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    Home»Mondo»Trump fa ballare Ursula von der Leyen fra dazi ed armi
    Mondo

    Trump fa ballare Ursula von der Leyen fra dazi ed armi

    Flavio de LucaDi Flavio de LucaAprile 18, 20251 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Foto di Pete Linforth da Pixabay
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    Mario Draghi
    Mario Draghi

    La settimana del 17 marzo, iniziata con l’intervento di Draghi nel Parlamento italiano, è proseguita con quello della Presidente del Consiglio Meloni in vista della Commissione UE del 20 e 21 marzo. Due discorsi sovrapponibili. Draghi è partito dalla competitività per concludere che la riorganizzazione degli eserciti può funzionare da volano dello sviluppo tecno digitale. La Meloni è partita dal “re-arm act” per arrivare alla necessità di rilanciare la competitività nella tecnologia di intelligence e sicurezza. Sentire Draghi parlare di questi temi, fa rimpiangere di non averlo Presidente della Commissione UE o Presidente della Repubblica Italiana.

    L’UE ha intenzione di riorganizzare gli eserciti nazionali, assumendone i costi e i paesi membri si dividono “se” sotto l’ombrello NATO o NO. Inghilterra e Francia tirano dritto, forti della loro atomica domestica; la Germania stanzia 500 MLD di euro in 12 anni per spese militari. Le potenzialità del sistema industriale tedesco sono leggendarie; purtroppo, anche la facilità con cui il riarmo prende la mano ai tedeschi.

    Donald Trump è convinto che la NATO, grazie a lui, è più forte: tutti i membri hanno pagato gli arretrati e stanno aggiornando gli stanziamenti. Aggiunge che senza gli USA la NATO non avrebbe capacità deterrente. Una domanda sorge spontanea: cosa succederebbe se il Presidente USA decidesse di uscire dalla NATO o smantellasse le sue basi in Italia e non in Germania, in Ungheria e non in Polonia, in Turchia e non in Grecia ?

    Donald Trump ritiene che i costi della pace tra Ucraina e Russia debbano gravare sull’UE: gli USA hanno già dato un contributo incomparabile. Per questo chiede concessioni minerarie delle terre rare ucraine come rimborso. Non pago  ha droppato sul tavolo l’offerta di ristrutturare e gestire il sistema energetico dell’Ucraina. Quale miglior deterrente c’è della presenza di imprese americane in Ucraina per rendere sicura la tregua e durevole la pace tra Russia e Ucraina? Il silenzio della Russia è stato rumoroso.

    La decisione UE di rinviare i contro-dazi come risposta ai dazi imposti da Trump è stata una saggia. Speriamo sia la premessa per scoprire quali sono le possibilità di superare l’impasse. L’alternativa (l’accordo tra VDL e Xi Jimping per sterilizzare le  sanzioni e barriere commerciali con cui Trump ha scatenato la guerra commerciale del secolo) toglie il sonno. Impensierita da Trump, la Cina sta chiedendo a Bruxelles di fare squadra (contro gli USA).

    Chi è rimasto sorpreso dalla sospensione dei dazi (dopo il toboga borsistico)  non conosce il presidente USA. La sortita ha: fatto passare in secondo piano la questione pace in Ucraina; sconvolto e, poi, entusiasmato i mercati; atterrito e, poi, rasserenato imprenditori e i finanzieri. Infine, ha svelato l’obiettivo delle sue manovre, la Cina, inviando un implicito ammonimento a chi intende coltivare quel mercato come alternativa a quello americano.

    Il silenzio dei i paperoni americani su: dazi e loro sospensione è sospetto. Che Trump abbia intenzionalmente fatto crollare la Borsa e altrettanto intenzionalmente l’abbia fatta impennare?  O sono state veramente le pressioni dei grandi finanzieri e fondi di investimento a farlo tornare sui suoi passi? Come che sia, se ha ceduto, non l’ha fatto gratis. Ma sarebbe riduttivo pensare sia stato per interesse personale. Sarebbe bene seguire i movimenti del mercato azionario in borsa invece dei valori azionari della borsa.

    È, invece, ridicolo e controproducente trasformare Trump in un matto, per delegittimarlo. Trump sta facendo quello che aveva promesso e per cui è stato votato da milioni di americani. Tutti incapaci di giudizio?

    Per ammissione del CEO della Dasault (francese), il progetto europeo dei caccia di ultima generazione (la Sesta) è in crisi per contrasti con la Boeing (fiduciaria di Germania e Spagna). Sono anni che andrebbe avanti a litigi e adesso il legislatore francese dovrà occuparsene per risolvere il problema. Il 2029, data prevista per il volo del primo esemplare, è saltato.

    Trump agogna un terzo mandato presidenziale. Dovrà dribblare il 22º emendamento della Costituzione americana. Nuova idea: la Corte Suprema USA potrebbe essere chiamata a discutere “non del divieto di due mandati consecutivi” ma di ben altro: Vance si candida presidente nel 2028, scegliendo Trump come suo vicepresidente. Una volta eletto Vance si dimetterebbe consentendo al vice Trump di subentrargli. Qualcuno, difatti, ritiene che il XXII emendamento vieti di candidarsi per la terza volta a Presidente USA non di diventare Presidente  per via burocratica…….

    Autore

    • Flavio de Luca
      Flavio de Luca

      Redaz. Roma – Docente universitario, avvocato quindi manager
      Specializzato in scienze amministrative ha approfondito i problemi dell’organizzazione amministrativa e dei pubblici poteri insegnando per quattro anni presso la scuola superiore della pubblica amministrazione e scrivendo un primo libro intitolato “definire l’amministrazione” edito da Rubettino.
      È stato al vertice di aziende pubbliche di Trasporti e Lavori Pubblici inoltre consulente legale e gestore del contenzioso di altra società pubblica di livello nazionale.
      Ha pubblicato: “Lavoro e immigrazione nuovi diritti di status individuale” edito da “Ed. Croce 2017 e “Tramonto del Welfare e capitalismo globale” edito da Pagine 2019.

    Donald Trump. dazi Mario Draghi
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