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Author: Aldo Gerbino
ALDO GERBINO (Milano 1947), morfologo, già Ordinario di Istologia ed Embriologia nell’Università di Palermo ed Emerito della Società italiana di Biologia Sperimentale, scrive di poesia e di critica d’arte e letteraria. Componente del Comitato Scientifico delle “Orestiadi”, presiede l’Accademia delle Scienze (ASMPA), ed è Responsabile della “Quadreria Mediterranea” del Rettorato della Università degli Studi di Palermo.
Da qualche tempo sappiamo, come ci ricorda Jose Luis Gotor, noto studioso dei rapporti letterari ispano-italiani, che Don Chisciotte (riportandoci alla conclusione di Papini) «non appartiene soltanto a Cervantes, ma, per legittimazione riconosciuta, all’Unamuno»; ma avvertiamo anche come egli appartenga di diritto anche a Bruno Caruso, ai suoi disegni cervantini dall’impatto visionario e realistico scosso da tremiti continui soprattutto nei suoi due disegni: El caballero de la triste figura (Don Quijote), e il compiuto Cervantes a Napoli. Qui, il deporsi di un feroce velo di tristizia è pronto a svelare, dal sogno o dalla follia, quell’anima sporta dai volti segnati,…
L’orizzonte desiderato dalla tormentosa esistenza di Luigi Filippo Tibertelli de Pisis – esistenza conclusasi, a sessant’anni, quel 2 aprile del 1956 in un perlaceo cielo della primavera milanese – è, per sua stessa ammissione, posto «Al di là di barriere ideali». Al contrario di tanti altri uomini d’arte e poeti plasmati in una simile pasta, nessuna ragione di concreta pacificazione s’era formata in de Pisis, né con l’uomo, né con il mondo in cui egli navigava con estrema difficoltà. Però, oltre lo stesso frangibile desiderio del sogno, egli ritiene, in quella veste ricca di candore attestata dalla poesia omonima, che lì,…
Non certo d’una estensione affettiva tratta l’antologia poetica Amo, ergo sum di Nikifóros Vrettákos dato alle stampe da Multimedia in un tormentato 2021; piuttosto essa ne rivela quella continua distillazione operata dal poeta nell’intimo delle sue passioni, mai scisse dall’alto senso civile caratterizzando l’impervio cammino del suo corpus creativo. Qui, nella traduzione di Vincenzo Rotolo e lungo la dinamica critica che si agita nella prefazione di Maria Caracausi, ecco riaffiorare una sorta di empatia trascinatrice in cui il verso che tutto avvolge (e tale viluppo attiene all’esistenza e al suo coinvolgimento con la crudezza della realtà) esprime – a fronte…
Un’aurea premessa firmata da Alberto Savinio ci introduce ai venti sonetti di un coltissimo poeta garibaldino, nato a Itaca e morto in battaglia a Driskos, dal nome Lorenzo Mavilis. I testi, pubblicati nel 1960, a ricordo del primo centenario dalla sua nascita (1860-1912), con la cura di Vanni Scheiwiller e la traduzione di Bruno Lavagnini, ci offrono la voce di un poeta cui la rivista letteraria ateniese “Ellenikè demiurghia” aveva dedicato il fascicolo n. 91. Savinio dà inizio alla sua presentazione col citare il periodico di Atene (per altro sua città natale) per elogiare la parola ‘demiurghia’: “Confortante parola -…
I “giorni assegnati” alla poesia, alla sua categorialità storica tenuta fuori dal ‘tempo personale’ son tutti qui. E non a caso l’esergo al volume di Rodolfo Di Biasio, che accoglie “Tutte le poesie” dell’autore di Ventosa (1937) – territorio dischiuso all’ampiezza azzurrina del Golfo di Gaeta – è firmato da Giuliano Manacorda. Tratto da una pagina critica del 1999, lo storico della letteratura italiana mette in risalto in che modo esistenza e poesia facciano qui parte d’una stessa parabola: l’affermare l’irraggiungibilità dello stato felice. Ecco allora il bisogno del recupero, nell’effervescenza del restauro spirituale, di ogni frammento di gioia quotidiana.…
Non è difficile essere conquistati da quel pensiero di Romano Guardini, tratto dalle sue Cose ultime, in cui si attesta, con quella franchezza restituita da colui il quale tende al valore supremo della conoscenza, la qualità grammaticale d’una parola, vale a dire del suo germinante fusto etimologico. Il teologo e scrittore veronese afferma, con quel tremito di sapienza capace di commuoverci, come, appunto, «la perdita di una parola» sia in realtà «molto più grave dell’incomprensione che può nascere durante una conversazione. Si perde una di quelle forme in cui l’uomo esiste. Si oscura – afferma – uno di quegli indicatori…
1. Alòfili Ci sono cose che non si capiscono appieno che dentro alla propria carne. [Emilio Cecchi, da Corse al trotto, 1952] L’estremo canto: l’essere nel pigmento rosso nel cuore, nella pupilla, nel seme, nella carne. Nella verità futura; strazio pietoso senza fibra. [Da Alla lettera erre, (Almanacco) Mondadori, 2011] 2. Cos’ è accaduto alla tua anima? Per una foto di Seferis Anche un’anima se vuole conoscere se stessa ad un’anima deve guardare [Giorgos Seferis, da Argonauti, 1935] Sì, cos’è accaduto alla tua anima quando hai attraversato il cuore incupito di Maalula, tra rovine e roccia, tra occhi…
Per grande che sia, nessuno può coprire la terra. [‘Poemetto sumero’, XXI sec. a.C.] Il “dire poesia”, – annotavamo a margine d’una precisa richiesta delle edizioni «Prova d’Autore», – non può acriticamente accogliere il dominio del profondo in opposizione all’idea di superficie intesa – in modo erroneo – minoritaria. Nella commossa pagina di Filippo de Pisis indirizzata al “Farfallino” si narra dell’occhio del Marchesino pittore (occhio di poeta, occhio di pittore) fisso sulla «superficie chiara del tavolo su un punto nero» che «non era un punto, una scheggia, un filo attorcigliato», piuttosto «un farfallino, un “micro lepidottero”». Ristrettissima superficie in…

