Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Ucraina e il futuro dell’Europa nell’era delle guerre ibride

    Maggio 12, 2026

    Una Schengen per la difesa europea

    Maggio 12, 2026

    La Remigrazione e l’ignoranza

    Maggio 12, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    12 Maggio 2026 - martedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Europa»Nonostante la guerra
    Europa

    Nonostante la guerra

    Svitlana GalychDi Svitlana GalychMaggio 12, 20260 VisualizzazioniTempo lettura 8 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    In questi giorni di maggio non si vorrebbe affatto parlare della guerra. Tuttavia noi ucraini siamo purtroppo costretti a ricordare continuamente al mondo libero quelle minacce che non solo non scompaiono se vengono ignorate, ma che anzi si aggravano di giorno in giorno.

    Recentemente, il 14 aprile 2026, la Duma di Stato della Federazione Russa ha approvato un disegno di legge che prevede la possibilità di utilizzare l’esercito russo in Stati stranieri. Vladimir Putin otterrà il diritto di inviare truppe in altri Paesi appellandosi alla “protezione dei cittadini russi” in caso di arresto o persecuzione all’estero. Di fatto, questo documento amplia le basi per un intervento militare, creando una pseudo base “legale” per l’ingerenza armata in altri Stati.

    Gli ucraini conoscono bene come finiscono i nobili intenti della leadership russa di “proteggere” i propri connazionali, a differenza degli europei che non comprendono ancora fino in fondo il pericolo. Gli ucraini sperimentano ogni giorno sulla propria pelle le conseguenze di queste false giustificazioni di una brutale aggressione. E, allo stesso tempo, gli ucraini rifiutano di essere vittime passive e prive di volontà. Militari e civili dimostrano ogni giorno di essere pronti a compiere una propria scelta e, persino in condizioni di forze e risorse impari, scelgono la resistenza e la lotta. Cercano inoltre di non perdere il gusto della vita. Nonostante la guerra, trovano motivi di gioia e soddisfazione.

    Questo articolo è un semplice promemoria, espresso con parole semplici, di ciò che sta accadendo nel cuore dell’Europa, in un Paese moderno e civile del XXI secolo. L’autrice dell’articolo, medico e professoressa di Odesa, nei primi giorni della guerra si è arruolata volontariamente al fronte e per diversi anni ha lavorato come chirurgo militare. Oggi è tornata nella sua Odesa natale, al suo lavoro di insegnamento e alla pratica di medico ostetrico-ginecologo. Da civile, descrive la quotidianità della sua città, che fino a poco tempo fa era considerata la città dell’umorismo, della spensieratezza e dell’aria di mare. Il materiale fotografico di un noto fotografo di Odesa, che documenta tutto fin dall’inizio dell’invasione russa, aiuterà inoltre il lettore a percepire la vera atmosfera della vita in città.

    Iryna Medved

    NONOSTANTE LA GUERRA…

    Di Svitlana Galych

    Tetto del reparto maternità dopo un attacco notturno della Federazione Russa. Odesa, marzo 2026. Foto di Svitlana Galych
    Tetto del reparto maternità dopo un attacco notturno della Federazione Russa. Odesa, marzo 2026. Foto di Svitlana Galych

    Il cielo azzurro dell’Ucraina di giorno e il nero cielo stellato di notte vengono continuamente squarciati dalle esplosioni, dal volo dei droni nemici carichi di morte, dai suoni della difesa aerea ucraina.

    Le pareti delle case tremano, i vetri vanno in frantumi, scoppiano incendi.

    Notti insonni nei rifugi. Le lezioni nelle scuole e nelle università interrotte dagli allarmi aerei: questa è la realtà del nostro presente.

    Odesa[1] è una città dallo spirito libero e dall’umorismo inconfondibile. Una città che non dorme di notte. Una città che vive sotto il rumore delle esplosioni.

    Sempre più abitanti di Odesa hanno amici o colleghi che hanno perso la propria casa.

    E qualcuno ha perso la vita.

    Per una persona che non vive in Ucraina è difficile immaginarlo.

    Fino a ieri avevi tutto: una casa, un’auto, una famiglia.

    E oggi niente.

    Edificio residenziale, Odesa, aprile 2026. Foto di Boris Bukhman
    Edificio residenziale, Odesa, aprile 2026. Foto di Boris Bukhman

    Tutto questo perché qualche creatura invasata ha deciso di distruggerci. E altre creature dello stesso tipo, accanto a lui, eseguono diligentemente quell’ordine mortale.

