“Noi Fuori”, il libro che il 4 Aprile scorso è stato presentato a Latina presso la curia vescovile. Il libro, curato da Suor Emma Zordan, volontaria da molti anni presso la Casa di Reclusione di Rebibbia, raccoglie le storie dei detenuti che ci raccontano l’esperienza delle persone ex detenute, al momento del rientro in società al termine della pena ed anche la paura di coloro che ancora detenuti dovranno affrontare la vita fuori dal carcere.
Il dopo carcere fa paura a molti perché fuori dal carcere non c’è una società accogliente, e spesso neanche una famiglia. Trovare un lavoro è già difficile per chi non ha un passato detentivo, figuriamoci per chi ha precedenti penali e neanche una formazione professionale. È un problema enorme ed ancora insormontabile perché nulla o poco è stato fatto da parte delle Istituzioni per garantire una vita dignitosa a chi ha scontato una pena ed è stato affidato allo Stato per essere rieducato e risocializzato. Al termine del periodo detentivo le persone che escono dal Carcere quasi sempre si trovano Senza lavoro, Senza casa, Senza soldi e spesso Senza documenti. E allora ci si chiede quali possibili forme di sopravvivenza per evitare di essere recidivi e non rientrare in carcere? Chi ha una famiglia ha la fortuna di essere accolto e sostenuto, chi non ha nessuno finisce sotto i ponti o alla Stazione e aspetta qualche volontario che gli porti qualcosa da mangiare. Gli alloggi sono pochi e non bastano per tutti perché purtroppo i detenuti non vengono conteggiati tra i poveri della nostra società per cui non possono usufruire di alcun sussidio, né trovare immediata collocazione lavorativa, perché fuori dal mondo del lavoro da troppo tempo, né qualcuno si preoccupa di orientarli al lavoro durante il periodo detentivo. Tutto è lasciato in mano alle Associazioni di volontariato o alle Cooperative sociali che cercano opportunità lavorative attraverso una rete di conoscenze personali. Dal 2024 è stato istituito un Segretariato presso il CNEL per trovare formule normative a sostegno dell’occupazione dei detenuti ed ex detenuti, che garantiscano salari dignitosi in linea con i contratti collettivi di lavoro. Si sta lavorando sulla mappatura dei detenuti e sulla creazione di una formazione specifica, in modo da poter valorizzare le competenze di ciascuno per essere appetibili sul mercato del lavoro, ma i tempi non saranno brevi. Lo Stato per questo deve impegnarsi ad offrire garanzie ed agevolazioni agli imprenditori che assumono persone detenute o ex detenute. La legge Smuraglia (L 193 del 22 giugno 2000) da sola non è sufficiente o almeno non garantisce pienamente l’occupazione di tali categorie svantaggiate, anche perché molti imprenditori non la conoscono. Occorre snellire la burocrazia, rendendo più operativi i servizi sociali dei vari Municipi e le strutture detentive che devono, insieme a tutti gli operatori coinvolti nei vari territori, stabilire un percorso detentivo personalizzato e destinato ad un reale reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute. Quando una persona esce dal Carcere deve sapere cosa fare e dove andare e questo è un compito che spetta a chi lo ha preso in carico per il periodo di detenzione.
Il mare fuori ad oggi rimane solo nelle fiction.
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