Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    14 Aprile 2026 - martedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Culture»Poesia. D’inattendibili minorità
    Culture

    Poesia. D’inattendibili minorità

    Aldo GerbinoDi Aldo GerbinoMarzo 20, 20210 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Foto di andreas160578 da Pixabay
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Per grande che sia, nessuno può coprire la terra.

    [‘Poemetto sumero’, XXI sec. a.C.]

    TUTTIeuropaventitrenta – Endecasillabo

    Il “dire poesia”, – annotavamo a margine d’una precisa richiesta delle edizioni «Prova d’Autore», – non può acriticamente accogliere il dominio del profondo in opposizione all’idea di superficie intesa – in modo erroneo – minoritaria. Nella commossa pagina di Filippo de Pisis indirizzata al “Farfallino” si narra dell’occhio del Marchesino pittore (occhio di poeta, occhio di pittore) fisso sulla «superficie chiara del tavolo su un punto nero» che «non era un punto, una scheggia, un filo attorcigliato», piuttosto «un farfallino, un “micro lepidottero”». Ristrettissima superficie in cui s’agitano «aluccie nere ravvolte come in un ventaglio chiuso» e «verso l’estremità un anellino bianco e poi come fosser davvero strette da un elastico, le aluccie si aprivano un po’ in due punte, in due minuscole code»; poi «davanti il capino e i filamenti delle zampe appena visibili e delle corna, le antenne, lunghe con una graziosa ondulazione.»

    Foto di andreas160578 da Pixabay

    Sono parole che dicono, di là dall’apparente patina descrittiva, come la poesia navighi, reversibilmente, dalla pagina alla lastra geografica, estendendola e penetrandola orizzontalmente, quasi un rizoma, fino ad entrare nella macchina delle esistenze, cioè nella vita e nelle cose che sono – ricordando Adelchi Baratono – esse stesse ‘esistenza’. Ci sembra impossibile non rivolgere attenzione ai segni turbinanti su tale lastra in cui la parola agisce e da cui coglie nutrimento rendendo tangibili le varie forme della conoscenza, per essere (espungendo dalla varietà dei sub-sensi) altresì phármakon. È la sua voce, voce laringea e di pensiero, che si spinge nel vento leggero del dire poetico, che trascina il respiro e l’intima creta della sua evoluzione. Parola che stabilisce, – in precipui suoni, in timbri, – l’intensa capacità d’interazione diventata misura di ogni superficie, pronta a restituirci l’eco per riscrivere, significare, leggere il paesaggio sonoro, gli umori terrestri in cui s’è maturata. Potremmo affermare che la parola sia quel composto semiotico identificativo del suolo geografico da cui è gemmata: parte integrante (biografia/geografia) della scrittura della terra, della totalità dell’esistente.

    Superficie, dunque, quale ecosistema nel quale confluiscono snodi di un linguaggio pertinente a quella semiotica globale nella quale ci ha introdotto Thomas Sebeok, e che attiene alla conversazione basilare tra gli accadimenti biologici. Che sempre ci sia stata la tendenza a destinare valore minoritario alla nozione di ‘superficie’ lo conferma l’avvertimento deleuziano. «Strano pregiudizio» – avverte Gilles Deleuze – quello «che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale significhi non già di vaste dimensioni, bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta». Tale osservazione citata, com’è noto, anche dallo scrittore Michel Tournier (il celebrato autore di Vendredi  ou la Vie sauvage, rimodellatore di materie ancestrali per pieghe ‘reali’ e ‘fantastiche’) suona opportuna, nel momento in cui la presunta scarsa penetrazione della geometria di superficie tenderebbe ad escludere, sic et simpliciter, l’ampio spazio conoscitivo; a ciò si oppone la dimensione rizomatica espansa nel privilegio della sua orizzontalità, nel modo in cui oggi la digital art è protesa nei valori di rhizome, cioè arte, cultura, parola confezionate in tecnologie di rete dove la ‘rappresentazione’ e il ‘dire’ assumono efficaci prospettive per nuovi significati.

