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    Home»Voci da Kyiv (Kiev)»MADONNA DALLO STILE RIGOROSO: in memoria di Alla Horska Parte I
    Voci da Kyiv (Kiev)

    MADONNA DALLO STILE RIGOROSO: in memoria di Alla Horska Parte I

    Tania GryfDi Tania GryfNovembre 19, 20252 VisualizzazioniTempo lettura 11 min.
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    Il poliziotto di quartiere non voleva tornare su quel caso. Lavorava a Vasylkiv già da diversi anni e l’esperienza gli diceva che si tratta solo di capricci degli cultori della capitale. All’inizio fu Viktor, il figlio del vecchio Zaretsky, a chiamarlo, preoccupato perché non aveva notizie della moglie. Ma non è mica compito della polizia locale occuparsi di persone che non risiedono nemmeno in questa città. Poi arrivò Viktor stesso che, non trovando il padre a casa, chiese di sfondare la porta. «Ma dove si è mai sentito una cosa del genere?» Forse il vecchio è andato a trovare qualcuno o è andato proprio da Viktor, ma non si sono incontrati. Oggi sono venuti anche gli amici. Si presentarono brevemente: «Svitlychna… Sverstyuk…» come se i loro nomi avessero un significato per il vecchio poliziotto. Ora stanno cercando di convincerlo a perquisire la casa di Ivan Zaretskyi.

    Il poliziotto camminava davanti ai suoi ospiti indesiderati, la fredda pioggerellina del tardo autunno gli fece tirare la testa tra le spalle e sollevare il colletto della sua carente uniforme.«Allora, cosa abbiamo qui? Nella camera niente di insolito, neanche in cucina… ma guarda, vogliono vedere anche la botola! Maledetto sportello, è così pesante… ooh!.. cos’è?..»

    Il cadavere di una donna con il cranio sfondato giaceva per terra.

    ***

    Questo potrebbe essere l’inizio di un romanzo giallo, in cui, secondo le regole del genere, dovrebbe apparire qualcuno come il tenente Colombo e risolvere rapidamente il caso. Il colpevole confesserà, ma il lettore rimarrà sorpreso perché si tratta di un personaggio completamente diverso da quello che tutti avevano immaginato.

    Purtroppo no. Un tale tenente non apparirà e l’assassino non confesserà. In effetti, è soltanto un tentativo maldestro da parte dell’autore di riportare alla luce eventi terribili realmente accaduti a novembre di 1970. Il 28 novembre 1970, esattamente 55 anni fa, la famosa artista ucraina e attivista per i diritti umani Alla Horska uscì dal suo appartamento a Kyiv e scomparve. Nel corso degli anni, si è scoperto che molto probabilmente in quel giorno è stata uccisa dai servizi speciali sovietici.

    Alla Horska, anno 1960.  Fondazione di Alla Horska e Viktor Zaretsky
    Alla Horska, anno 1960.  Fondazione di Alla Horska e Viktor Zaretsky

    La strada battuta per il futuro

    Il proverbio popolare dice che il buon giorno si vede dal mattino. Il «mattino» di Alla Horska era perfetto. La vita sembrava averle preparato una strada spianata e priva di ostacoli. È nata a Yalta, in Crimea, il 18 settembre 1929, nella famiglia del regista e organizzatore della produzione cinematografica sovietica Oleksandr Horsky. A causa del lavoro del padre, che dirigeva gli studi cinematografici più famosi in momenti diversi, Alla è stata costretta a continui spostamenti con la madre e il fratellastro maggiore Arsen. La guerra li colse a Leningrado (l’odierna San Pietroburgo, in Russia). In quel periodo, Alexander Horsky si trovava in Mongolia sul set del film, mentre il fratello Arsen si arruolò nell’esercito e morì poco dopo. Per due inverni di assedio, Alla e sua madre hanno cercato di cavarsela come meglio potevano.

    Alla prima occasione, la famiglia si trasferì a Kyiv nel 1943. Lì, Alla frequentò con successo la Scuola d’arte e poi l’Istituto di belle arti di Kyiv. Quelli erano tempi difficili del dopoguerra: molte persone avevano perso le proprie case, c’era carenza di cibo e di vestiti comodi e belli. Tuttavia, la famiglia Horsky è stata fortunata a non doversi preoccupare della routine quotidiana. Vivevano in un appartamento spazioso di tre stanze, avevano accesso a tutti i beni materiali e spesso venivano visitati dai rappresentanti dell’élite di Kyiv dell’epoca. Alla si vestiva elegantemente. Per le lezioni e, più tardi, per gli appuntamenti con il suo compagno di studi Viktor Zaretsky veniva accompagnata in macchina dall’autista personale di suo padre. Nel 1952, ancora studenti, Alla e Viktor si sposarono senza chiedere il consenso dei genitori e in seguito ebbero un figlio.

