Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Maggio 4, 2026

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    6 Maggio 2026 - mercoledì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Inchiesta Europa»Un piano Marshall per l’Europa per uscire dal declino
    Inchiesta Europa

    Un piano Marshall per l’Europa per uscire dal declino

    Andrea MairateDi Andrea MairateSettembre 20, 20241 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email
    Uno dei poster originali per la promozione del Piano Marshall

    Il rapporto Draghi ha messo in luce con chiarezza, visione e ambizione politica le sfide dell’Europa e proposto soluzioni per uscire dal declino. Il motore della crescita economica si è fermato. La produttività del lavoro era quasi pari a quella degli Stati Uniti nel 1995 come conseguenza della maggiore integrazione economica nel continente europeo. Oggi è scesa all’80%. Allo stesso tempo, oggi, l’Europa dispone di sempre meno forza lavoro e, all’orizzonte 2040, si prevede una riduzione di oltre due milioni di lavoratori l’anno, mentre il rapporto tra lavoratori e pensionati potrebbe passare da 3:1 a 2:1.
    L’Unione Europea dovrà mobilitare ingenti risorse per colmare il gap tecnologico con Stati Uniti e Cina, che hanno fatto altrettanto per arrivare alle posizioni di oggi. Draghi propone di aumentare il tasso di investimento di 5 punti percentuali l’anno (dal 22% al 27% del Pil europeo) con risorse finanziate mediante debito comune, alla stregua di Next Generation EU. Il piano di investimenti, pari a 800 miliardi di euro l’anno, rappresenta, in termini di raffronto col piano Marshall, tre volte il volume di risorse mobilitato per la ricostruzione dell’economia europea tra il 1948 e il 1951. Il bilancio dell’UE è pari all’1% del Pil, di cui circa l’80% è dedicato a trasferimenti non discrezionali con risorse preassegnate agli Stati, soprattutto coesione e agricoltura.
    Serve quindi uno sforzo straordinario da parte sia del settore pubblico sia del settore privato per far fronte alle sfide odierne dell’economia europea, lungo tre linee prioritarie di intervento: innovazione nelle high tech; decarbonizzazione dell’industria europea; sicurezza economica e riduzione delle dipendenze strategiche nelle catene del valore globali.
    Il rapporto è stato accolto con grande fervore e entusiasmo da molti economisti e opinionisti, mentre non sono mancate le reazioni negative da parte di alcuni governi, soprattutto quelli dei paesi “frugali”. La questione principale è se l’Unione Europea, nella sua forma attuale, ha la capacità di attuare il piano proposto da Draghi. Ad oggi, sono due i principali ostacoli.
    Il primo riguarda la questione del finanziamento del piano d’investimento. Su questo punto Draghi è stato piuttosto cauto: il fondo finanziato con debito comune dovrebbe essere accompagnato da regole di bilancio più stringenti. In realtà, il modo in cui sono concepite le regole di bilancio europee e nazionali non lasciano spazio alle principali raccomandazioni politiche di Draghi.
    Gli Stati membri sono al limite dei loro margini di bilancio. Le componenti principali delle spese pubbliche sono la spesa sociale-sanitaria, la sicurezza e gli investimenti. I bilanci per la sicurezza stanno aumentando ovunque. Qualsiasi spostamento verso gli investimenti produttivi dovrebbe essere finanziato attraverso il debito o attraverso minori trasferimenti sociali, molto probabilmente una combinazione dei due. Finanziare un aumento permanente degli investimenti di cinque punti percentuali esclusivamente attraverso il debito pubblico sarebbe fiscalmente dannoso. Tuttavia, in pura logica economica, si presume che l’investimento addizionale aumenti in futuro la produzione e la produttività, e quindi la crescita potenziale.
    Il secondo problema è più insidioso. Supponendo che si sia in grado di superare il primo ostacolo, c’è una buona probabilità che le risorse finiscano per essere spese in sussidi inutili, non nelle tipologie di investimenti suggeriti dal piano Draghi. Ne abbiamo avuto un esempio recente, quando la federazione tedesca dell’industria (BDI) ha chiesto un fondo da 1,4 trilioni di euro per aiutare le aziende tedesche a competere sui mercati mondiali, di cui € 410 miliardi in sussidi per ridurre i costi energetici e € 164 miliardi per investimenti in infrastrutture di base. Questo fondo non sarebbe destinato a finanziare le reti digitali e i sistemi di intelligenza artificiale, né la diversificazione economica, ma solo a rafforzare i colossi tedeschi del secolo scorso. Ciò dimostra che la Germania, nonostante le previsioni negative sul futuro dell’industria tedesca, si preoccupa poco delle industrie del futuro e del venture capital come strumento per finanziarle. Per lo stesso motivo, la Germania ha bocciato la proposta centrale del rapporto Draghi.
    Tornando al rapporto Draghi, questo significativo contributo non fornisce soltanto raccomandazioni di politica economica per la Commissione europea e i governi dell’Unione Europea. Rappresenta anche un’agenda di riforma costituzionale per cambiare, nel senso che l’Unione, per poter attuare l’agenda economica come tale, deve modificare il suo modo di funzionare, cioè con un trattato che ne consenta l’attuazione.
    Attuare le raccomandazioni di Draghi in modo sostanziale può avvenire solo con una coalizione delle volontà (“coalition of the willing”), ovvero attraverso la cooperazione rafforzata. L’idea generale della disposizione del trattato sulla cooperazione rafforzata era quella di consentire ai paesi dell’UE che partecipavano all’area dell’euro di sviluppare un’unione fiscale tra loro. Per avanzare nel mercato unico o nella difesa, questa è l’unica opzione praticabile.
    L’Unione Europea ha bisogno del rapporto Draghi come piattaforma per una crescita guidata dagli investimenti. Ciò richiederà un’unione dei mercati dei capitali sostenuta da un common safe asset (o eurobond) e un aumento degli investimenti del settore pubblico. Gli europei dovranno abituarsi all’idea che, qualunque cosa vogliano fare per rafforzare l’UE, dovranno forse realizzarlo senza la Germania.
    Il rapporto Draghi è quanto di meglio si possa ottenere, in termini di qualità delle analisi e raccomandazioni di politica economica. Sarà un punto di riferimento in base al quale l’UE sarà giudicata dalle generazioni future. Un peccato che la tentazione sia di farne, per ora, un uso “à la carte” in funzione dei diversi interessi nazionali o corporatisti (gli agricoltori o gli industriali tedeschi che chiedono meno regolamentazione) a scapito del bene comune europeo.

    Autore

    • Andrea Mairate
      Andrea Mairate
    Europa Matio Draghi Piano Marshall
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026

    L’Europa necessaria

    Maggio 4, 2026

    La fine di Orban e il fallimento della Brexit: due vittorie della bella Europa

    Aprile 20, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026260

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026173

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026139

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022124
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Racconti dalle strade del mondo
    Tempo lettura 8 min.

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Di Pietro RagniMaggio 4, 202624

    In questa VI puntata della nostra Giordania segreta, parliamo dei tragitti seguiti per…

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026

    Perché il cambio ai vertici nucleari ci riguarda tutti

    Maggio 4, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Maggio 4, 2026

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?