca sovietica, non ci sarebbe nulla da dire. Ma in realtà la questione era molto più complessa. Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, i nuovi governanti si resero conto di avere a che fare con una popolazione profondamente religiosa. Questo a loro non andava affatto bene, non avevano alcuna intenzione di dividere il potere con la Chiesa. Pertanto, decisero di distruggere quest’ultima. Le chiese furono chiuse, i sacerdoti imprigionati, esiliati o costretti a servire il nuovo regime, oppure fisicamente eliminati; i dogmi religiosi furono ridicolizzati e proibiti. Tuttavia, questo non servì a molto. La gente continuava a seguire i riti religiosi in segreto. Fu quindi presa una decisione molto astuta: se non era possibile distruggere la tradizione, bisognava sostituirla con un’altra, molto simile, ma diversa nella sua natura.

     

    Icona nella Basilica di San Nicola, Bari
    Icona nella Basilica di San Nicola, Bari

    In primo luogo, è stato abolito il giorno festivo di Natale. Ciò è stato favorito dalla confusione sulle date delle celebrazioni. All’epoca, l’Ucraina, insieme ad alcune altre chiese ortodosse, celebrava il Natale il 7 gennaio. Tutto è dovuto a un anacronismo storico. Nel Medioevo, infatti, si scoprì che il calendario giuliano presentava delle imprecisioni che spostavano tutte le date di anno in anno. Si decise quindi di aggiornarlo, introducendo il calendario gregoriano. Tuttavia, la Chiesa ortodossa decise di non aderire a tale aggiornamento e la data del Natale continuò a spostarsi. Cento anni fa, dopo la rivoluzione bolscevica, la differenza aveva già raggiunto i 13 giorni. In quel periodo fu proclamata la Repubblica Popolare Ucraina, che decise di festeggiare il Natale insieme alla maggior parte delle chiese cristiane, il 25 dicembre. Tuttavia, con la sconfitta della Repubblica Popolare Ucraina, la Chiesa fu costretta a tornare alle vecchie regole. Ai bolscevichi andava bene il Natale fosse celebrato secondo il vecchio stile. Nella vita pubblica si utilizzava il calendario gregoriano, mentre la Chiesa seguiva quello giuliano. Di conseguenza, il Natale cadeva dopo Capodanno ed era un normale giorno lavorativo.

    Ma il Natale continuava a esistere. Le persone, soprattutto quelle che lavoravano nel settore pubblico, iniziarono a condurre una doppia vita: sul lavoro si comportavano come convinti atei, ma a casa addobbavano l’albero di Natale e preparavano i tradizionali piatti natalizi. I contadini, che non temevano di perdere il posto di lavoro, ignoravano completamente i capricci del potere e continuavano a cantare i canti natalizi, a preparare il presepe, l’albero di Natale e tutto il resto.

    Pertanto, nel 1928, con un decreto speciale fu vietata la celebrazione del Natale e iniziarono le persecuzioni e le derisioni delle usanze e degli attributi natalizi. L’albero di Natale fu inizialmente proibito, ma poi fu reintrodotto, sebbene solo come albero di Capodanno. La stella di Natale, tradizionalmente ottagonale in Ucraina, fu sostituita da una stella a cinque punte di matrice bolscevica. Il posto di San Nicola fu preso da Nonno Gelo e dalla Nevica. Nei canti natalizi le parole che glorificavano Dio e il Natale, furono sostituite da quelle che esaltavano il partito e la vita felice che esso aveva portato al popolo. Ma neanche questo funzionò del tutto.

    Scultura di Ded Moroz (Nonno Gelo). Russia, Vologda, 2010

    Il canto natalizio e il presepe vivente divennero un atto di silenziosa ribellione contro il regime sovietico. Gli attivisti popolari cercavano con tutte le loro forze di preservare le tradizioni ucraine. Raccoglievano antichi canti natalizi e sostenevano le usanze popolari. Fu allora che iniziò la persecuzione aperta di chi continuava a impegnarsi in queste attività. L’episodio di repressione più noto fu l’arresto dei cantori natalizi a Kiev e Leopoli il 12 gennaio 1972. Tra gli arrestati c’erano giovani intellettuali, come il poeta Vasyl Stus, il critico letterario Ivan Svitlychny, il pubblicista Vyacheslav Chornovil, la poetessa Iryna Stasiv-Kalynec, l’artista Stefania Shabatura e il filosofo Yevhen Sverstiuk. Ma questi non erano casi isolati. In tutto il Paese, durante le festività natalizie, la polizia locale e gli insegnanti dovevano pattugliare le strade per registrare i nomi dei cantori. Nei giorni successivi, gli adulti subirono le conseguenze sul posto di lavoro, mentre i bambini venivano umiliati davanti ai loro compagni di scuola.