    Viktor Zaretsky e Alla Horska, anni 1960. Fondazione di Alla Horska e Viktor Zaretsky
    Viktor Zaretsky e Alla Horska, anni 1960. Fondazione di Alla Horska e Viktor Zaretsky

    Alla e Victor hanno ricevuto un’adeguata educazione artistica sovietica: sapere disegnare ciò che vedi e vedere ciò che piace al partito. I primi quadri della copia di giovani artisti erano dedicati al lavoro dei minatori del Donbass.

    Essi piacquero molto alla leadership sovietica, tanto che arrivarono immediatamente alle mostre di tutta l’Unione Sovietica e ricevettero recensioni favorevoli dai critici d’arte. Horska divenne membro dell’Unione degli Artisti dell’URSS. Fu così che iniziò la sua gloriosa carriera di artista sovietico. Ma lei voleva di più, sentiva di poter e dover trovare il suo stile unico.

    I primi germogli di libertà.

    Anche il paese in cui viveva iniziò a cambiare. Ovunque era in corso un’opera di ricostruzione dopo una lunga guerra sanguinosa. Il tiranno J. Stalin, che aveva oppresso intere nazioni per molti anni, alla fine morì. Dopo il discorso storico di Krusciov del 1956, nel quale si sfatò il culto della personalità di Stalin, si sperava che fosse finalmente giunto il momento della libertà. Gli artisti più anziani, che sono riusciti a sopravvivere alle purghe degli anni ’30, erano scettici riguardo al “disgelo” di Krusciov, mentre la generazione più giovane credeva nella possibilità di costruire un “socialismo giusto”. Speravano che il tempo della repressione fosse passato e che finalmente fosse possibile creare liberamente. Dovettero però presto rendersi conto che un tiranno era stato sostituito da un altro.

    Anche la vita personale di Horska conobbe una maggiore libertà. Nel 1953 i suoi genitori si trasferirono a Odessa e l’appartamento divenne, in un certo senso, uno studio d’arte della coppia. Alla e Viktor si dedicarono a ricerche creative. Si appassionarono alla pittura popolare ucraina, alle opere di Maria Prymachenko e Mykhailo Boychuk. In quel periodo Alla dipinge diversi autoritratti, sperimentando con il colore e mettendo in risalto varie caratteristiche del proprio viso.

    Ammira le scenografie di Anatoliy Petritsky (pittore ucraino e artista teatrale) e crea una serie di schizzi di costumi teatrali.

    Secondo la nipote di Alla e Viktor, Olena Zaretska, fu in questo periodo che Horska si innamorò dell’Ucraina. Affascinata dagli studi dell’arte popolare, Alla scoprì la profondità e la ricchezza della cultura ucraina. Tuttavia, con il passare del tempo, la coppia ha iniziato a gravitare sempre di più verso l’arte monumentale, volendo darle una caratteristica ucraina.

    Nonostante Horska sia cresciuta in una famiglia russofona ed è stata persino esentata dalle lezioni di ucraino all’università, la sua scoperta personale della cultura ucraina le ha dato un senso di appartenenza. Inizia a parlare e scrivere in ucraino e prende lezioni di lingua da Nadiya Svitlycha, publicista e attivista per i diritti umani che in futuro sarà a sua volta una prigioniera politica.

    Viktor Zaretsky e Alla Horska nel loro studio artistico, anni 1960. Fondazione di Alla Horska e Viktor Zaretsky
    Viktor Zaretsky e Alla Horska nel loro studio artistico, anni 1960. Fondazione di Alla Horska e Viktor Zaretsky

    Alla e Victor erano in contatto costante con artisti, scultori, scrittori e poeti, organizzavano incontri in cui presentavano i loro successi creativi e si scambiavano le idee. Per la maggior parte, si trattava di serate private nell’appartamento di Horska o di Svitlychny, negli studi d’arte dei loro colleghi, o all’aria aperta, nel parco o in piazza. Inoltre, sotto il Natale, lo stesso gruppo di amici organizzava dei canti natalizi per mantenere vive le antiche tradizioni ucraine. Non potevano neanche sognare di avere un posto speciale dove incontrarsi. Ma un’occasione fortunata li aiutò.

    Club della Gioventù Creativa (CGC)

    L’imminente arrivo della delegazione canadese, i cui membri erano interessati a conoscere le tendenze culturali nell’ambiente giovanile, fu il pretesto per creare il Club della Gioventù Creativa (CGC) “Suchasnyk”. In futuro, il club diventerà leggendario e darà il via all’apertura di club simili in altre città ucraine, giocando un ruolo significativo nel movimento dissidente.

