Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Maggio 4, 2026

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    5 Maggio 2026 - martedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Inchiesta sulla libertà di stampa»Censura e controllo in Italia: antichi vizi ed uno scenario che cambia
    Inchiesta sulla libertà di stampa

    Censura e controllo in Italia: antichi vizi ed uno scenario che cambia

    Sergio CiriacoDi Sergio CiriacoMaggio 20, 20240 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    La questione della censura e del controllo governativo sui media pubblici in Italia ha una storia lunga, arricchita di episodi che riflettono le tensioni tra il potere politico e la libertà di espressione. Recentemente, il caso di Antonio Scurati, noto scrittore e intellettuale, ha riacceso il dibattito sulla libertà di parola ed il ruolo della RAI, la radiotelevisione pubblica italiana. Il caso Scurati ha sollevato critiche che hanno scatenato ampie discussioni sul grado di indipendenza della RAI dal governo di turno.

     

    Antonio Scurati (Francesco Alesi, Internazionale)

    La storia della RAI, però, è costellata di episodi simili, in cui la censura si è manifestata sotto diverse forme. Il licenziamento del giornalista Enzo Biagi, è una delle più eclatanti interferenze politiche nella storia recente dei media italiani. Nel 2002, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi criticò apertamente Biagi (insieme ad altri giornalisti come Michele Santoro e Daniele Luttazzi), accusandoli di usare i media pubblici per un “uso criminale” contro di lui. Questo portò al cosiddetto “editto bulgaro”, che causò il licenziamento di Biagi e costituì un grave precedente di intervento politico nei contenuti editoriali della RAI. I governi di centro sinistra hanno invece, di solito, usato forme più soft, fondate su politiche mirate di assunzione di giornalisti “amici”. Forme, forse più eleganti, ma sempre e comunque orientate al controllo della informazione pubblica.

     

    Ancor più indietro nel tempo, durante gli anni del dopoguerra e della Guerra Fredda, figure come Giulio Andreotti esercitarono un’influenza significativa sull’industria cinematografica (la televisione non c’era e quando arrivò fu subito strettamente controllata dal Governo), monitorando strettamente ciò che veniva prodotto e, talvolta, censurando contenuti ritenuti inappropriati o minacciosi per l’immagine del governo e dei suoi membri. Uno degli esempi più noti di questa prassi è la censura imposta al celebre attore Totò, i cui film venivano regolarmente tagliati o modificati per allinearsi alle direttive politiche e morali dell’epoca.

     

    Questi episodi dimostrano come l’industria cinematografica prima e la RAI dopo siano state spesso utilizzate come strumento per il controllo della opinione pubblica, indipendentemente dall’orientamento politico dei governi in carica. Questa pratica comune a tutti gli schieramenti politici pone questioni fondamentali sulla gestione dei media pubblici e sulla loro indipendenza in Italia.

     

    Una soluzione potrebbe essere l’adozione di un modello di gestione simile a quello della BBC nel Regno Unito. La BBC opera sotto un mandato che garantisce un alto grado di indipendenza editoriale, sostenuta da un sistema di finanziamento che limita l’influenza governativa diretta. Le regole che governano la BBC sono progettate per assicurare che la sua copertura sia imparziale e vasta, offrendo una varietà di punti di vista senza subire la pressione diretta del governo di turno.

     

    Tuttavia, trasferire questo modello in Italia potrebbe essere un’utopia perché la RAI è sempre stata parte del bottino di chi vince le elezioni; bottino a cui nessuno schieramento ha mai dato mostra di voler rinunciare. La storia degli interventi governativi nei media complica l’adozione diretta di un sistema simile a quello britannico. Nonostante queste difficoltà, guardare a modelli esterni potrebbe fornire spunti preziosi per riflettere su come riformare la RAI, in modo che possa servire veramente l’interesse pubblico senza subire interferenze politiche.

     

    La riflessione sul caso di Antonio Scurati e gli episodi storici di censura nella RAI invitano a considerare l’importanza di un’informazione libera e indipendente come pilastro di una democrazia sana e funzionante. Mentre il cammino verso una riforma complessiva della gestione dei media pubblici in Italia è lungo e complesso, è indispensabile avviare un dibattito aperto e costruttivo su come questi possano essere realmente al servizio dei cittadini, e non degli interessi politici di chi è al potere. Per rendere tale dibattito potenzialmente più costruttivo, l’attuale opposizione potrebbe evitare di gridare allo scandalo comportandosi come le famose “vergini dai candidi manti”, iniziando invece a fare proposte serie di riforma strutturale nella gestione del servizio pubblico offerta dalla RAI. Ma in realtà nessuno vuole riformare l’attuale modello di governance, ma solo essere il cavaliere al prossimo “Changez la femme”.

     

    Lo scenario che cambia: la RAI perde costantemente quote di mercato e rispetto ai tempi della prima Repubblica l’offerta d’informazione è esplosa con una varietà crescente di forme ed idee tale da rendere, con le attuali norme, impossibile qualsiasi forma di censura. Si può affermare che oggi ci sia molta più libertà di espressione che mai. Il caso Scurati ne è la riprova. Se avesse partecipato alla famosa trasmissione lo avrebbero notato in pochi, invece così il suo ultimo libro è andato a ruba al punto di dover andare in ristampa a causa dell’aumento delle richieste.

    Posso sperare che qualcuno censuri il mio articolo? Avrei un paio di libri da pubblicare…

    Autore

    • Sergio Ciriaco
      Sergio Ciriaco

      Sono l’amministratore e socio di due aziende agricole che producono energia elettrica fotovoltaica e nel settore agricolo gestiscono uno dei maggiori impianti italiani di acquaponica. Sono amministratore e socio di una società immobiliare che si occupa di turismo a breve a Milano.

    Antonio Scurati Rai Silvio Berlusconi
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Una Repubblica fondata sui quiz

    Marzo 19, 2026

    Perché siamo tutti amerikani

    Marzo 19, 2026

    Giorgia ispirata da Silvio

    Novembre 20, 2025

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026259

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026173

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026139

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022124
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Racconti dalle strade del mondo
    Tempo lettura 8 min.

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Di Pietro RagniMaggio 4, 202622

    In questa VI puntata della nostra Giordania segreta, parliamo dei tragitti seguiti per…

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026

    Perché il cambio ai vertici nucleari ci riguarda tutti

    Maggio 4, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Maggio 4, 2026

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?