    Spesso mi ricordo l’infanzia, quando insieme agli amici ci travestivamo in modo irriconoscibile e andavamo a cantare i canti natalizi, sfuggendo ogni volta all’occhio vigile degli insegnanti, costretti a trascorrere l’intera serata festiva alla ricerca degli alunni disobbedienti. Ci consideravamo così astuti e sfuggenti! Solo molti anni dopo ho cominciato a capire che la nostra astuzia era aiutata soprattutto dal silenzioso sabotaggio da parte degli insegnanti, che “non vedevano” e, se anche vedevano, “non riconoscevano” i loro ostinati disobbedienti alunni. Spero sinceramente che in Ucraina non torni mai più un potere che imponga quali canzoni e quali tradizioni conservare e quali abbandonare per sempre. Perché il Natale esiste anche adesso, in tempo di guerra. E dov’è finita quell’Unione Sovietica che cercava di distruggerlo?

    Cantori natalizi a Leopoli
    Cantori natalizi a Leopoli

    Per concludere questo racconto, vorrei proporvi la mia traduzione di uno dei più bei canti natalizi, che in epoca sovietica fu trasformato in canto di Capodanno. Non è difficile, provate a cantarla anche voi!

    Per avere la versione sovietica basta sostituire la prima strofa: «Buona sera a tutti in questa famiglia/ canta la gioia nostra terra amata/ l’anno nuovo ora è nato!».  In tutte le altre strofe sostituiamo “il figlio di Dio” con “l’anno nuovo” e buttiamo via le tre strofe in cui si parla di feste religiose… et voilà! Un perfetto canto di Capodanno!

    Buona Santa Vigilia a questa famiglia!

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

    Cena apparecchiate con le tele pregiate

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

     

    Poi mettete i pani dei migliori grani

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

    Arriveranno presto tre solenni feste

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

    La prima delle feste è il Santo Natale

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

    La seconda festa è il giorno di San Vasylia

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

    La terza grande festa è il Battesimo dell’acqua

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

    Insieme a noi festeggia tutta la famiglia

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

    Tutta la famiglia, intera Ucraina!

    Canta la gioia nostra terra amata

    Figlio di Dio ora è nato!

    Potete ascoltare questo canto natalizio nella versione originale eseguito dal famoso ensemble maschile ucraino “Pikkardiiska Tertsiya” al seguente link:

    https://youtu.be/SwrNRsce1XQ?si=Q_rnoV2mtVfY9KhT

    Autore

    • Tania Gryf
      Tania Gryf
    albero di Natale ateismo di Stato calendario giuliano calendario gregoriano canti natalizi Capodanno Ded Moroz dissidenza ucraina identità culturale Kiev Leopoli memoria storica Natale Nevica Nonno Gelo presepe propaganda sovietica religione e politica repressione San Nicola Snegurochka tradizioni popolari Ucraina Unione Sovietica Vasyl Stus Vyacheslav Chornovil
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    La Pasqua, vicina e lontana

    Aprile 20, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    La guerra lunga

    Marzo 19, 2026
    Lascia un commento Cancella risposta

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026166

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022121

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 202663

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 202660
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Società
    Tempo lettura 3 min.

    I giornalisti che scioperano e la politica assopita

    Di Nunzio IngiustoAprile 20, 202632

    Tre scioperi in pochi giorni. I giornalisti italiani hanno scioperato per tre giorni in meno…

    L’Euro Digitale nel tuo portafoglio: La tabella di marcia ufficiale 2026-2029

    Aprile 20, 2026

    La Pasqua, vicina e lontana

    Aprile 20, 2026

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    I giornalisti che scioperano e la politica assopita

    Aprile 20, 2026

    L’Euro Digitale nel tuo portafoglio: La tabella di marcia ufficiale 2026-2029

    Aprile 20, 2026

    La Pasqua, vicina e lontana

    Aprile 20, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?