Dopo averne parlato per quasi tre anni (cioè da quando è in carica il governo) senza nessuna conseguenza concreta, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato un piano con l’obiettivo molto ambizioso di risolvere il più grande ed evidente problema delle carceri italiane: quello del sovraffollamento, da cui derivano molti altri gravi problemi.
È un piano che richiederà del tempo e di cui molte parti sono ancora vaghe, ma i principi su cui si basa e gli obiettivi prefissati sono già ritenuti molto problematici, e ne è stata messa in dubbio l’efficacia da chi si occupa con costanza di carcere: «È una presa in giro», perché se tutto andrà bene e ne dubito, qualche piccolo risultato lo vedremo solo nel 2027, in questo lasso di tempo che ne sarà dell’emergenza carcere?
Il piano contiene sostanzialmente tre misure. La prima, la più pubblicizzata dal governo e già da tempo discussa, è quella che prevede di risolvere il sovraffollamento creando più posti per le persone detenute: costruendo nuove carceri o ampliando quelli che esistono già, con i moduli modello Albania, prefabbricati dove in estate si muore di caldo e in inverno di freddo. Non credo voglia mettere come in quel campo l’aria condizionata, così nel carcere ci sarebbe disuguaglianza fra detenuti, tutti chiederebbero di andare nei prefabbricati, invece di stare in sei persone in stanza con un ventilatore che dovrebbe dare sollievo alle persone detenute. Questa soluzione è quella su cui sono state espresse più perplessità anche perché è quella di cui si sa di più.
Le altre due misure invece vorrebbero introdurre procedure più rapide per concedere la liberazione anticipata a chi ne ha diritto (una possibilità che esiste già) e la possibilità per le persone tossicodipendenti di scontare la pena in strutture alternative. Sono entrambe molto difficili da realizzare per diversi impedimenti, e al momento non se ne sa abbastanza per capire se il governo sia in grado di superarli.
Nelle carceri italiane sono detenute più di 62mila persone, a fronte di una capienza regolamentare di circa 51mila. Molti di questi posti però, circa 4.500, non sono davvero occupabili per manutenzioni in corso o inagibilità delle celle: i posti realmente disponibili sono quindi circa 47mila, oltre 15mila in meno rispetto alle persone detenute.
È sulla base di questi dati che il governo ha basato il suo piano di edilizia penitenziaria, sul quale esiste già da settembre del 2024 un commissario straordinario, Marco Doglio. Lui stesso ha spiegato che il piano prevede 60 «interventi edilizi» nei prossimi tre anni (quindi idealmente entro il 2028) per aggiungere poco meno di 10mila nuovi posti. Il costo è stimato in 758 milioni di euro. A questi 10mila dovrebbero aggiungersi altri 5mila posti per ampliare le carceri già esistenti in modo da colmare la mancanza di quelli che oggi sono inagibili.
Non è ancora chiaro quanti posti saranno ricavati in carceri di nuova costruzione o nell’ampliamento di quelle già esistenti, perché sia Nordio che Doglio hanno parlato in modo generico di opere di manutenzione, ristrutturazione e costruzione. Si sa però che una parte di questi posti verrà realizzata con “moduli prefabbricati”, delle specie di container, da aggiungere nelle carceri che già ci sono.  È una soluzione molto criticata e tutt’altro che «strutturale» (come è stato definito il piano dal governo) per risolvere il problema del sovraffollamento.
Comunque una domanda la vorrei porre al Ministro Nordio, lei pensa che risolve il problema del sovraffollamento con dei moduli prefabbricati, ma non le sembra ignorare la funzione stessa della pena carceraria per come è pensata dal nostro ordinamento penitenziario, cioè trascorrere un certo periodo di tempo in un luogo che dia a chi ci sta dentro gli strumenti per poter tornare nella società libera. «I container o i moduli prefabbricati tradiscono un’idea di carcere come puro contenitore di corpi, anziché come un luogo con dentro spazi, attività e luoghi di cura che siano efficaci per il reinserimento delle persone».
Alcuni mesi fa l’architetto esperto di edilizia penitenziaria Cesare Burdese, aveva definito i moduli prefabbricati «poco più che baracche di cantiere. Ovvero, recinti», e aveva segnalato il rischio che tenere i detenuti in strutture del genere avrebbe aumentato «aggressività, violenze e ribellioni». C’è poi il problema di dove verranno messi questi moduli prefabbricati: se finiranno negli spazi aperti delle carceri, che al momento sembra l’unica soluzione possibile, verrà ridotto quello a disposizione dei detenuti per trascorrere del tempo all’aperto, così come gli spazi per altre attività preziose per la rieducazione delle persone condannate prescritta dalla Costituzione.
Altre grosse perplessità riguardano i tempi di questa operazione. Doglio aveva il mandato di costruire nuove carceri già entro il 2025, e non è successo. Ma soprattutto, i detenuti continuano ad aumentare, ed è probabile che continueranno a farlo a un ritmo alto anche a causa dei provvedimenti dello stesso governo Meloni, che da quando è in carica ha introdotto molti nuovi reati, ha aumentato le pene di quelli esistenti e ha introdotto il carcere anche per chi commette reati considerati lievi.
Dal 2023 al 2024 la popolazione carceraria è aumentata di più di 2mila persone: anche se il governo riuscisse davvero ad aggiungere 15mila posti nelle carceri, insomma, quando avrà finito con ogni probabilità si troverà di nuovo con più detenuti di quelli che le strutture possono ospitare, e avrà di nuovo lo stesso problema. Sembra insomma una soluzione poco lungimirante.
La soluzione auspicata da chi si occupa di carceri è più simile a quella contenuta in una proposta di legge presentata quasi un anno e mezzo fa dal deputato di Italia Viva Roberto Giachetti: consiste nell’aumentare gli sconti di pena in modo retroattivo, così che molte persone che hanno già una buona condotta in carcere possano uscire un po’ prima. È stata fortemente osteggiata dalla maggioranza, con l’eccezione del presidente del Senato Ignazio La Russa. Questa proposta è stata per ben due volte votata in aula, ma è stata sempre rimandata alla commissione giustizia per delle correzioni. Anche qui una domanda al Senatore La Russa la voglio fare, scusi ma lei non era in aula insieme quando la proposta Giachetti è stata presentata, poteva intervenire al momento, non ora solo per far vedere che si interessa al problema perché un suo ex militante si trova in carcere e ogni giorno ci tiene informato con il suo diario come si vive in quell’inferno?
C’è anche una contraddizione tra questo piano e alcune recenti dichiarazioni del ministro Nordio, secondo cui il sovraffollamento delle carceri non influirebbe sull’alto numero di suicidi, ma anzi contribuirebbe a evitarli. Le evidenze dimostrano il contrario, le carceri in cui si sono verificati più tentativi di suicidio sono anche quelle più affollate. Basti pensare che da gennaio a luglio 2025 ci sono stati 45 persone che hanno deciso di suicidarsi, nel 2024 hanno raggiunto il dato più alto mai registrato in un solo anno, 91. Prendo alcuni secondi per parlare dell’ultimo suicidio a Rebibbia, io conoscevo Maurizio, una persona che non dava confidenza a nessuno, ultimamente gli avevo scritto una email ma non ho avuto risposta, anzi si, la risposta è stata quella di aver preso una corda rudimentale e andare libero in un mondo spero più umano. Un’altra misura del piano riguarda la liberazione anticipata, un istituto giuridico che esiste già nell’ordinamento penitenziario e che prevede, quella in sintesi, la riduzione di 45 giorni di pena per ogni semestre di pena scontata con una sentenza definitiva.

