L’Associzione Happy Bridge

Fare volontariato in carcere non è semplice, non almeno come indicato dal precetto ecclesiale di fare visita ai carcerati. La nostra Associazione Happy Bridge con sede a Roma da anni si occupa di attività di volontariato a favore delle persone detenute e ex detenute o in detenzione domiciliare e sa bene quanta burocrazia e stigmi bisogna superare per realizzare gli scopi sociali. In primis bisogna avere uno Staff competente che sappia districarsi con le varie Amministrazioni pubbliche, poi avere competenze specifiche acquisite con anni di esperienza sul campo, e infine occorre avere le risorse economiche sufficienti per coprire le spese rese obbligatorie per legge(assicurazione dei soci e volontari, Posta elettronica certificata, adempimenti contabili, ecc.). Il Carcere è un luogo blindato dove la Sicurezza è l’obiettivo principale, il resto e precisamente la rieducazione e risocializzazione delle persone detenute è un problema secondario. Pertanto chi intraprende questa strada lo fa perché ci crede, oppure vuole farsi bravo agli occhi del prossimo. Noi di Happy Bridge apparteniamo alla categoria di quelli che ci credono e pertanto abbiamo bisogno di una grande energia per portare avanti le nostre attività. Siamo circa 18 soci effettivi, diversi volontari che si alternano nelle diverse attività, poi ci sono i simpatizzanti e poi ci sono i detenuti che coinvolgiamo nelle nostre attività. Quasi tutti professionisti, alcuni con esperienza in carcere come docenti, psicologi, avvocati, medici, ecc .I volontari invece sono professionisti che spesso non hanno avuto esperienza diretta in carcere ma che desiderano apportare un loro contributo in qualche nostra attività .L’attività principale della nostra Associazione è la formazione delle persone detenute e ex detenute al fine del loro reinserimento sociale e lavorativo, formazione che realizziamo non attraverso corsi professionali specifici ma attraverso attività culturali di vario genere che aiutino i detenuti a crescere culturalmente e ad orientarsi nel mondo del lavoro . L’esperienza ci ha insegnato che le persone detenute devono riformattare i propri pensieri prima di poter affrontare una attività lavorativa. Diciamo che è un processo più lungo e complesso quello che tentiamo di realizzare noi. Ovviamente diamo supporto continuo alle persone detenute sia attraverso il servizio mail o contatti con le famiglie, ad esempio per quanto riguarda il percorso trattamentale, legale, e di istruzione scolastica. Cerchiamo di orientarli verso il futuro e di essere per loro un punto di riferimento a cui rivolgersi in caso di necessità. Ci rapportiamo infatti con i servizi sociali, con l’Uepe, con la Caritas e Sant’Egidio, e anche con altre associazioni che magari si occupano di trovare alloggio o lavoro, insomma cerchiamo di creare reti per la soluzione dei problemi. Sotto il profilo economico non abbiamo mai ricevuto sussidi pubblici, autofinanziando tutte le nostre attività sia attraverso le quote sociali o donazioni di privati.

Attualmente i nostri progetti riguardano i Laboratori di scrittura creativa in carcere , che si sviluppano in due incontri mensili presso la Casa Circondariale di Rebibbia e due incontri semestrali presso il Carcere di Frosinone. Riceviamo poi elaborati scritti dai detenuti nel Carcere di Paliano. Ci occupiamo inoltre di progetti europei sull’inclusione delle persone detenute e con fragilità, visitando e osservando le diverse carceri europee e disseminando i risultati delle Buone pratiche. Stiamo lavorando su un progetto Erasmus che si chiama ADVICE e ha lo scopo di creare ambienti di apprendimento più inclusivi e prevede la mobilità in Europa di 12 Learners , due attività di jobshadwing e un corso mobilità per lo Staff. Vorremmo coinvolgere qualche dipendente dell’amministrazione penitenziaria per cercare di sviluppare un dialogo di confronto sulla grave situazione in cui versano le carceri in Italia. Portiamo avanti opere di sensibilizzazione sociale sulle tematiche carcerarie, attraverso incontri organizzati da privati e da Enti pubblici, cercando di abbattere i muri e i pregiudizi della società civile.”Perché’ lui si e io no”, come diceva anche Papa Francesco, e “nessuno si salva da solo”.
Il nostro è un cammino continuo, Senza sosta , con cuore aperto, e desiderio di ascoltare e dare voce agli ultimi, agli invisibili , nella convinzione che il destino non ce lo scegliamo, portando loro speranza e coraggio per ricucire i fili della propria esistenza .