    Noi non siamo militari. Siamo civili.

    Con le nostre preoccupazioni, le nostre paure, le nostre gioie. Persone uguali a quelle di qualsiasi altro Paese del mondo.

    Ma c’è un “ma”: noi abbiamo un nemico che ci sta annientando.

    I nostri uomini e molte donne combattono lì, al fronte.

    Qui ci siamo noi. Senza armi.

    Ed è proprio qui che arrivano i missili.

    Perché?

    Se non siamo combattenti, perché ci uccidono?

    La risposta è terribile nella sua semplicità:

    perché non dobbiamo esistere.

    Che cos’è questo, se non un genocidio?

    Un genocidio nel XXI secolo, nel cuore dell’Europa.

    In città le bandiere vengono abbassate sempre più spesso.

    I giorni di lutto sono diventati un’abitudine.

    Nonostante tutto questo, Odesa vive.

    A Odesa nascono bambini.

    Durante gli allarmi aerei le donne incinte, le partorienti e le puerpere vengono portate nei rifugi, insieme ai bambini che devono ancora nascere, insieme ai neonati.

    Così i piccoli abitanti di Odesa si abituano ai suoni della guerra fin dalle prime ore di vita.

    Reparto maternità n. 5 dopo l’impatto di un drone russo. Foto di Svitlana Galych
    Reparto maternità n. 5 dopo l’impatto di un drone russo. Foto di Svitlana Galych

    Odesa lavora. Ognuno al proprio posto, oppure a distanza.

    Odesa non rinuncia al suo status di città della cultura: canta, danza, scherza, crea. Nei luoghi della cultura — i teatri di Odesa, la Filarmonica — continuano concerti e spettacoli. Gli artisti regalano nuove esibizioni, concerti, installazioni. Tutto questo avviene con determinate limitazioni, con interruzioni durante i pericoli di attacchi missilistici, con spostamenti nei rifugi. Ma nonostante le esplosioni, la musica continua a risuonare! Abbiamo nuovamente ripreso i concerti del ciclo “Effetto Mozart”, durante i quali le donne incinte ascoltano la musica dei grandi compositori eseguita dagli artisti della Filarmonica di Odesa. È vero, lo fanno in un luogo sicuro: in un rifugio.

    Odesa ha il piacere della buona cucina. I locali e i ristoranti cercano, con i loro piatti raffinati, di alleviare il nostro stress cronico causato dalla guerra. È uno slogan non dichiarato, ma evidente: «Agli attacchi del nemico risponderemo con un delizioso foršmak[2]! Che ci invidino!».

    Marzo 2026, Odesa. Foto di Boris Bukhm
    Marzo 2026, Odesa. Foto di Boris Bukhm

    Odesa insegna.

    A volte i miei studenti si addormentano direttamente durante le lezioni.

    Non perché non siano interessati — hanno passato tutta la notte nel rifugio.

    Eppure al mattino vengono lo stesso.

    Oppure si collegano online, quando il corpo non riesce più a resistere.

    A volte venti minuti di sonno sono più forti di qualsiasi medicina.

    Odesa si gode la vita. Nei fine settimana sembra che tutta la città scenda verso il mare per respirare, guardare l’orizzonte, ricordare a sé stessa che la vita esiste.

    Il nemico non ha giorni di riposo.

    Ama bombardarci durante le festività. Soprattutto durante le feste religiose.

    «Noi siamo cristiani», dicono di sé. E benedicono le armi mortali che volano per ucciderci.

    Una religiosità strana — benedire ciò che uccide.

    Cattedrale della Trasfigurazione del Salvatore bombardata, Odesa, luglio 2023. Foto di Boris Bukhman
    Cattedrale della Trasfigurazione del Salvatore bombardata, Odesa, luglio 2023. Foto di Boris Bukhman

    Il nemico colpisce le infrastrutture energetiche. Per lasciarci senza elettricità. Questo inverno è stato il più difficile: molti di noi hanno dovuto restare a lungo senza luce e senza riscaldamento. Ma i nostri straordinari operatori dell’energia hanno lavorato giorno e notte, a turni continui, per ripristinare tutto, riportando luce e calore nelle nostre case. Oggi anche loro sono i nostri eroi nazionali, accanto ai militari delle Forze Armate ucraine.

