Affinché oltre settanta ambasciatori italiani in pensione — donne e uomini che hanno servito lo Stato con dedizione silenziosa, nella convinzione che la discrezione sia non soltanto una virtù, ma un dovere imprescindibile — giungano a rompere l’abituale riserbo e a prendere posizione con parole ferme e inequivocabili su una vicenda internazionale, deve essere accaduto qualcosa di straordinariamente grave. Qualcosa che scuote le coscienze, che incrina il muro della prudenza diplomatica, che rende impossibile il silenzio. È il segnale che la misura è colma, che la dignità e la giustizia reclamano voce, e che il richiamo morale prevale su ogni…
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