È sul corpo delle donne che ormai si combatte l’ultima battaglia del gender sex.
Un sesso che ora esprime, malgrado la sua intelligenza e la sua raffinata eleganza, un senso di insicurezza e probabilmente di inadeguatezza mostrando corpi di una taglia fin troppo small.
Mentre l’iconica rappresentazione del corpo maschile resta ferma nel tempo, basti pensare alla figura mitologica di Adone, al David di Michelangelo o ai Bronzi di Riace, quella della donna si modifica e passa dalle sinuosità generose della Venere del Botticelli, alle linee sensuali di Sophia Loren e finisce con le linee piatte dei corpi odierni più simili alle figure adolescenziali maschili se non fosse per alcune localizzate rotondità generosamente donate dalla nuova “Madre Natura”, la chirurgia estetica.
E se un comico sa far ridere malgrado il suo sovrappeso per le comiche non è la stessa cosa il loro gradimento passa per una taglia 38/40.
Lo stesso principio vale per le cantanti, le presentatrici, le attrici la cui bravura e professionalità sembra non bastare, ma anche per le ragazzine di 15 anni che, da questi modelli, sono profondamente influenzate.
La grettezza di questo pensiero malato si manifesta in tutta la sua povertà intellettuale quando, una volta ogni tanto, si decide di mettere in copertina la foto della “sfortunata” di turno che sceglie di mostrare il suo corpo normale magari nudo a cui si attribuiscono dei chili di troppo e nei confronti della quale si spendono commenti di circostanza circa la sua bellezza che vengono però immediatamente dissacrati dal rifiuto totale a cibarsi di qualunque cosa produca più calorie di quelle contenute in un piatto di insalata e una tazza di tè.
La privazione legata al compiacimento di qualcun altro è quanto di più triste vi possa essere.
Mentre ci affanniamo a far diventare “normale” quello che normale non è i dati ci dicono che, nel nostro Paese, più di tre milioni di persone soffrono di anoressia e il 95,9% sono donne.
Malgrado, quindi, l’anoressia sia una “malattia di genere” e, malgrado essa comporti un elevato rischio di mortalità non muoviamo neanche un dito per prevenirla.
La magrezza o il dimagrimento compulsivo vengono spesso presentati come qualcosa di buono, come un processo necessario per sentirsi meglio con sé stesse ed identificati come un nuovo inizio.
Il corpo delle donne perde la sua naturale femminilità per lasciare spazio a figure svilite da una magrezza eccessiva che priva il “gentil sesso” della sua bellezza ed originaria sensualità.
Tutto questo processo avviene sotto i nostri occhi e non facciamo nulla per arrestarlo.
Questa perversa attenzione per il corpo, perché sia inteso qui ad essere contestati non sono la sana cura del corpo o il cibo salutare, ma tutti quei comportamenti che nuocciono gravemente alla salute e che rendono impotenti genitori e persone che amano quei corpi in via di dissolvimento.
Esiste una forma di anoressia legata alla gravidanza la c.d. pregnoressia che induce le donne a seguire diete ipocaloriche e a dedicarsi in modo ossessivo allo sport così da non mettere su chili di troppo.
Questa forma di anoressia è molto pericolosa sia per la donna che per il bambino.
Sono stati pubblicati diversi articoli in cui si sostiene che l’aumento delle gravidanze surrogate sia legato all’ossessione del corpo e, a fronte di queste affermazioni sono state obiettate una serie di considerazioni a cui è sicuramente possibile controbattere. Innanzitutto si sostiene che per “accedere” ad una gravidanza di tipo surrogato è necessario dimostrare l’impossibilità dettata da motivi di salute da parte della donna di poter avere figli. Ovviamente questo tipo di obiezione può essere avanzata nel momento in cui la gravidanza surrogata venga mediata da cliniche che si assicurino e chiedano di documentare secondo quanto stabilito dalla legge questa condizione di “impossibilità di procreazione”.
Probabilmente, però, questo tipo di accortezze potrebbero non essere sempre messe in pratica visto che ad essere coinvolti in questo tipo di procedure sono anche Paesi dove c’è disperazione e fame e a cui potrebbe sfuggire un controllo così serrato ma anche perché la verità tende a stare sempre nel mezzo.
L’aumento dell’anoressia produce un incremento dei problemi di salute legati alle donne, problematiche che molto spesso sfociano in stati di infertilità cosa questa che potrebbe giustificare la crescita nel numero di richieste di gravidanze surrogate.
E mentre noi litighiamo con il nostro corpo per mantenerlo intatto e pelle ossa e dimostriamo che non abbiamo senso solo perché mettiamo al mondo dei figli, la curva delle nascite si impenna verso il basso e la rinuncia da parte nostra ad una esclusività che ci viene concessa da un giudice imparziale che è la Natura spinge gli uomini almeno quelli più in vista a diventare padri single di figli confezionati su richiesta.
Malgrado questa lotta estenuante contro noi stesse non riusciamo ancora ad occupare all’interno della società il posto che ci spetta perché rispetto ai nostri colleghi uomini siamo sempre un passo indietro anche laddove le nostre prestazioni siano di gran lunga superiori e forse è colpa dei retaggi culturali, forse c’entra il locus of control ma probabilmente la responsabilità è anche nostra.
Ci preoccupiamo del bullismo nei confronti delle adolescenti sovrappeso ma lasciamo che a parlarne siano donne di 40 chili. Dobbiamo cercare di capire che se un tempo c’era solo la TV adesso con la comparsa dei social, delle influencer, dei filtri, dei programmi per ritoccare le foto le adolescenti vivono una vita surreale fatta di corpi filiformi, di outfit improponibili e di aggressività comportamentale che prima non ci apparteneva.
Mentre si discuteva sul se e quanto fosse opportuna la campagna pubblicitaria contro l’anoressia di Oliviero Toscani e alcuni importanti stilisti della moda scendevano in campo per parlare senza produrre fatti altre ragazze morivano e muoiono in corpi scheletrici con la convinzione di perseguire una bellezza imposta dalla società che nessuno combatte e nei confronti della quale nessuno mostra evidente sdegno.
Questa sconfitta è enormemente più grande ed imparagonabile rispetto a quella che non ci vede ai vertici perché in gioco c’è la vita.
E adesso quando penso alla bellezza e alla forza delle donne non accendo la tv, non vado su Instagram ma mi guardo intorno per ritrovarla e la scovo nel riflesso del mio sguardo che si incrocia con quello di una bambina di circa 5 anni che ha gli occhi pieni di orizzonti e di sogni, il sorriso colmo di gioia, il cuore pieno di amore inconsapevolmente anche per sé stessa e le guance rosse e un po’ gonfie di cibo e trovo che lì ci sia tutta la nostra perfezione.