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    Home»Speciale Gennaio 2023»Il lobbying, esercizio di partecipazione democratica
    Speciale Gennaio 2023

    Il lobbying, esercizio di partecipazione democratica

    Angela MarcheseDi Angela MarcheseGennaio 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Le ultime settimane hanno visto scatenarsi la bufera di una triste storia di corruzione all’interno del Parlamento Europeo e un’opinione pubblica, frettolosa e poco informata, ha immediatamente attribuito i fatti al perimetro populistico delle “lobby corruttrici ma anche dei politici corrotti”.

    Nulla di più lontano dalla realtà: i fatti di Bruxelles sono da iscriversi nel contesto dei reati, di chi sceglie di delinquere, di chi corrompe e di chi sceglie di farsi corrompere, c’è solo questo da dire e alla magistratura spetterà fare chiarezza.

    La rappresentanza di interessi o lobbying e la politica sono invece professioni serissime che sostengono i sistemi democratici dei nostri Paesi.

    Intanto, va detto che gli interessi LECITI sono il motore che muove il mondo.

    Ma cosa si intende per interesse? Interesse deriva da un verbo latino che significa “essere in mezzo” e per estensione “partecipare”, l’etimologia della parola ben ci rappresenta la realtà: un interesse per essere tale è qualcosa che va condiviso e si pone come intermediazione tra parti.

    Un interesse, dunque, ha delle necessità per poter esistere: a qualunque tipologia (tra le LECITE, non sarà mai di troppo ribadirlo) appartenga, che sia economico o non economico, che coinvolga un numero ristretto di popolazione o un intero Stato, deve poter essere partecipato ossia rappresentato e rappresentato con precise modalità trasparenti e professionali e di fronte ad un preciso interlocutore, il decisore pubblico. Il decisore pubblico è colui che determina l’equilibrio di quell’ “essere in mezzo” ovvero valuta l’interesse particolare che gli viene presentato alla luce dell’interesse generale che, per mandato elettorale, ha il compito di tutelare.

    Questo processo complesso richiede che esistano procedure esatte e condivise perché un lobbista possa rappresentare un interesse e a sua volta richiede che i decisori pubblici siano disponibili ad ascoltare e valutare tutti gli interessi!

    L’interlocuzione tra interessi, spesso divergenti, è il fondamento di un sistema democratico: più una democrazia è forte, più sarà aperta alla rappresentazione e all’accoglimento di interessi, anche di quelli che non sono sostenuti da poteri economici forti.

    Vignetta del 1891 che parla di fare pressioni sugli Stati Uniti – Foto pubblico dominio da wikipedia.org

    Questa è una delle principali differenze tra USA e Europa. Il lobbying negli USA, regolamentato anche in modo eccessivo a volte, trova il suo fondamento normativo nella libertà di espressione individuale garantita dal primo emendamento, in Europa invece l’attività di lobbying è identificata soprattutto come strumento di promozione della democrazia. Questo perché il lobbista è fondamentalmente il maggior conoscitore di dettaglio degli interessi che rappresenta ed è quindi in grado di fornire al decisore pubblico una serie di elementi tecnici e contenutistici che lo aiuteranno ad avere una visione più completa e complessa della materia per poter poi giungere ad una sintesi decisionale che tenga conto di tutte le forze in campo: dei poteri forti e di quelli più deboli, degli interessi economici e non economici. Ma, dunque, se questa professione è tanto utile, perché al presentarsi di ogni scandalo di malcostume e cattiva gestione della cosa pubblica, si dà immediatamente la colpa alle lobby?

     

     

    Dire che esiste poca informazione su una professione che richiede serietà, trasparenza nelle procedure, competenze forti e studio continuo, non basta per spiegare l’immagine negativa che aleggia intorno al lobbying. Il vulnus, tipicamente europeo, risiede nelle cattive o del tutto mancanti, come nel caso dell’Italia, regolamentazioni dell’attività di rappresentanza di interessi.

    Questo consente fenomeni distorsivi come il revolving doors, come la mancanza di possibilità di accesso in tempo reale a bozze di proposte di disegni di legge a meno che non si sia già conosciuti come lobbisti, come le “sacche” di attività che commistionano il lobbying al finanziamento ai partiti e che non dovrebbero esistere.

    Insomma, la mancanza di regole chiare e uguali per tutti lascia spazio a chi non vuole essere trasparente da qualunque lato di quell’ “essere in mezzo” ci si trovi.

     

    Foto di apertura: The Lobby of the House of Commons, 1886 by Liborio Prosperi – Foto da wikipedia.org

    decisore pubblico Lobby lobbying partecipazione democratica Qatargate
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    Angela Marchese

    Angela Marchese è lobbista professionista, Presidente dell’Associazione Il Chiostro – per la trasparenza e professionalità delle lobby, docente a contratto di lobbying e public affairs presso il Dipartimento Coris dell’Università La Sapienza

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