    In breve tempo, il CGC ha sviluppato un’intensa attività organizzando letture letterarie, serate etnografiche, mostre d’arte, conferenze sulla storia, produzioni teatrali e viaggi alla scoperta della storia locale. Il Club ha creato un teatro e un coro itinerante e ha persino organizzato un ensemble jazz, nonostante il jazz fosse ufficialmente vietato nel URSS. Il regista Les’ Taniuk è stato scelto come primo presidente del Club. Tra i suoi membri figuravano scrittori, poeti, attori, musicisti, pittori, cinematografi e molti altri rappresentanti delle professioni creative. Anche Alla Horska e suo marito non si sono tirati indietro. Lei era la promotrice di molte iniziative e il suo carattere libero e indipendente le permetteva di non avere paura di niente né di nessuno. Il Club organizzava le serate dedicate ai personaggi illustri ucraini e ha riportato in auge la tradizione di deporre i fiori al monumento di Taras Shevchenko.

    All’inizio del 1962, Alla Horska, suo marito e alcuni amici sollevarono la questione della soppressione della lingua e della cultura ucraina. Tuttavia, questa azione attirò soltanto l’attenzione meticolosa delle autorità. Le fu impedito di partecipare alle mostre d’arte. In quel periodo, Horska realizzò un intero ciclo di ritratti grafici dei suoi contemporanei, soprattutto degli amici del Club.

    Poiché il Club della Gioventù Creativa era multidisciplinare, spesso nascevano collaborazioni tra rappresentanti di generi diversi. Alla Horska, che da tempo era interessata all’arte teatrale, iniziò a lavorare con il regista Les Tanyuk nel 1963. Ha creato le scenografie e i bozzetti dei costumi per la commedia «Così morì Huska» del drammaturgo ucraino Mykola Kulish. Lo spettacolo è stato cancellato praticamente alla vigilia della prima. Il successivo tentativo di mettere in scena uno spettacolo congiunto è stato fatto a Odessa. Questa volta è stato messo in scena il dramma di un altro importante rappresentante della letteratura ucraina, Mykhailo Stelmakh «Verità e menzogna». Horska ha realizzato costumi originali in due colori: bianco per la verità e nero per la menzogna. Quando era già pronto quasi tutto la performance è stata annullata. Delusa e arrabbiata, Alla ha deciso di non lavorare più nel mondo del teatro.

    Alla ricerca della verità

    All’epoca, i rappresentanti della giovane generazione di artisti non erano in opposizione alle autorità e non cercavano di rovesciare il sistema, ma ritenevano giusto indagare, giustificare e onorare coloro che erano stati repressi negli anni precedenti alla guerra. Ottenere le informazioni necessarie divenne anche più facile, perché, insieme alla condanna alle repressioni criminali di Stalin, le autorità furono costrette a riabilitare, almeno parzialmente, gli ex “nemici del popolo”. Migliaia di persone tornarono a casa dall’esilio. Le loro testimonianze furono terribili. La consapevolezza del carattere criminale del sistema sovietico cominciò a emergere e a consolidarsi.

    Insieme al regista Les Tanyuk e al poeta Vasyl Symonenko, Horska ha visitato molti luoghi alla periferia di Kyiv. Hanno interrogato le persone del posto per scoprire le aree speciali segrete dell’NKVD, dove, nel periodo 1937-41, con il favore della notte furono sepolti i corpi dei fucilati. In questo modo sono state scoperte le sepolture a Vasylkiv e nel cimitero di Lukyaniv a Kyiv. Inoltre, uno dei testimoni oculari ha consigliato di visitare Bykivnia, dove ora sorge una riserva nazionale storica e memoriale nota come “Le tombe di Bykivnya”.

    La riserva nazionale storica “Le tombe di Bykivnya”

    Ciò che si è aperto davanti a loro ha superato ogni immaginazione. Le fosse comuni erano così grandi e piene che la terra non riusciva a coprirle completamente. Dopo le piogge, qua e là, i teschi umani riaffioravano in superficie e i bambini del luogo li usavano come fossero palloni di calcio da indirizzare in goal nella porta approntata. Vasyl Symonenko, rimasto impressionato da questa scoperta, scrisse le sue famose righe: “Nel cimitero delle menti illuse, il posto per le nuove tombe non c’è più”. Tra meno di un anno, anche lui scomparve. Per intimidirlo, con un pretesto futile, lui fu portato al distretto di polizia e picchiato duramente. Ciò causò un progressivo peggioramento del suo tumore renale e accelerò la sua morte. Dopo la visita a Bykivnia, su Alla Horska fu avviato il pedinamento, prima segretamente e poi senza nascondersi. Nell’appartamento dei vicini fu installato un intercettatore. Horska sapeva tutto, ma reagiva con il suo innato umorismo. Gli amici hanno dato il nome Arnold all’agente che la seguiva, perciò a casa di Alla, sul muro, c’era la filastrocca:

    Un corvo sonnecchia fuori casa

    Era lì anche la notte scorsa

    Perché Arnold è curioso

    Che cosa sta facendo Horska

    Continuate a leggere qui.

    Autore

    • Tania Gryf
      Tania Gryf
    Alla Horska guerra in Ucraina Kiev Ucraina
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