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    Home»Sanità»L’assistenza sanitaria sul territorio: la farmacia come punto di formazione multidimensionale
    Sanità

    L’assistenza sanitaria sul territorio: la farmacia come punto di formazione multidimensionale

    Francesca Romana D'AntuonoDi Francesca Romana D'AntuonoDicembre 10, 20200 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
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    La farmacia è il primo presidio quando si parla di assistenza sanitaria al territorio. È un luogo dove  tutti possono trovare un iniziale punto di contatto con una figura esperta in grado di risolvere  problemi o indirizzare correttamente il paziente. Ciò si è reso quanto mai evidente nel corso  dell’ultimo anno, durante il quale le farmaciste e i farmacisti sono stati in prima linea per  affiancare cittadini e sistema sanitario nella lotta alla pandemia di Covid-19. 

    Il farmacista è l’interfaccia in grado di indirizzare i pazienti, fornire chiarimenti circa le prescrizioni, i farmaci, gli esami – insomma è il facilitatore che consente la concretizzazione di tutto ciò che è appannaggio esclusivo del medico prescrivere. 

    La riflessione intorno alla assistenza sanitaria sul territorio, è oggi quanto mai attuale: 

    • La pandemia di Covid19 ha reso particolarmente evidente l’importanza di una adeguata  risposta del territorio allo scopo di non sovraccaricare il sistema e gli operatori degli  ospedali che per ragione fisiologiche ed economiche non possono moltiplicarsi all’infinito  in circostanze non emergenziali. L’isolamento domiciliare, il tracciamento dei contatti,  l’assistenza sanitaria di base, la distribuzione di mascherine e gel disinfettante, sono e  continuano ad essere strumenti indispensabili per calmierare l’accesso a ospedali e terapie  intensive. Anche una volta terminata la pandemia, la lezione imparata da questo “cigno  nero” (cfr Nassim Nichola Taleb) non potrà e non dovrà essere dimenticata. 
    • Il focus della ricerca e sviluppo, anche in campo
      Servizi innovativi di assistenza medica

      farmaceutico e medicale, si è spostato  negli ultimi decenni verso le nuove tecnologie. Dai farmaci digitali alla telemedicina, l’incontro tra settore “Tech” e settore Sanitario ha creato una serie di prodotti e servizi  dedicati ai medici e ai pazienti in diverse misure. Il risultato è strabiliante in tutto il mondo,  sia in termini di possibilità di accesso all’assistenza sanitaria, sia in termini di risparmio  economico. La tecnologia è dentro casa nostra, spesso ce la portiamo in borsa sotto forma  di smartphone; ma benchè la pandemia abbia accelerato l’adozione di queste soluzioni  anche in Italia, esse continuano a non esprimere pienamente il proprio potenziale,  talvolta per mancanza di alfabetizzazione digitale degli utenti e la scarsità di formazione  in tal senso. 

    • La farmacia come è oggi rappresenta il punto di arrivo per i prodotti dell’industria  farmaceutica/medicale, ma anche il punto in cui tali prodotti finiscono il proprio ciclo di  vita, con la possibilità di essere correttamente smaltiti, riciclati o riutilizzati. Il tema del  riciclo e riuso dei farmaci è di cruciale importanza in una economia che vuole  trasformarsi e mutare verso un modello di distribuzione delle risorse equo. Con questo si  intende sia la garanzia di strumenti essenziai alle persone economicamente meno avvantaggiate, sia l’inserimento dei rifiuti della farmacia nel circolo virtuoso dell’economia  verde.
    La farmacia e i suoi potenziali
    La farmacia e i suoi potenziali

    In considerazione di quanto sopra elencato (assistenza sul territorio, nuove tecnologie per la  salute, riciclo e riuso dei prodotti farma/biomed), riteniamo che la farmacia come presidio  contenga un potenziale non completamente espresso, del quale potrebbe beneficiare la  comunità intera. In particolare, la modalità attraverso la quale tale potenziale potrebbe  esprimersi, sembra felicemente sposarsi con l’esigenza di fornire un percorso di formazione e di  occupazione dei giovani NEET (persone non impegnate nello studio né nel lavoro né nella  formazione).  

     

    Le aree di intervento/impiego più interessanti sembrano poter essere quelle sostanziate nel  seguente elenco esemplificativo ma non esaustivo: 