Ci sono diversi requisiti per accedere alla liberazione anticipata, quello che vuole fare il governo ora è snellire le procedure per richiederla, attuando di fatto un decreto-legge del 2024. Non solo, finalmente lo stesso ministro Nordio ha accertato che ci sono 10.105 persone detenute che potenzialmente possono essere fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere, ora però bisogna formare questa taks force, ma siamo nel periodo di vacanze ne riparliamo a settembre, sempre poca chiarezza su come si muove questo Ministro, mentre dentro l’inferno delle carceri le vite di persone detenute si spezzano per sempre.

Mentre tutto questo non è chiaro, al governo il caro ministro Nordio dovrebbe spiegare come intenda risolvere uno dei problemi maggiori che rende difficile l’accesso alla liberazione anticipata, e cioè la cronica mancanza di personale nei tribunali di sorveglianza, di cui è la competenza di questo istituto giuridico. Anche perché presentando il piano, lo stesso Nordio ha ricordato che  i magistrati di sorveglianza sono «pochi» e sono «sottoposti a un lavoro stressante», e ha aggiunto che il governo sta lavorando per migliorare la situazione. A noi non resta che aspettare per vedere cosa succederà, il tempo scorre e di tempo non ne abbiamo più.

Anche la possibilità di scontare la pena in strutture esterne al carcere per chi ha dipendenze da sostanze e da alcol non è nuova. Sulla carta questo strumento c’era già, ma mancavano gli strumenti per attuarlo: in assenza di altri provvedimenti è improbabile che questa misura permetta realmente a tutte queste persone di uscire dal carcere. In base al nuovo piano possono accedere a questa misura persone che abbiano una pena, anche residua, inferiore agli otto anni (inferiore a quattro se per reati gravi) e rispettino una serie di requisiti. Il governo deve ancora spiegare precisamente come funzionerà l’accesso a questa misura e quali saranno le strutture che ospiteranno i detenuti con dipendenze. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha detto che i criteri di ammissibilità delle strutture «saranno definiti in una fase successiva».  Qui concludo chiedendomi ancora una volta qualcosa non torna… sicuramente non torneranno più alle loro famiglie quelle persone che in custodia dello stato hanno deciso di prendersi la loro libertà.