    Foto di cromaconceptovisual da Pixabay

    I molteplici segni di minorità assegnati alla poesia e, obviously, ai poeti, eludono, sicuramente per incultura, l’agire poetico: secrezione ideale non certo mossa da un ispirato caracollare tra nuvole aristofanesche, ma dal suo tenace ancoraggio nell’ampia concimaia dei fatti anche in virtù dell’affermazione, cara a Keats (lo ricorda Nadia Fusini), per cui il poeta “è la più impoetica delle creature”, sempre in conflitto con l’insulto delle emozioni, umilmente ficcato nella crosta della realtà, nel grumo della storia. Leonardo Sciascia, scrivendo di Mario Gori, annotava nel 1959 come Niscemi, luogo nativo del poeta, fosse «l’unico paese in cui le insegne del separatismo non siano state ancora ammainate». Egli, promotore del ‘Trinacrismo’ per il rinnovamento della poesia dialettale, proprio a Niscemi – afferma Sciascia – dalla cui balza argillosa si scorgono gli antichi virgiliani ‘campi geloi’, «rischia di diventare una specie di istituzione: non un poeta ma “il poeta”. Col suo maglione nero e la faccia nera di barba, con apparenze assonnate e distratte, ha tutti i numeri per incarnare l’idea che il popolo della campagna si fa della poesia e del poeta (una cosa leggera aerea sacra, direbbe Platone) e quella denigratoria e malevola che ne ha il “galantuomo” (l’assoluto perditempo, numerazione e minorità dell’uomo)».

    Photo by Laura Chouette on Unsplash

    La poesia, dunque, è voce che rifugge la quiete dei ‘galantuomini’; de Pisis, invece, nell’apparente tranquillità delle sue tele floreali, non ci fa leggere bocche, labbra, denti e gole arse, anzi li cela nel tripudio di fiori recisi, agili mentre accompagnano la complessa interezza della sua vita, il minuto viver quotidiano, le rare quanto intense gioie. L’uso della poesia, del suo dire, del suo mostrare, direbbe Benjamin, si attesta sulla possibilità di riavviare, ora nel roccioso tessuto del discorso ora nella sua lentezza meditativa, speculativa, genuina che le son propri, quegli improvvisi salti semantici pronti a consegnarci una ‘accelerazione del pensiero’ secondo il pronunciamento di Brodskij. Sono i ‘salti lessicali’ a definire le distanze, a potenziarne i significati; salti rintracciabili nella segnaletica geografica della letteralità, nella musicalità impressa dalla prosodia, così per le necessarie, velate oscurità della parola. D’altronde per Femònoe, prima Pizia a Delfi ai tempi di Acrisio, quando «le mostrarono scritta l’interpretazione delle sue parole», – raccontano i versi di Jannis Ritsos – lei, l’interprete magnifica degli esametri del dio, «non capì nulla». Si trattava probabilmente d’altro.

    Aldo Gerbino

    Foto di apertura di Álvaro Serrano on Unsplash

    pensieri poesia poeta versi
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Aldo Gerbino

    ALDO GERBINO (Milano 1947), morfologo, già Ordinario di Istologia ed Embriologia nell’Università di Palermo ed Emerito della Società italiana di Biologia Sperimentale, scrive di poesia e di critica d’arte e letteraria. Componente del Comitato Scientifico delle “Orestiadi”, presiede l’Accademia delle Scienze (ASMPA), ed è Responsabile della “Quadreria Mediterranea” del Rettorato della Università degli Studi di Palermo.

    Articoli correlati

    Cultura e sport: due pesi e due misure

    Aprile 2, 2026

    Educare all’armonia: la sfida pedagogica per ricostruire la comunità

    Marzo 19, 2026

    La realtà rappresentata / 2 la televisione

    Marzo 19, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026120

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022119

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 202638

    Le armi spuntate dell’Europa per la pace a Gaza e in Ucraina

    Settembre 20, 202530
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 202638

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?