L’orrore di Gaza, della guerra che priva i bambini del diritto di vivere, crescere e studiare è davanti ai nostri occhi. Mentre si moltiplicano gli appelli per la pace nel mondo, secondo l’Istitute for Economics & Peace attualmente sono ben 56 i paesi in guerra. Il numero più alto mai registrato dalla fine della II guerra mondiale, con migliaia di vittime, soprattutto bambini, nella Striscia di Gaza e in Ucraina. Mai come in questo momento storico, l’infanzia è minacciata da nuove guerre, nuove povertà e crisi climatiche che minano il diritto dei bambini a vivere e crescere in pace.
I danni per il futuro delle nuove generazioni sono inimmaginabili: non basta contare morti e feriti dell’oggi, occorrerà fare i conti con tante vite che saranno devastate dall’odio e dalle ferite dell’anima, le più difficili a curarsi.
Sappiamo che qualsiasi guerra porta sempre con sé morte, distruzione, violenza, senza alcuna utilità materiale se non per l’industria delle armi. “L’impoverimento di uno non fa la ricchezza di un altro, ma il decadimento di tutti. Distruggere una nazione sarebbe come amputare una mano nell’illusione che l’altra mano raddoppierebbe così la propria forza”. Queste parole di Maria Montessori, scienziata visionaria dell’educazione, in Educazione e pace, ci spingono a riflettere sul perché esista la guerra allorché: “la pace è un principio pratico di umanità e di organizzazione sociale che si fonda sulla stessa natura dell’uomo”.
Il contributo che Maria Montessori ha dato allo sviluppo della pace è stato tanto apprezzato che, tra il 1949 e il 1951, la pedagogista di Chiaravalle fu candidata per ben tre volte al Premio Nobel per la pace. Nei numerosi scritti e conferenze, la Montessori evidenzia l’importanza di una Scienza per la pace, che indaghi le motivazioni psichiche profonde che spingono l’uomo verso la guerra, pur conoscendo le funeste conseguenze di essa. Se l’uomo fosse cresciuto sano psichicamente, afferma la Dottoressa, non potrebbe ammettere in se stesso principi morali opposti: la difesa della vita e la distruzione di essa, l’amore e l’odio, l’utilizzo delle proprie energie per costruire e, nel contempo, per distruggere ciò che ha costruito.
Per raggiungere la pace è quindi necessario un uomo nuovo, che non può nascere che in seguito alla trasformazione del sistema educativo. “Io prego i cari bambini che possono tutto di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo”. Queste parole, scritte sulla tomba di Maria Montessori a Noordwijk in Olanda, rappresentano il senso dell’intero progetto montessoriano, in quanto: “Costruire la pace è l’opera dell’educazione, la politica può solo evitare la guerra”.

Quale educazione può creare le premesse per un mondo di pace?
Sul legame tra educazione e umanità aveva già scritto il filosofo Immanuel Kant, riconoscendo che l’uomo diventa vero uomo solo mediante l’educazione e che “Il gran segreto della perfezione della natura umana è nell’educazione. Ciò ci dà la prospettiva di una futura felicità della specie umana”.
La pedagogia della Montessori è centrata su un’educazione indissolubilmente legata alla pace. Educazione e pace sono stati i due motivi principali del suo pensiero, in quanto considerava “l’educazione come attività creatrice della pace” e “la pace come condizione necessaria e perfetta dello sviluppo della vita dell’uomo”. La pace ha in sé il concetto positivo di una “riforma sociale costruttiva, il cui punto di partenza è la ricostruzione psichica dell’uomo”.
Secondo la Montessori occorre organizzare la pace, preparandola scientificamente attraverso l’educazione: “l’educazione è l’arma della pace“. Un’educazione, che ha come scopo la formazione di una mentalità di pace, deve favorire dei “comportamenti di pace” in educatori, insegnanti e genitori, ovvero dei comportamenti di condivisione, di generosità e soprattutto di rispetto. Secondo il suo pensiero è opportuno imparare a cooperare piuttosto che stare in competizione. Ma come si realizza tutto ciò ? Per la Dottoressa non basta sottrarre il bambino alle suggestioni della guerra, evitando che i suoi giocattoli simulino le armi, “e neppure sarebbe sufficiente inculcare nella creatura l’amore il rispetto per tutti gli esseri viventi e per tutte le cose che hanno costruito attraverso secoli di civiltà”. Gli uomini non fanno la guerra perché da bambini furono suggestionati da un giocattolo. La guerra è un fenomeno complesso che l’educazione non ha ancora affrontato e che è importante conoscere.
Per educare alla pace risulta più che mai attuale il discorso di Maria Montessori nella conferenza tenuta a Copenaghen il 22 maggio 1937:
“L’educazione, come oggi è intesa, incoraggia gli individui all’isolamento e al culto dell’interesse personale: oggi si insegna agli scolari a non aiutarsi l’un l’altro, a non suggerire a chi non sa, a preoccuparsi solo della promozione, a conquistare un premio nella competizione con i compagni. E questi poveri egoisti, stanchi mentalmente, come ci è dimostrato dalla psicologia sperimentale, si trovano poi nel mondo l’uno accanto all’altro come granelli di sabbia nel deserto: ciascuno isolato dall’altro, e tutti sono sterili; se si scatena un vento potente, questi pulviscoli umani, privi di una spiritualità che li vivifichi, verranno travolti e formeranno un turbine sterminatore.”

Un’educazione volta a fondare la pace si realizza, per la scienziata marchigiana, attraverso il rispetto dei diritti sociali del bambino (inteso come un essere indipendente da considerare per sé stesso) e la preparazione per lui di un ambiente adatto a garantirne l’autonomo sviluppo spirituale. L’educazione rinnovata non dovrà piegare il bambino all’obbedienza cieca, preparandolo a essere sottomesso, ma aiutarlo fin dalla nascita nel suo svolgimento psichico, in un ambiente costruito per lui, che corrisponda ai suoi bisogni. A tal fine la Dottoressa ci richiama all’importanza del lavoro quale indispensabile formatore della coscienza umana. Il lavoro non è da presentare al bambino come un dovere da compiere, esso deve sorgere dall’intimo come una necessità spirituale che concorre a formare il vero individuo sociale.
Questi sono solo alcuni degli aspetti del contributo montessoriano alla nuova scienza della pace e dell’educazione. Si tratta di un contributo scientifico prezioso, una scienza pedagogica non violenta, corredata da una tecnica educativa, da valorizzare per la costruzione di un mondo della pace.
Per insegnanti ed educatori interessati al tema segnaliamo l‘Opera Nazionale Montessori e tra le Associazioni della scuola: il Movimento di Cooperazione Educativa che opera con un apposito Gruppo nazionale per la Pace, guidato da Roberto Lovattini e da Lanfranco Genito, per la conduzione di progetti di educazione alla pace.