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    Home»Mondo»Trump attacca il “comunista” Mamdani
    Mondo

    Trump attacca il “comunista” Mamdani

    Domenico MaceriDi Domenico MaceriLuglio 19, 20252 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    "Donald Trump" by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA 2.0.
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    Donald Trump

    “Il presidente degli Stati Uniti ha minacciato di volermi arrestare, togliermi la cittadinanza, mettermi in un centro di detenzione e deportarmi. Non perché ho commesso reati ma perché mi rifiuto di permettere all’Ice di terrorizzare la nostra città”. Con queste parole Zohran Mamdani ha risposto a Donald Trump che aveva annunciato l’arresto di Mamdani perché in questo Paese “non vogliamo comunisti”. Mamdani, come si sa, è il vincitore delle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York la cui elezione si terrà nel mese di novembre.

    La vittoria di Mamdani ha sorpreso molti e il fatto che si è definito socialista democratico ha fatto scalpore. Trump lo ha elevato a “comunista” per renderlo più pericoloso. Il presidente Usa attuale è ossessionato con le deportazioni e proprio in questi giorni ha minacciato di deportare persino Elon Musk, ex amicone che lo ha aiutato notevolmente nell’elezione del 2024. In un certo senso la definizione di socialista democratico non avrebbe dovuto scioccare poiché Mamdani non è il primo ad usare l’etichetta. Va ricordato che anche Bernie Sanders, senatore del Vermont, Alexandria Ocasio-Cortez, parlamentare di New York, e Rashida Tlaib, parlamentare del Michigan fanno parte dei Democratic Socialists of America. Mamdani, però, è anche musulmano e quindi un altra “macchia” che lo rende pericoloso nella mente di Trump.
    Altri vedono un Mamdani sindaco della Grande Mela con apprensione ma per diverse ragioni che emergono dalla sua piattaforma. Il consiglio editoriale del Washington Post, che negli ultimi tempi ha sterzato a destra sotto la spinta del padrone Jeff Bezos, ha recentemente pubblicato un editoriale additando a un possibile ritorno disfunzionale di New York. Vengono citati il piano di Mamdani di creare trasporti pubblici gratuiti, asili nido e scuole per l’infanzia gratis, il blocco degli incrementi agli affitti, la creazione di supermercati gestiti dal comune, investimenti per la costruzione di 200 mila appartamenti, e l’aumento del salario minimo da 16,50 a 30 dollari l’ora da mettersi in vigore dal 2030. Mamdani finanzierebbe questi progetti aumentando le imposte sul reddito alle imprese dal 7,2 all’11 percento, cifre che raggiungerebbero il livello del vicino New Jersey. Inoltre Mamdani aumenterebbe le tasse del 2 percento ai redditi di residenti che guadagnano più di un milione di dollari.

    La piattaforma di Mamdani consiste dunque di un attacco frontale ai problemi di New York, una città nella quale possono vivere solo i ricchi. L’idea sarebbe di rendere la Grande Mela più vivibile con una leggera ridistribuzione delle risorse economiche. Mamdani ha anche detto che i miliardari non dovrebbero esistere, causando preoccupazione al sistema finanziario. Difficile dargli torto considerando l’ostentazione di sperperi come quello visto recentemente dalle nozze di Bezos a Venezia, un esempio eclatante del divario tra ricchi che possono soddisfare qualunque piccolo desiderio e le classi basse che stentano ad arrivare a fine mese. Da aggiungere la legge sul bilancio approvata dal Senato e proprio al momento di scrivere della Camera, che include tagli fiscali alle fasce più ricche e toglierà l’assicurazione medica a una quindicina di milioni di americani. In effetti, una legge che sottolinea il divario tra classi abbienti e i poveri promossa da Trump.

    Al di là del Washington Post, Mamdani ha anche causato preoccupazioni all’establishment del Partito Democratico. Non sorprende dunque che leader come Chuck Schumer, senatore democratico di New York e Hakeem Jeffries, leader democratico alla Camera, non abbiano alzato la voce per gli attacchi di Trump a Mamdani. La governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul, però, lo ha difeso, dichiarando che 20 milioni di cittadini dello Stato prenderanno le difese per un loro concittadino minacciato di deportazione. Altri leader come Ocasio-Cortez e Sanders hanno difeso Mamdani offrendogli anche il loro endorsement per l’elezione di novembre.

    Mamdani ha vinto le primarie democratiche sconfiggendo il rivale dell’establishment Andrew Cuomo (56% vs. 44%), ex governatore dello Stato di New York, il quale si era dovuto dimettere nel 2021 accusato di avere molestato sessualmente una dozzina di donne. Il caso è stato archiviato ma ovviamente rimane un candidato “macchiato” il quale però ha dato indicazioni che rimarrà nella corsa come candidato indipendente. L’altro probabile rivale diretto di Mamdani è l’attuale sindaco Eric Adams, anche lui macchiato di corruzione. Infatti era stato indagato dal dipartimento di Giustizia dell’amministrazione di Joe Biden ma poi si è avvicinato a Trump la cui amministrazione ha deciso di sospendere il caso.
    Diventerà Mamdani il primo sindaco musulmano di New York? Tanto può cambiare da qui a novembre ma al momento, il 33enne carismatico parlamentare dello Stato di New York, ha tutte le carte in regola per sconfiggere i due probabili avversari

    Donald Trump stati uniti Zohran Mamdani
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    Domenico Maceri

    PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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