    Quando veniamo in vacanza in Europa, lì possiamo rilassarci e riposarci dai continui attacchi del nemico. Solo che il nostro corpo reagisce inconsciamente ai suoni che ricordano i bombardamenti. Così, mentre ero da mia figlia a Barcellona, ogni volta trasalivo al rumore delle bottiglie di vetro che i cittadini responsabili gettavano nei contenitori della raccolta differenziata. Non c’è nulla da fare: è lo stress cronico della guerra.

    Odesa vive, lavora, fa nascere bambini, insegna, continua a svilupparsi culturalmente, si ciba con gusto. E dona. Dona per tutto ciò che ha bisogno di aiuto.

    Siamo grati a chiunque ci aiuti a resistere, per sopravvivere in questa guerra! A chi ci aiuta a vincere! A ogni Paese! A ogni governo! A ogni organizzazione! A ogni persona!

    Perché la verità è semplice:

    la guerra è qui. Da noi.

    Ma se noi cadiamo, si spingerà oltre.

    Mentre scrivo queste righe, fuori dalla mia finestra c’è un cielo azzurro, una giornata di sole e si sente chiaramente il canto degli uccelli. In questo momento nulla sembra guerra. L’esplosione primaverile della natura invita a riflettere sulla vita, a guardare la realtà con ottimismo.

    La vita quotidiana, profondamente sconvolta dalla guerra, continua. Continua in tutte le sue molteplici manifestazioni. Ma continua soltanto per coloro che non sono stati uccisi durante gli attacchi nemici.

    Fuori dalla finestra di nuovo esplosioni… L’ennesimo attacco del nemico contro una città civile. Il mio gatto, rannicchiato in una soffice palla di pelo, dorme accanto a me. Non reagisce alle esplosioni, perché non sono troppo vicine. I vetri delle finestre sono ancora intatti; si può dormire ancora un po’.

    Hotel distrutto a Odesa, maggio 2026. Foto di Boris Bukhman
    Hotel distrutto a Odesa, maggio 2026. Foto di Boris Bukhman

    Dèi tutti dell’universo, proteggete l’Ucraina!

    Popoli del mondo, sosteneteci, aiutateci a resistere!

    Perché la cosa più preziosa al mondo è la Vita! E non deve svolgersi sotto lo stivale dell’occupante!

    Grazie a chi ci protegge!

    Grazie a chi ci aiuta!

    [1] Odesa è il nome in ucraino, Odessa il nome in Russo

    [2] Piatto tradizionale della cultura ebraica, a base di aringa, mela, uova e formaggio fuso

    Autore

    • Svitlana Galych
      Svitlana Galych
    attacchi missilistici attualità internazionale bambini nati in guerra bombardamenti Boris Bukhman civili ucraini crisi energetica cultura ucraina diritto alla vita droni russi Effetto Mozart emergenza umanitaria Europa evidenza Filarmonica di Odesa forze armate ucraine genocidio guerra in Ucraina guerra nel cuore dell’Europa infrastrutture energetiche invasione russa Iryna Medved maternità Odesa Odesa Odessa reportage dall’Ucraina resistenza ucraina rifugi antiaerei Russia solidarietà internazionale sostegno all’Ucraina stress da guerra Svitlana Galych Ucraina vita sotto le bombe
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    L’Ucraina e il futuro dell’Europa nell’era delle guerre ibride

    Maggio 12, 2026

    Una Schengen per la difesa europea

    Maggio 12, 2026

    La Remigrazione e l’ignoranza

    Maggio 12, 2026
    Lascia un commento Cancella risposta

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026260

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026176

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026149

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022125
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Europa
    Tempo lettura 4 min.

    L’Ucraina e il futuro dell’Europa nell’era delle guerre ibride

    Di Rocco CangelosiMaggio 12, 20260

    C’è un punto, oggi, in cui si misura la solidità dell’Europa. Non è Bruxelles, né…

    Una Schengen per la difesa europea

    Maggio 12, 2026

    La Remigrazione e l’ignoranza

    Maggio 12, 2026

    Il pasticciaccio di Roma Capitale

    Maggio 12, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Ucraina e il futuro dell’Europa nell’era delle guerre ibride

    Maggio 12, 2026

    Una Schengen per la difesa europea

    Maggio 12, 2026

    La Remigrazione e l’ignoranza

    Maggio 12, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?