Il suo Governo ha appena tagliato il nastro del sorpasso laureandosi come la quarta coalizione della Repubblica per durata.  E non c’è alcun dubbio che ultimerà la legislatura dimostrando che le maggioranze di destra, per amore di potere, sono molto più coese di quelle di un’incerta sinistra come pure dimostra la lunga reggenza di Berlusconi, refrattario a ogni scandalo. Ma se pencola l’ambizione di Giorgia Meloni di costituire un polo di dialogo tra Trump e l’Unione Europea, un bluff che alla fine verrà svelato, il leader di Fratelli d’Italia guarda più lontano. Facciamo nostra, per autentica primogenitura personale, al di là dell’illazione del Il Foglio, la volontà ben precisa di percorrere un cammino lungo e, dal suo punto di vista coerente, nella politica italiana.

E dopo l’incarico di Presidente del Consiglio quale altro traguardo può essere ipotizzabile? Non c’è alcun dubbio: la Presidenza della Repubblica. La ragazza della Garbatella infatti sogna in grande. Prima donna a ricoprire un tale incarico, prima esponente della destra anche se in passato partiti di centro destra hanno appoggiato la candidatura di aspiranti presidenti non propriamente di sinistra. Su quali basi congetturiamo questa prospettiva? L’incarico di Premier logora e la spina nel fianco di Salvini a volte è particolarmente fastidiosa con le uscite da marketing elettorale. L’elezione a Presidente, a parte l’ambizione personale, sdoganerebbe definitivamente la destra e la farebbe uscire dalla sempre latente collusione con il fascismo, anche a livello internazionale. Inoltre in questa fase terminale dell’incarico di Premier Meloni potrebbe coadiuvare il cambio della guardia nei partiti della coalizione. Nella Lega ‘è qualche aspirante credibile (Zaja?), in Forza Italia basta una parola di Pier Silvio Berlusconi per far smottare l’anonima leadership di Tajani. E avere un Berlusconi alle spalle, vuol dire una lobby potente e quanto mai dotata finanziariamente.

Quanto al suo partito i fedelissimi, sia pure a vette di quoziente d’intelligenza non eccelse, si sprecano e c’è pur sempre vigile la sorella a ricoprire ruoli di sempre maggiore responsabilità. Inoltre c‘è pure, sulla destra, vigile sul riarmo come occasione corroborare il Pil, l’energico muscolare Crosetto, l’uomo per tutte le stagioni. All’interno di questo progetto non bisogna dimenticare a cotè l’ipotesi legislativa del Premierato, al momento messa da parte ma pur sempre viva. Un ballon d’essai? Si, come lo ius scholae di Tajani. Meloni si vede da Presidente della Repubblica non certo per diminuire le attribuzioni del primo cittadino dello Stato. Tra l’altro in circolazione non si vedono troppi candidati credibili per rompere la continuità dei due mandati (Mattarella come Napolitano).

Potete credere a un premio per Casini per il lungo contradditorio viaggio dentro i meccanismi delle due Repubbliche? L’intelligenza emotiva suggerisce questo sviluppo perché (fateci caso) la Meloni evita polemiche troppo accese, schiva le conferenze stampa, usa per quanto più l’escamotage dei decreti-legge, è più all’estero che in Italia (fa persino le vacanze in Grecia). Cioè suggerisce un profilo di se più pacificatore che in passato. Un new look costruito su misura che guarda lungimirante al futuro. Per questo piano cercherà di pescare i cespugli dei jolly del Parlamento (i resti di Renzi, di Calenda). Parliamo anche di età: Meloni ha 48 anni e per essere eletti ne occorrono 50. Mattarella si è insediato nel 2022 ma difficilmente completerà il mandato. Come vedete i conti tornano. E la sinistra divisa su tutto potrebbe persino spaccarsi per immorsi al progetto, dimostrando che il campo largo è sempre più stretto di fronte alla schiacciante maggioranza del centro-destra, ribadita dai recenti sondaggi. Non si sa bene perché ma agli italiani sta bene Meloni.