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    Home»Attualità»Tanto non cambierà mai nulla: falso, vota e vedrai
    Attualità

    Tanto non cambierà mai nulla: falso, vota e vedrai

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaGiugno 4, 20252 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Come al solito l’informazione che circola sui 5 referendum non è quasi mai sintetica e veritiera, a meno che non si abbia la pazienza e la diligenza di leggere il sito governativo. Così il SI o il NO dipendono dalle posizioni politiche della sinistra che li ha proposti e della destra che vi si oppone, a prescindere dai contenuti.

    Vi propongo quindi alcune riflessioni.

    Per prima cosa noto che si rimprovera alla destra di invitare le persone a non andare a votare, naturalmente perché vinca il NO. Molte osservazioni riguardano la difesa del voto come manifestazioni di democrazia. Però non ho sentito dire che tutti i partiti, di qualsiasi tendenza, sono innamorati dei sondaggi, che ci vengono proposti in tutti i talk show. Ma i referendum non sono veri sondaggi, che farebbero capire a tutti i politici, come la pensano davvero gli italiani? E questo non sarebbe utile per la politica in generale? Se gli italiani volessero difendere maggiormente il lavoro – con i tre primi referendum – questo sarebbe molto utile al governo che potrebbe così modificare la legislazione esistente. Non bisognerebbe dimenticare poi che un referendum abrogativo è soprattutto un messaggio, perché poi spetta invece al legislatore riformare seriamente la disciplina colpita, con una nuova regolamentazione. Chiunque sia al governo, o le maggioranze parlamentari, saranno certo ispirate dai loro valori, ma l’indicazione popolare rimane interessante per tutti. Chi consiglia di non andare a votare non è qualcuno che fa i suoi interessi politici, ma molto più semplicemente non è interessato all’opinione dei cittadini.

    I primi tre referendum riguardano la difesa del lavoro. Cioè, in parole povere, si vuole impedire che il nostro paese arrivi progressivamente al sistema di licenziamento all’americana, dove il datore di lavoro dice al lavoratore: ti caccio via, e lui va direttamente a fare gli scatoloni degli oggetti sulla sua scrivania.

    Oggi il lavoro è un grande problema per ogni componente sociale, anche per i giovani più privilegiati: lo sappiamo tutti perché molti di noi sono genitori e addirittura nonni. Alcuni imprenditori temono che il rapporto di lavoro ritorni ad essere un problema per l’azienda. In realtà però, se si leggono correttamente, i referendum mirano soltanto a garantire il lavoratore dalle più gravi ingiustizie che potrebbero capitargli. Di fatto si vorrebbe che ci fosse sempre una motivazione, alla base della cessazione del rapporto di lavoro, o dell’instaurazione di un incarico a termine. Ovvio che un buon imprenditore sia interessato a conservare un bravo lavoratore, dopo che tra l’altro ha sopportato il costo della sua formazione. Non si possono dimenticare però gli abusi che possono essere compiuti contro i più deboli. Una donna potrebbe essere buttata fuori perché incinta o perché ha fatto ritardi a causa di un figlio gravemente disabile. Un lavoratore potrebbe essere licenziato con delle scuse per poi assumere un’altra persona, magari per far contento un politico che può essere utile. Reprimere questi eventuali abusi è di destra o di sinistra?

    Il quarto referendum dovrebbe finalmente porre rimedio al disgustoso sistema dei subappalti. Esso permette che l’appaltatore guadagni e il subappaltatore finale utilizzi lavoro nero o sottopagato, tanto, spesso, non avrà la dimensione economica per risarcire danni per gravi infortuni. Nelle gare di appalto della Unione Europea si precisa sempre che il subappalto non possa valere più del 30% del progetto e debba essere motivato per dimostrare che il servizio che si vuole subappaltare, necessita di una specializzazione che non fa parte delle esperienze dell’appaltatore.

    Il nostro paese è affetto, come tutto il mondo occidentale, ma persino Russia e Cina, da una crescente denatalità. Essa rappresenta un problema soprattutto nel medio e lungo termine, in particolare per l’Italia che è ancora un paese nel quale la produzione industriale e non i giochi finanziari, rappresenta ancora il 16% della ricchezza. Abbiamo bisogno di lavoro, non solo dei raccoglitori dei pomodori (oggi sfruttati come animali e sottopagati) ma anche di lavoro qualificato. Guardiamo spesso l’America, dove il fenomeno è già ben noto, visto che le professioni STEM sono in gran parte ricoperte da indiani, cinesi e vietnamiti che sono immigrati. Accelerare la cittadinanza italiana per gli immigrati regolari e produttivi è un interesse dello stato italiano, perché non è un regalo ma un riconoscimento della loro italianità visto che la gran parte non solo ha studiato in Italia, ma non parla neanche più la lingua di origine. Per non parlare del mondo dello sport, di Paola Egonu, Marcel Jacobs e tanti altri.

    Bisogna quindi andare a votare per dare un messaggi alla politica, tutta la politica, perché ogni governante dovrebbe essere sempre interessato a sapere cosa pensano i cittadini: non dimentichiamo che non andare a votare è spesso una protesta: “tanto non cambierà mai nulla”.

    Autore

    • Alessandro Erasmo Costa
      Alessandro Erasmo Costa

      Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

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