Il 12 giugno è entrato in vigore il patto sulla migrazione e l’asilo in tutti gli Stati dell’Ue. Il patto costituisce il nuovo quadro di riferimento normativo per le politiche migratorie e d’asilo, con recepimento immediato nel diritto interno dei paesi membri. In una fase storica che si annuncia a dir poco complicata per le crisi geopolitiche in atto e per le prossime scadenze elettorali, l’UE fornisce ai 27 membri, per la prima volta, una cornice comune e organica su una materia ad alta infiammabilità politica. Il fenomeno migratorio e il diritto d’asilo costituiscono, infatti, un terreno su cui destra e sinistra si presentano già agguerrite ed in armi in tutt’Europa. In Italia, Francia, Spagna, Polonia, dove si svolgeranno elezioni politiche nel 2027, il tema è più che scottante. Senza contare alcune scadenze di vertice a Bruxelles. Il prossimo anno potrebbe, dunque, ridisegnare gli equilibri del vecchio continente, misurando il successo non sulle proposte di maggiore integrazione in politica estera, della difesa, del bilancio comune, dell’autonomia energetica e geo strategica, dell’innovazione digitale e dell’IA, ma sul tema della gestione dei flussi migratori. In questo senso, le misure varate da un lato vanno contro la storia europea e dall’altro tolgono argomenti alle forze più xenofobe in un dibattito politico europeo che potrebbe essere monopolizzato dalla questione migratoria, invece di concentrarsi sul come affrontare le nuove sfide globali che rischiano di penalizzare ed emarginare il continente dei lumi.
Il patto sulla migrazione e l’asilo
Il patto, un corpus copioso di Regolamenti e Direttiva, presentati nel 2020, varati nel 2024, recepiti con grande ritardo e in assenza di un adeguato confronto parlamentare a livello nazionale, con il solito ricorso alla decretazione d’urgenza, affronta una questione complessa che impatta molteplici aspetti: etici, politici, sociali, economici, ideologici. Profili che costituiscono un terreno minato per un esame che voglia avvicinarsi alla difficile valutazione dell’ equilibrio. Il trilogo europeo, dopo un confronto lungo ed aspro, ha elaborato un articolato pacchetto normativo che si pone l’obiettivo di gestire i migranti in modo coordinato, con procedure uniformi, focalizzando gli interventi più sulla difesa delle frontiere esterne e le pratiche di rimpatrio che sull’ accoglienza e la solidarietà. Così, da quello sulla gestione dell’asilo e della migrazione, che apporta modifiche al sistema di Dublino, senza cambiare il principio primo degli obblighi che continueranno a ricadere sul paese di prima accoglienza. Il Regolamento pur introducendo elementi giuridici di solidarietà tra paesi membri, tutti da valutare, continua ad ignorare la volontà di destinazione del migrante, che resta dunque un prodotto/problema, e a considerare il paese di prima accoglienza non suolo europeo ma nazionale. Il patto, nei diversi provvedimenti, prevede procedure comuni: per il riconoscimento del diritto d’asilo, per le pratiche di rimpatrio, per i controlli alle frontiere esterne, per l’armonizzazione e l’interconnessione delle banche dati, per l’ Eurodac, che prevede oltre al tracciamento delle impronte anche dei dati biometrici, minori compresi, ai fini dei movimenti secondari, per i principi di riconoscimento dei rifugiati e dei loro diritti, per lo screening, per le deroghe in caso di eccezionalità, facendo salvi i diritti fondamentali. Infine, il Parlamento europeo ha approvato mercoledì 17 giugno il Regolamento sui rimpatri stabilendo la possibilità di trasferimento verso centri collocati in paesi terzi, seguendo quello che viene definito il modello Albania, oltre a regole più stringenti per la tutela della sicurezza, ribadendo il concetto di paesi sicuri. Un ulteriore passaggio che ne accentua il carattere securitario, che confina ai margini del provvedimento la tutela delle persone in difficoltà, dei perseguitati, dei minori.
