Sono passati 45 anni da quella sera del 9 luglio 1980, in cui nove deputati europei di diversa estrazione politica- su iniziativa di Altiero Spinelli- si incontrarono al ristorante “ Au Crocodile” di Strasburgo, dando vita a quello che passerà alla storia europea come il Club del Coccodrillo.
Sul cosa è stato e su come operò e quali risultati raggiunse pubblichiamo in questo numero un articolo di Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo e storico collaboratore di Altiero Spinelli.
In occasione del 45°anniversario del Club, si è svolta il 9 luglio scorso un’ interessante ed appassionata rievocazione del percorso e dei protagonisti di quel sodalizio politico federalista trasversale al mondo dei partiti di allora. Un momento di riflessione su ciò che è stato e rappresentato all’indomani del primo suffragio universale della storia d’Europa, le elezioni del 1979, il movimento politico apartitico del federalismo europeo e il tentativo portato avanti dal Club di riformare le istituzioni europee-dal di dentro- con un nuovo Trattato e una nuova centralità per il neo eletto Parlamento, inteso quale luogo di espressione diretta della volontà dei cittadini europei e dunque come momento fondante della nuova dimensione politica che andava assumendo l’allora Comunità europea. In quella visione, la redazione dell’atto fondativo- la Costituzione europea – non poteva (e non può) che essere di esclusiva competenza della rappresentanza popolare direttamente eletta e, dunque, del Parlamento stesso.
Oggi, a quarantacinque anni di distanza, se l’obiettivo federalista appare ancora lontano (al netto delle accelerazioni che la storia potrà consentire), anche di fronte alle obiettive difficoltà del cammino,(qualcuno ha usato toni scettici, altri parlato di rischio d’implosione dell’Unione), bisogna riconoscere che molta strada è stata fatta e il percorso unitario, per molti versi, appare irreversibile nel lento fluire dei processi storici, pur secondo modalità adattive. Sarebbe infatti anacronistico immaginare che le vecchie potenze europee (Francia, Spagna, Regno Unito, Germania, Austria, Belgio, Portogallo, Italia ecc) rispolverino i rispettivi nazionalismi nel confronto con Paesi grandi quanto continenti, come la Cina, l’India, la Russia, gli Stati Uniti. Dal nostro punto di vista, il respiro lungo della storia non potrà che mettere ciascuno di fronte alle proprie dimensioni e responsabilità, allargando la cooperazione europea ad altri campi. Come dire di necessità virtù.
La dimensione europea oggi nel dibattito quotidiano
L’Unione europea, difatti, già oggi, pur con sfumature ed articolazioni distintive, inevitabili all’interno di una storia millenaria incentrata sulle nazioni, è di fatto un soggetto politico unitario destinato ad accentrare sempre più competenze, ad assumere una dimensione progressiva di consapevolezza collettiva, nel dibattito pubblico e sulla scena internazionale. E’ così di fronte alle minacce, un po’ guascone, di Trump sui dazi, a trattare c’è la UE (con l’auspicio che sappia tenere una posizione coerente con la propria dimensione geo-politica e la forza di un mercato di 450 milioni di abitanti); è così nella crisi Ucraina, dove con tutte le criticità e i colpevoli ritardi e omissioni, la dimensione europea si manifesta necessaria persino per il Regno Unito, che dall’UE uscì con la Brexit, e per lo stesso Trump che chiama in causa l’UE, rea di non badare alla propria difesa; è così per la politica monetaria e per l’Euro che alimenta le pulsazioni della vita quotidiana dei cittadini europei essendo moneta mondiale di riferimento; è cosi per i 15 milioni di giovani che hanno usufruito del programma Erasmus; è così nel dibattito pubblico interno agli stati membri, dove le vicende comunitarie contano e pesano sempre di più, come le dinamiche delle forze politiche impegnate nelle diverse coalizioni; è così su molti altri temi, dalla sanità all’agricoltura, dai diritti civili alla sicurezza alimentare, alla giustizia, alla concorrenza, all’ambiente, al clima. Nei singoli Stati, insomma, si registra un’attenzione crescente alla dimensione europea.
La lezione del Club del Coccodrillo
Questo ci dice che la storia è in cammino e la lezione aggiornata dell’esperienza del Club del Coccodrillo, anche per l’assenza di leader carismatici, è che le grandi innovazioni politiche debbono essere sollecitate dalla mobilitazione di ampie fasce di cittadini, giovani e meno giovani, accompagnate da movimenti e da circoli politici e culturali, da associazioni, dal consenso diffuso dell’opinione pubblica, nelle piazze e sui social, per perseguire obiettivi e ideali federalistici in grado di traguardare un nuovo Rinascimento europeo, una rinnovata stagione di protagonismo politico, economico, culturale, di innovazione e conquiste tecnologiche. L’alternativa è il declino delle nostre società che già si manifesta nell’industria, nelle tecnologie, nell’intelligenza artificiale, nei servizi, con l’impoverimento di tutti i paesi del vecchio continente. Per questo è necessario, di fronte alle nuove sfide, attrezzare finanziariamente, con adeguate politiche di bilancio, l’UE a svolgere il ruolo che le compete nel mondo, lanciare un piano di crescita europea, allargando e sostenendo le politiche di sviluppo.
Ma è anche una sfida per la difesa della democrazia che in Europa gioca una partita decisiva, contro gli autocrati, i regimi assoluti e le derive populiste che rischiano di stravolgere gli equilibri internazionali. Il compito delle forze democratiche e delle associazioni europeiste è quello di far lievitare nuove energie per difendere la democrazia, accelerare il processo federalista, superare vincoli e resistenze che difendono posizioni di potere arroccate intorno agli stati nazionali e ai loro apparati. In questo senso la manifestazione del 15 marzo 2025 a Roma è stata significativamente importante, con la presenza trasversale di decine di migliaia di persone, giovani e meno giovani, in piazza del Popolo, con politici, sindaci, intellettuali, artisti, amministratori. Favorire la crescita di movimenti di ampie dimensioni e di diffuso consenso deve essere l’impegno di tutte le forze europeiste e federaliste, favorendo momenti di mobilitazione e di confronto sui temi dell’agenda europea fornendo base e consenso all’azione politica del Parlamento di Strasburgo, che per restare nel perimetro del club del Coccodrillo, deve saper affrontare i vincoli attuali e operare per allargare l’orizzonte ispiratore del futuro del vecchio continente.


