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    Home»Voci da Kyiv (Kiev)»Perché oggi i negoziati con la Russia sono privi di prospettive e perché l’Ucraina non può ottenere reali garanzie di sicurezza nelle attuali condizioni
    Voci da Kyiv (Kiev)

    Perché oggi i negoziati con la Russia sono privi di prospettive e perché l’Ucraina non può ottenere reali garanzie di sicurezza nelle attuali condizioni

    Ihor TodorovDi Ihor TodorovGennaio 19, 20260 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Kyiv
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    14 gennaio 2026; fuori dalla finestra, a Kyiv, oggi ci sono –15 °C. Dopo gli ultimi due massicci attacchi russi, nella maggior parte dei quartieri della capitale la popolazione è rimasta senza elettricità, acqua e riscaldamento. Anche altre città ucraine sono da settimane senza corrente e riscaldamento. Nel frattempo è in corso un processo di cosiddetti “negoziati di pace” con la Federazione Russa.

    Abbiamo già scritto più volte che tali negoziati rappresentano un’utopia [si veda, ad esempio: https://tuttieuropaventitrenta.eu/2025/06/20/i-negoziati-e-gli-accordi-con-i-russi-sono-privi-di-senso/ ], e oggi vogliamo ancora una volta ricordare, in forma schematica, perché ciò sia così.

    Iryna Medved

    Anzitutto, è fondamentale comprendere che la Russia non riconosce nemmeno il fatto stesso della soggettività dell’Ucraina. Nelle dottrine politiche e strategiche della Federazione Russa è sempre esistito un approccio consolidato: l’Ucraina non è considerata uno Stato separato e paritario, ma deve appartenere alla “sfera di influenza russa”, approccio che si è progressivamente trasformato in una vera e propria negazione dell’Ucraina come Stato. Ciò significa che per la Federazione Russa qualsiasi negoziato non è uno strumento di pace, bensì uno strumento per il ripristino del controllo.

    La Russia non ha rinunciato agli obiettivi della guerra. Le dichiarazioni ufficiali della leadership russa confermano regolarmente l’immutabilità dei suoi obiettivi strategici: l’instaurazione di un controllo politico sull’Ucraina; l’imposizione della cosiddetta “demilitarizzazione” e “denazificazione”; il mantenimento e l’espansione dei territori occupati; l’interruzione dell’integrazione euro-atlantica di Kyiv. In tali condizioni, i negoziati si trasformano in un tentativo di consolidare quanto conquistato, di riorganizzarsi e preparare una nuova fase dell’aggressione, oppure di ottenere immediatamente la capitolazione dell’Ucraina.

    La Russia non rispetta gli impegni assunti. L’esperienza storica dimostra il sistematico rifiuto della Federazione Russa di adempiere agli accordi internazionali: il Memorandum di Budapest; gli Accordi di Minsk; i numerosi cessate il fuoco; il Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio e corto (INF), e altri ancora. Inoltre, nella Costituzione della Federazione Russa, già dal 2020, è stato di fatto sancito il primato del diritto interno su quello internazionale. È impossibile condurre negoziati efficaci con uno Stato che viola apertamente qualsiasi accordo ogni volta che ciò gli risulta conveniente.

    I negoziati sono parte integrante della strategia di guerra russa. Per la Federazione Russa, le pause e le cosiddette “iniziative di pace” rappresentano: la possibilità di riarmarsi; di stabilizzare il fronte; di ridurre la pressione delle sanzioni; di dividere il sostegno all’Ucraina tra i partner; di promuovere la narrazione secondo cui “la guerra continua a causa del rifiuto di Kyiv di fare la pace”.

    Pertanto, i cosiddetti “negoziati” non costituiscono un percorso verso la fine della guerra, ma soltanto uno strumento per la sua prosecuzione.

    Le garanzie di sicurezza: un problema irrisolto

    Nel corso dei negoziati dell’Ucraina con i partner americani ed europei, il tema delle garanzie di sicurezza è estremamente sensibile. Periodicamente si sente parlare di presunti progressi significativi in questa direzione. Tuttavia, una valutazione realistica dimostra che l’Ucraina non può ottenere vere garanzie di sicurezza nelle attuali condizioni.

