Per chiunque ha a cuore le sorti del Pianeta, il 2025 sarà ricordato come l’anno della transizione negata. 12 mesi nei quali molti governi hanno ostacolato con tutti i mezzi a disposizione le politiche di contenimento delle emissioni di CO2 e le azioni di contrasto al declino ambientale mondiale. Hanno condizionato milioni di persone. Molti mezzi di comunicazione si sono allineati. Ovviamente non hanno approfondito, sono stati pigri e superficiali. Le speranze che il 2025 potesse segnare un’accelerazione della transizione ecologica sono morte subito con l’elezione di Donald Trump e poi via via con gli allineamenti, i distinguo, il lobbismo delle industrie del fossile, le leggi e le leggine di decine di Paesi. Autorità incuranti del destino dei popoli.
Le COP sul clima dell’ONU si sono trasformate in arene politiche-affaristiche, al punto che a quella in corso a Bèlen in Brasile, il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres si è presentato con uno sconfortante: ” la battaglia per il clima è persa”.
Nel pendolo tra ambizioni climatiche e leadership negazioniste, l’anno si chiude con la prevalenza delle seconde. L’Unione Europea rappresenta alla perfezione il compendio delle speranze mortificate da classi dirigenti incapaci di spostare il pendolo dalla parte delle ambizioni ambientali. Peccato per chi crede che il riscatto arriverà. Chi scrive qui è tra chi crede.
La democrazia ci fornisce gli strumenti migliori per analizzare, discutere e decidere. Sull’unico vero, grande progetto di rilancio della comunità europea, decidere è diventato rinviare. Rinviare la mobilità sostenibile, rinviare lo scambio di quote di CO2 tra i Paesi, rinviare gli investimenti pubblici, rinviare un meccanismo di incentivi europeo per le fonti rinnovabili, rinviare gli aiuti alla popolazione più esposta ai rischi climatici. Hanno avuto buon gioco i leader negazionisti, emuli perfetti del Presidente Usa. Che importa, tanto quando il Pianeta morirà non ci saranno più elezioni.


