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    Home»Storia e controstoria»La saggezza di Kissinger
    Storia e controstoria

    La saggezza di Kissinger

    Guido BonarelliDi Guido BonarelliAgosto 20, 20221 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Gerard Terborch, Firma della pace di Vestfalia a Münster, 1648, Wikimedia Commons
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    Lo stratega della via d’uscita dalla guerra del Vietnam e del rilancio della potenza americana è tornato a farsi sentire, a più riprese, sulla crisi più dirompente degli ultimi anni, quella tra Russia e Ucraina.

    Il nucleo centrale del suo ragionamento ha sempre poggiato su due elementi fondanti: la centralità dell’Ucraina nella storia russa e l’importanza, considerando questo motivo, di trovare le ragioni di una possibile cooperazione tra Russia e Occidente, anche per evitare un legame strategico sempre più stretto tra Russia e Cina.


    Vladimir Putin con Henry Kissinger al Cremlino il 12 febbraio 2005, Wikimedia Commons

    Nel 2007 Kissinger si era espresso negativamente sull’adesione dell’Ucraina alla Nato. Nel 2014, in un’intervista al Washington Post, aveva formulato una soluzione della crisi ucraina che fosse assieme utile agli Stati Uniti e alla Russia.  In caso contrario, avvertiva «la deriva verso il confronto accelererà. Il momento arriverà abbastanza presto.»

    Il 7 maggio 2022, al FT Weekend Festival, metteva in guardia sui rischi di un conflitto generalizzato, concetti che il 9 maggio ripeteva alla Strategic Investment Conference, mentre ancora pochi giorni dopo, il 23 maggio, al World Economic Forum di Davos, affermando che il conflitto in atto ha la potenzialità di ristrutturare in modo permanente l’ordine globale, ammoniva sulla necessità di un accordo di pace per chiudere il conflitto il più rapidamente possibile.

    Ma è in un libro pubblicato nel 2014, Ordine mondiale, che Kissinger espone in maniera compiuta e con dovizia di riferimenti storici la sua visione dello stato internazionale attuale.

    Per Kissinger la situazione del mondo di oggi ha origine nell’ordine tracciato nel 1648 dalla pace di Vestfalia, che pose fine alla guerra dei Trent’anni, un sistema pragmatico nel quale gli Stati si riconoscevano tra loro proprio e solo in quanto Stati sovrani sul proprio territorio, ciascuno rispettando le strutture interne e le scelte religiose degli altri, astenendosi dal metterne in discussione l’esistenza.

    Nell’intenzione degli Stati europei lo schema di Vestfalia non era applicabile a una realtà globale, non venne associata la vicina Russia né tantomeno realtà come il mondo islamico a guida ottomana e la lontana Cina, con altrettante idee di supremazia globale, ma percepite dall’Europa come «barbare», eppure è lo schema ancora oggi generalmente accettato di ordine mondiale.

    Godfrey Kneller, Pietro I il Grande (particolare), 1698, Wikimedia Commons

    A proposito del grande vicino, Kissinger sottolinea infatti che «tutto ciò che riguardava la Russia – il suo assolutismo, le sue dimensioni, le sue ambizioni globali e le sue insicurezze – costituiva una sfida implicita al tradizionale concetto europeo di ordine internazionale basato sull’equilibrio e sul controllo».

    Secondo Kissinger «il sistema vestfaliano contemporaneo, ormai globale – quella che colloquialmente viene chiamata “comunità mondiale” –, si è sforzato di limitare il carattere anarchico del mondo con una vasta rete di strutture giuridiche e organizzative destinate a favorire il libero commercio e un sistema finanziario stabile, a sancire principi accettati per la soluzione delle controversie internazionali, e a stabilire limitazioni sulla condotta delle guerre, quando nonostante tutto ciò esse si verificano».

    Ma conclude – pur riaffermando la natura eccezionale e il ruolo dell’America – che «l’ordine mondiale non può essere conseguito da un paese che agisca da solo. Per raggiungere un autentico ordine mondiale, i suoi componenti, pur mantenendo i propri valori, devono acquisire una seconda cultura che è globale, strutturale e giuridica: un concetto di ordine che trascende le prospettive e gli ideali di qualsiasi regione o nazione» e che si accompagna «a un riconoscimento delle storie e delle culture di altre regioni».

    Il 12 agosto 2022 in una nuova intervista al Wall Street Journal in occasione dell’uscita del suo ultimo libro Leadership: Six Studies in World Strategy, si sofferma su quella che ritiene una pericolosa mancanza di obiettivi strategici nella politica estera degli Stati Uniti e sul rischio di una guerra tra Stati Uniti, Russia e Cina.

    Parole, come è evidente, ripetutamente inascoltate dai leader occidentali.

    Immagine di apertura: Gerard Terborch, Firma della pace di Vestfalia a Münster, 1648, Wikimedia Commons

    Cina Henry Kissinger pace di Vestfalia Pietro I il Grande Russia Vladimir Putin World Economic Forum
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    Guido Bonarelli
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    Nato a Roma da famiglia di origine anconitana, si è laureato nel 1978 in Scienze Politiche e Sociali. Contemporaneamente agli studi universitari ha frequentato, nel 1975-77, un corso di giornalismo e un corso di diritto comunitario. In questi anni inizia la sua attività di volontariato con Associazione Italiana per la Gioventù Europea, Centro Giovanile per la Cooperazione Internazionale, Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale, Comitato Italiano Giovani per l’UNICEF. Autore di articoli di approfondimento su problemi riguardanti le relazioni internazionali e a tema economico, collabora negli stessi anni con diverse riviste (tra le quali Tutti, Lettera del MSOI, Studi Cattolici). Avvia quindi, nel 1978 una lunga esperienza professionale in materia editoriale. Nel 2006, intraprende l’attività di imprenditore agricolo in Umbria, dando vita ad un’azienda agricola multifunzionale, insieme azienda biologica condotta con pratiche colturali ecocompatibili e agriturismo. In parallelo ha da sempre rivolto il suo personale impegno alla ricerca storica.

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