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    Home»Mondo»Il caos di Trump: segno di potenza politica o debolezza?
    Mondo

    Il caos di Trump: segno di potenza politica o debolezza?

    Domenico MaceriDi Domenico MaceriFebbraio 20, 20251 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Il Presidente Donald Trump
    Il Presidente Donald Trump
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    Nikki Haley
    Nikki Haley

    “Veramente disgustoso. Ma ecco cosa succede quando Trump non usa il teleprompter… Ecco perché continuo a dire che Donald Trump non potrà vincere l’elezione. Dobbiamo fermare il caos che segue Trump”. Queste le parole di Nikki Haley nel mese di febbraio del 2024 dopo avere ascoltato alcune dichiarazioni razziste fatte da Donald Trump in campagna elettorale. A quei tempi lei continuava a sfidare Trump per la nomination del Partito Repubblicano ma il mese dopo fu costretta a gettare la spugna. La Haley si è ovviamente sbagliata sull’esito elettorale ma aveva ragione sulla questione del caos che ha seguito Trump nelle prime tre settimane di presidenza.

    Se c’è una strategia evidente nella pratica politica di Trump sarebbe quella di inondare le informazioni con ordini esecutivi a raffiche che scompigliano i media e i suoi avversari politici causando un tormentone che rende difficile chiarire cosa sta succedendo. Questa strategia politica di Trump non rivela la sua potenza ma infatti suggerisce paradossalmente la sua debolezza, come ha scritto Ezra Klein, editorialista del New York Times. Klein cita Steve Bannon, ex stratega di Trump nella prima campagna elettorale e poi consigliere per un po’ di tempo alla Casa Bianca. Bannon aveva detto che i nemici sono i media e che Trump li sbilancerebbe perché possono solo seguire “una cosa alla volta” e quindi bisogna colpirli “con altre cose” che li terranno occupati. Nel frattempo Trump riuscirebbe a mettere in atto le sue politiche senza subire influenze dai contrappesi mediatici.

    In effetti si tratta di controllare i cicli delle notizie e Trump sia in campagna elettorale che nelle prime settimane del suo secondo mandato è riuscito a fare ciò che Bannon mette a nudo. Mentre i media sono costretti a reagire a ogni sparata grossolana che esce dalla bocca del presidente, Musk, che alcuni hanno etichettato, il vero presidente, fa i fatti suoi, smantellando agenzie e prendendo controllo di informazioni che gli permetteranno di recare grossi danni agli americani.

    Il Golfo del Messico diventerà Golfo dell'America?
    Il Golfo del Messico diventerà Golfo dell’America?

    Le sparate di Trump che da isolazionista del suo primo mandato si è convertito a sostenere l’ampliamento territoriale degli Usa hanno fatto il giro del mondo e destato preoccupazione. Dal cambiare il nome da Golfo del Messico a Golfo d’America, al controllo del Canale di Panama, l’impossessamento della Groenlandia, e l’ultima quella di controllare fisicamente la Striscia di Gaza, Trump ha causato caos e preoccupazione perché non si sa esattamente cosa potrebbe combinare. Per dimostrare il suo potere ha anche minacciato i dazi al Messico e il Canada del 25 percento come pure alla Cina del 10 percento. I dazi con i due Paesi del Nord America sembrano essere sfumati e non si sa esattamente l’esito di quelli con la Cina. Allo stesso tempo le minacce di dazi sono anche un messaggio ad altri Paesi. Gli effetti desiderati però sono stati ottenuti: Trump controlla l’agenda.

    Più pericolosi però sono stati gli ordini esecutivi soprattutto per creare un clima di paura. Ciò è divenuto chiarissimo con la sua campagna di deportazione di massa e il piano di deportare migranti a Guantanamo. Difficile capire la logica ma l’effetto è quello di ricalcare il “reato” dei migranti. Metterli a Guantanamo li avvicina al pericoli dei terroristi. Ora però si sa che queste deportazioni di massa non sono realtà. The Guardian, il giornale inglese, ha analizzato le deportazioni e concluso che il motore di ricerca Google ha un algoritmo che li mette in risalto anche se alcuni sono avvenuti durante l’amministrazione Biden. In effetti, i numeri non sono quelli stratosferici desiderati da Trump.

    Elon Musk
    Elon Musk

    Se i media non sanno che pesci pigliare con il caos di informazione con pochi risultati reali di controllare o mitigare l’operato di Trump, le Corti hanno avuto più successo. L’ordine esecutivo di eliminare la cittadinanza per nascita, lo ius soli, è stato bloccato dal giudice John Coughenour dello Stato di Washington. L’ordine è stato descritto dal giudice come talmente illegale costringendolo a rimproverare gli avvocati di Trump, accusandoli di improprietà professionali. L’altro ordine esecutivo di bloccare miliardi di pagamenti di dollari autorizzati dal Congresso è anche stato bloccato dal giudice federale Loren AliKan di Washington D. C. Altre denunce sono in corso. L’Alliance of Retired Americans ha denunciato il ministro del Tesoro Scott Bessent perché ha condiviso dati confidenziali con DOGE, il cosiddetto Dipartimento di Efficienza Governativa, guidato da Elon Musk. Il padrone di X (già Twitter), Tesla, SpaceX, e di tante altre aziende, ha un ruolo nel governo poco chiaro ma ciononostante è già riuscito a recare grossi danni smantellando USAid con 10 mila dipendenti che distribuiva miliardi di dollari a Paesi poveri nel mondo. Mentre Trump crea il caos e il contrappeso del Congresso sembra essere scomparso dalla circolazione persino nella gestione di programmi approvati con leggi, Musk fa tanti danni e non sembra essere controllato da nessuno. Infatti, Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato che i conflitti di interesse di Musk saranno gestiti proprio dallo stesso Musk.

    Nonostante i danni creati da Musk, Trump è poco potente perché l’approvazione di leggi che consoliderebbero la sua influenza sono poco fattibili. È vero che i repubblicani controllano il potere esecutivo e quello legislativo ma la loro maggioranza in ambedue Camere consiste di solo tre voti. Margini risicati specialmente al Senato dove vige ancora il filibuster, il requisito della maggioranza ad oltranza di 60 consensi per procedere alle votazioni. Con voti compatti, 41 senatori democratici potranno facilmente bloccare gli eccessi legislativi di Trump.

    Autore

    • Domenico Maceri
      Domenico Maceri

      PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

    Donald Trump Elon M Musk politica americana stati uniti USA
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