Il patto nel dibattito europeo
In questo clima, e nel contesto degli attuali equilibri politici, il pacchetto di provvedimenti si presenta con una forte attenzione alla vigilanza e sicurezza delle frontiere esterne, alla regolamentazione del diritto d’asilo, con un flebile richiamo a diritti e solidarietà. A pochi giorni dal termine della visita di Leone XIV in terra di Spagna dove ha ricordato che “ La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione” e denunciato che “La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”, l’UE, nelle parole della Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, riconosce che “La migrazione è una sfida europea, a cui va trovata una soluzione europea: una soluzione efficace, equa e solida. È questo il risultato del patto sulla migrazione e l’asilo: frontiere esterne più sicure, solidarietà tra gli Stati membri e procedure di asilo e rimpatrio più efficienti. E per affrontare insieme le cause profonde della migrazione, continuiamo a rafforzare le nostre relazioni con i partner a livello globale.” ma sembra faticare ad incontrare la sintonia solidaristica, inclusiva, accogliente invocata dal Papa, anche se richiama l’equità e la necessità di affrontare le cause profonde dei processi migratori. Sulla stessa lunghezza d’onda del Pontefice si sono pronunciate diverse ONG https://migreurop.org/article3254.html?lang_article=it e organizzazioni del volontariato, diverse forze progressiste nello stesso Parlamento europeo. Molte organizzazioni esprimono “profonda preoccupazione per l’applicazione del nuovo sistema comune di asilo europeo. Più che una riforma volta a rafforzare la protezione internazionale, esso rappresenta il segno di un progressivo arretramento del diritto di asilo“, mentre altre parlano di conseguenze pericolose per la tutela dei diritti delle persone, anche se l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha salutato con favore il patto europeo in cui vede la “speranza per una migliore gestione della migrazione e sistemi di asilo più equi”. A livello parlamentare, a riprova dell’estrema complessa delicatezza del tema, il pacchetto è stato approvato a geometrie variabili. Le tre forze politiche europee maggiormente rappresentative, PPE, S&D e Renew hanno sostenuto il patto nella fase iniziale, approvato nella parte finale- con il regolamento rimpatri- da una maggioranza di centro destra, con il sostegno determinante del PPE.
Le polemiche scuotono la politica italiana ed europea
Da queste considerazioni è facile ricavare come la politica in Italia e in Europa sia ampiamente divisa. Le polemiche sull’immigrazione sono al centro di uno scontro aspro. In Italia le divisioni attraversano non solo gli schieramenti tradizionali ma li spaccano, a destra, con la nascita di nuovi movimenti politici, come Futuro Nazionale, in una rincorsa a posizioni sempre più estreme, dai respingimenti ai blocchi navali, con richiami autoritari; a sinistra con le divisioni sulla qualità dell’accoglienza e le modalità di vigilanza alle frontiere. In Germania l’AFD di Alice Weidel, partito di destra cresciuto alimentando scetticismo nei confronti dell’EU, coltivando il mito nazionalista, ha tra le sue principali offerte politiche il contrasto duro ai migranti e l’espulsione, costituendo una seria minaccia al futuro dell’Europa. In Francia, i nazionalisti del FN di Marine Le Pen e Jordan Bardella hanno come fulcro della loro proposta l’enfasi securitaria, la chiusura delle frontiere, il blocco dei flussi, la negazione dei servizi agli immigrati. In Spagna Vox di Santiago Abascal propone lo stesso pacchetto con qualche variante di espulsione immediata, giocando sulla paura e sulla difesa identitaria. In Polonia, il Governo centrista di Donald Tusk, incalzato da un forte vento sovranista e anti migratorio, ha ricentrato il profilo politico alzando la narrazione della difesa dei confini e sospendendo il diritto d’asilo sul fronte orientale. In questo clima di effervescente nazionalismo è facile intuire che le prossime scadenze politiche saranno un severo banco di prova per la tenuta del progetto federalista europeo.
L’Europa di fronte alla sua storia
Con questo Atto, tra i più rilevanti insieme al Green Deal e al Next Generation EU per l’integrazione europea, l’Unione ha aperto, dunque, un nuovo capitolo. Lo fa in parte ignorando la sua storia, quella dei tanti europei che hanno attraversato (e attraversano ancora) le frontiere e gli oceani in cerca di fortuna, per sfuggire a guerre e carestie, in cerca di futuro. Quella esperienza, così ampia e diffusa, è parte integrante della dimensione europea e del nostro panorama culturale, coscienza viva di generazioni cresciute nel mito dei nonni sbarcati nelle Americhe. L’America stessa, inebriata oggi dall’ideologia Maga, è il frutto della più gigantesca immigrazione. Quella storia ha alimentato i processi di progresso e costituisce il cardine delle sfide future delle nostre società. Ecco perché per la cultura europea sicurezza e solidarietà non sono antitetiche ma coesistono in un connubio indissolubile, coniugando certezza del diritto, accoglienza e cooperazione internazionale. Per l’EU, come per i paesi europei, il necessario governo del territorio e dei suoi confini non può essere risolto nella negazione dei diritti, nelle pratiche del lavoro nero, del caporalato, così diffuso e così nascosto, nelle campagne come nei capannoni nelle periferie delle città. Il governo di fenomeni così vasti, e così antichi, richiede strumenti intelligenti di gestione dei flussi, di programmi di accoglienza e inserimento perché non ci si può abituare alla tragedia dello sfruttamento e della negazione dei diritti. Ecco perché restiamo convinti che pure nella cornice europea stabilita dal patto è possibile per gli Stati membri, nella certezza di norme anche severe, costruire itinerari di accoglienza in linea con i valori cristiani, solidaristici e liberali che hanno ispirato e guidato la creazione dell’Europa unita.