    Nessun meccanismo di sicurezza internazionale ha mai previsto una risposta efficace all’aggressione di uno Stato dotato di armi nucleari che viola apertamente il diritto internazionale. Le garanzie che non siano accompagnate da una reale deterrenza militare sono una finzione.

    La Russia non riconosce alcuna “linea rossa”. Qualsiasi modello di garanzie presuppone che l’aggressore reagisca ai segnali di deterrenza. La Federazione Russa, invece, dimostra sistematicamente di essere pronta all’escalation qualora ciò le procuri un vantaggio politico. A ciò si aggiunge un ricatto nucleare sistematico.

    Questo rende garanzie del tipo “obbligo di difesa” estremamente rischiose e, di fatto, inaccettabili per i cosiddetti “garanti”.

    La sicurezza dell’Ucraina dipende dalla sua adesione alla NATO. Ad oggi, almeno sul piano formale, solo l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico rappresenta un meccanismo realmente funzionante di difesa collettiva.

    Qualsiasi “analogo della NATO”, “garanzie da parte di singoli Stati” o “presenza rafforzata” è più debole rispetto all’inclusione diretta nel sistema euro-atlantico. Per l’Ucraina, le uniche garanzie reali sono l’adesione alla NATO; il dispiegamento sul territorio ucraino di elementi dei sistemi di deterrenza; strutture di difesa congiunte e l’integrazione del complesso militare-industriale. Tutto il resto sono dichiarazioni politiche temporanee.

    La Russia non è pronta a compromessi

    La Russia non riconosce la propria responsabilità e non è pronta ad alcun compromesso. Garanzie di sicurezza reali per l’Ucraina sarebbero possibili solo se la Federazione Russa: rinunciasse all’obiettivo di distruggere l’Ucraina e l’identità ucraina; riconoscesse i confini dell’Ucraina del 1991; accettasse il suo diritto alle alleanze. Tuttavia, tutto ciò, allo stato attuale, resta al di fuori della realtà.

    Conclusione

    Ogni avanzamento nel percorso dei negoziati di pace spinge la Federazione Russa verso una nuova escalation: essa inventa sempre nuovi pretesti, come il recente e mitico “attacco alla residenza di Putin” e continua a dimostrare un’aperta indifferenza nei confronti delle iniziative del leader americano.

    Pertanto, l’attuale “processo negoziale” con la Russia è privo di prospettive, perché: la Federazione Russa non ha rinunciato agli obiettivi della guerra; non riconosce la soggettività dell’Ucraina; viola sistematicamente gli obblighi internazionali; utilizza i negoziati esclusivamente come strumento di pausa e di riorganizzazione. Le reali garanzie di sicurezza per l’Ucraina oggi sono impossibili, poiché la Federazione Russa non è pronta ai compromessi che renderebbero tali garanzie effettivamente sostenibili.

    I negoziati di pace e le garanzie di sicurezza potranno diventare una realtà solo dopo una sconfitta strategica della Russia e un cambiamento delle condizioni, in cui essa sarà costretta a riconoscere le regole internazionali.

    Autore

    • Ihor Todorov
      Ihor Todorov

      Dottore in Scienze Storiche, professore, esperto nel campo delle relazioni internazionali.
      Nato il 3 luglio 1959. Per molti anni ha vissuto, studiato e lavorato a Donec’k (Ucraina orientale). Nel 2007 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca con una dissertazione intitolata “L’integrazione europea ed euro-atlantica dell’Ucraina”. Fino al 2014 è stato professore presso l’Università Nazionale di Donec’k.
      Dopo l’invasione russa del Donbas e l’occupazione della sua città natale, è stato costretto a trasferirsi a Užhorod (Ucraina occidentale). Dal 2014 fino a oggi lavora come professore presso l’Università Nazionale di Užhorod, presso il Dipartimento di Studi Internazionali e Comunicazioni Sociali. È inoltre direttore del Centro per la Sicurezza Internazionale e l’Integrazione Euro-Atlantica.
      Accademico dell’Accademia Ucraina delle Scienze Politico-Giuridiche, membro dell’Associazione Ucraina di Politica Estera.
      Autore di oltre 640 pubblicazioni scientifiche e didattiche, tra cui più di 40 monografie e manuali destinati all’istruzione universitaria e secondaria.

      Sposato da oltre 46 anni, padre di due figlie. Appassionato di musica; la figlia minore è cantante lirica e pianista.

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