    1. Nel campo dell’assistenza sul territorio si può pensare – ad esempio – a sistema di consegna  farmaci, monitoraggio farmaci scaduti, sorveglianza dell’armadietto sanitario delle persone  anziane. Alcuni di questi punti sono già fonte di interesse per alcuni giganti dell’industria, e  consentirebbero alle comunità di riallacciare legami umani con il territorio. Ai giovani  impiegati in questi sistemi, sarebbe consentito l’apprendimento di un mestiere ma anche – potenzialmente – la stimolazione di un potenziale creativo nell’ambito dell’ottimizzazione  processi, prima assistenza, customer care e lean management. 
    2. Nel campo delle nuove tecnologie i nativi digitali e in particolare la “generazione google” sembra avere un vantaggio intrinseco sia nella capacità di utilizzare tali strumenti, sia nella  velocità con i quali ne apprendono la logica. In questo senso, tali attori potrebbero essere  formati e poi impiegati in ruoli di facilitazione dell’ingresso delle tecnologie digitali nei  confronti della popolazione, facendo capo alla farmacia come garante della bontà e  impiegabilità dei sistemi, nonchè come punto di raccordo con il sistema sanitario.  
    3. In termini di gestione non solo dell’armadietto sanitario, ma anche di correttore  responsabile ciclo di vita dei farmaci. È urgente ottimizzare le risorse farmaceutiche sia in  favore dell’ambiente che di una più giusta distribuzione e ottimizzazione delle risorse  attraverso il corretto smaltimento e diminuzione degli sprechi legati agli stessi. L’istituzione  di figure dedicate a tale gestione consentirebbe da un lato di accrescere la coscienza  sociale su questi temi, e dall’altro di ottenere una misura concreta dell’impatto economia  di una gestione più responsabile a partire dal cittadino. 

    Per l’attuazione e lo sviluppo di tale progetto Venanzio Gizzi, Presidente di  ASSOFARM e dell’Unione Europea delle Farmacie Sociali, ha proposto di cercare un’interlocuzione diretta con il Governo al fine di sviluppare un progetto pilota  statale che, partendo dai Ministeri Competenti ( Ministero della Salute, Ministero  dell’Ambiente e Ministero delle Autonomie Regionali), assegnasse risorse alle  Farmacie Comunali per occuparsi, attraverso soggetti terzi adeguatamente  individuati, della formazione dei NEET e della loro professionalizzazione.  

    Tale progetto, avendo le caratteristiche di progetto pilota, potrebbe essere gestito  direttamente dallo Stato, eludendo il vincolo del regionalismo della Sanità  imposto dalla norma. Ovviamente dopo aver risolto il nodo della individuazione,  con procedura semplificata diretta, del soggetto attuatore unico o plurimo. 

    Tra l’altro l’interlocuzione con le Regioni permetterebbe anche di discutere di  talune proposte di legge che permetterebbero all’Italia di essere adeguatamente  al passo con gli altri Stati Europei, quale la proposta sullo sconfezionamento dei  farmaci. 

    A mero titolo esemplificativo in Francia è possibile che i farmacisti sconfezionino i  farmaci per preparare adeguato piano terapeutico settimanale ai pazienti. Le  medicine sconfezionate vengono gestite con un sistema “smart” collegato all’i-pad  che avverte il paziente nell’orario della somministrazione e permette loro di  assumerle al momento giusto. 

    In Italia tale progetto non è per ora attuabile perché le medicine non possono  essere sconfezionate. 

    Altre tematiche suscettibili, per il loro vasto impatto sociale, di diventare progetti  eligibili, sono: il recupero e riciclo dei farmaci non scaduti, lo smaltimento dei  farmaci scaduti, nonché (tematica affine ma non cumulabile, perché sottoposta a  specifica differente normativa) lo smaltimento dei materiali sanitari usati.
 

    Claudio Leone si è impegnato a cercare attraverso Francesco Boccia, Ministro delle  Autonomie Regionali, un incontro congiunto con Speranza, Ministro della Salute e  Costa, Ministro dell’Ambiente, al fine di discutere di quanto sopra esposto.

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    Francesca Romana D’Antuono, appartenente alla rete TUTTI, ha contribuito con questo suo  articolo all’evento “Rendersi doppiamente utili. Occupazione giovanile e obiettivi di sviluppo sostenibile” nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e organizzato in collaborazione conl’associazione “Tutti 2020”, il Consiglio Nazionale dei Giovani  e l’Università degli Studi di Padova.

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    TUTTI 2030 che in quell’occasione era TUTTI 2020, ha contribuito con vari interventi che potete trovare raggruppati al seguente link

     

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    Festival dello Sviluppo Sostenibile NEET sanità
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    Francesca Romana D'Antuono

    Sono figlia di una storica redattrice di TUTTI, da cui origina il progetto Tutti Europa 2030. Sono nata in Campania, cresciuta a Roma ma girovago per vocazione. Vivo a Berlino dove lavoro come product manager nel settore farmaceutico. Ho scritto e pubblicato racconti brevi su riviste letterarie, oltre a due romanzi foto-letterari (Song of Mourning e Song of Leaving – ed. Epoke). Tra il 2019 e il 2020 sono stata la coordinatrice cittadina di Volt Firenze, capitolo cittadino di Volt Europa, il primo partito paneuropeo. Oggi coordino il team Pubbliche Relazioni per conto di Volt Italia. Nel 2021 lancerò il mio podcast per parlare dei cambiamenti eccezionali della nostra epoca, dell’impatto che hanno avuto sulla nostra vita quotidiana, e del futuro che ci piacerebbe abitare.

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