
BERGAMO – Accademia Carrara
La città è un sistema complesso in cui persone, cose, obiettivi, normative, si fondono in continue interazioni, si organizzano in diversi livelli, creano forme di convivenza in combinazioni diverse. La storia plasma le città creando trame tra chi la costruisce, chi la usa e chi la vive stabilmente, ne coglie e cerca di interpretare i suoi cambiamenti, i suoi movimenti irreversibili, e la sua complessità, frutto di tante variabili. Rullani (La città infinita, 2004) ci offre una bellissima immagine : “ La città ha un orizzonte dietro il quale nascono sempre nuovi orizzonti”. Bisogna saper distinguere tra quello che è fugace e quello che rimane, considerando che nell’ambiente urbano ci sono valori che permangono nel tempo e nella memoria e fenomeni che cambiano rapidamente e si avvalgono del susseguirsi delle nuove tecnologie per modificarne e migliorarne la vivibilità. Bisogna mantenere vivo il legame con il passato, ma essere costantemente aperti ai mutamenti derivanti dalle nuove progettualità. Un buon governo urbano deve dedicare molte energie alle politiche culturali, che non solo devono favorire la vita culturale vera e propria ma anche potenziare la vitalità economica, migliorare l’immagine e quindi l’attrattività turistica della città. In Europa le prime avvisaglie di politiche culturali datano al 1700, quando i primi Stati Nazionali iniziano a valorizzare pubblicamente il proprio patrimonio artistico, e col tempo si sono evolute e raffinate. Nella seconda metà dell’800 si valorizzano le ”opere d’arte”, soprattutto architettoniche, i punti di riferimento delle città, e nella prima metà del ‘900 nascono i primi centri culturali civici con la pianificazione di nuove infrastrutture.
Dal secondo dopoguerra l’accesso alla cultura si allarga con la valorizzazione e la ristrutturazione dei musei, in particolare quelli naturalistici e le pinacoteche, e dei luoghi per gli spettacoli, con la nascita e il proliferare di nuove istituzioni artistico-culturali. Nel periodo del’68 la partecipazione alla cultura si fa più politicizzata, con molta attenzione alla vita sociale, e iniziano ad assumere ruoli rilevanti gli Assessorati comunali alla Cultura.

LOVERE- Uno dei Borghi più belli d’Italia
Le iniziative culturali si moltiplicano, si riempiono gi spazi pubblici portando la gente a vivere luoghi organizzati e opportunamente allestiti per eventi temporanei o attività stabili, si provvede a decentrare alcune attività per renderle più accessibili (biblioteche nelle fabbriche e nelle periferie, scuole di teatro, mostre itineranti). Nella metà degli anni ’80 si comincerà a pensare alla cultura come uno strumento fondamentale per far crescere l’immagine della città e rilanciarne le particolari identità. Quando le iniziative pubbliche inizieranno ad essere frenate, in parte per i tagli necessari dovuti alle contingenze, interverrà a sostegno delle spese il coinvolgimento dei privati, dando inizio al fenomeno degli sponsor.
Gli avvenimenti culturali in città cominceranno ad essere gestiti con una logica aziendale che porterà benefici soprattutto economici, e anche le istituzioni pubbliche si attiveranno per creare occasioni di eventi, per promuovere la creatività e la crescita locale, con spettacoli dal vivo che prevederanno una partecipazione di massa. Gli interventi pubblici in questa direzione agiscono generalmente su tre settori :
- Istituzioni culturali pubbliche
- Regolamenti e normative (tutela, valorizzazione del patrimonio, protezione, regolamentazione del lavoro nel settore, sicurezza)
- Interventi finanziari (contributi, sovvenzioni, agevolazioni)

ROMA – Accademia Belle Arti
Alle azioni pubbliche si affiancano naturalmente le associazioni private, che lavorano principalmente con finalità turistiche, di marketing o sociali. Ma i problemi maggiori da affrontare per soddisfare le richieste culturali e le offerte al territorio sono soprattutto da risolversi negli ambiti della regolazione dell’uso e della concessione degli spazi e dei nuovi contenitori culturali, della burocrazia, della precarietà degli operatori culturali e dei ricambi generazionali, delle nuove imprese e dei nuovi sistemi di finanziamento, del collegamento e delle ingerenze tra la politica e le istituzioni culturali. E’ evidente che ogni città ha una storia scritta nelle sue pietre e nei suoi palazzi, ha caratteristiche ed eredità specifiche, e prospettive di sviluppo diverse a seconda delle sue potenzialità sociali, architettoniche e del suo contesto ambientale. Ma per tutte le città le prospettive, soprattutto economiche, dipenderanno da questi fattori :
- Il capitale umano in termini di competenze, conoscenze ed esperienze, le capacità creative e la qualità della sua leader ship
- I mezzi materiali ed economici, le vocazioni naturali e produttive del territorio, le risorse finanziarie a disposizione per la rigenerazione urbana e la produzione di infrastrutture
- Il capitale sociale e collettivo, l’insieme delle istituzioni e la dinamicità delle relazioni sociali
- Il capitale naturale, l’ambiente fisico su cui sorge e che la circonda
L’interazione di tutte queste forze diverrà il capitale culturale che collegherà il passato della città al suo futuro, producendo nuovi valori spirituali, nuovi valori sociali, nuove bellezze estetiche e nuovi simbolismi nei luoghi e negli eventi, ottimizzerà lo sviluppo locale e renderà la città più attrattiva turisticamente. In alcuni casi, a seguito della trasformazione di aree ex-industriali e della conseguente riqualificazione di intere zone, si sono sviluppati quartieri con residenze dedicate a creativi e artisti, affiancate da servizi di ristorazione e luoghi di svago. Sono i Cultural Quartiers, in cui c’è una grande presenza di attività culturale, con laboratori, mostre, scuole d’arte e attività creative, studi di design.
Famosi i casi di Sheffield, Milano zona Tortona, Toronto West Queen, MuseumsQuartier a Vienna, Temple Bar a Dublino. Anche in alcuni Borghi italiani si sono individuati gli habitat adatti allo sviluppo di attività culturali e creative dedicate e si stanno sperimentando progetti altamente qualificati. Le città che danno valore alle loro risorse artistiche credono anche nei pregi della condivisione, riservano un ruolo importante alla qualità della vita, creano progetti collettivi e riconoscono che tutto questo promuove la crescita dell’economia locale.
Nel 2004 l’UNESCO ha creato la Rete delle città creative, che promuove la cooperazione tra le città che hanno identificato la creatività come elemento strategico per lo sviluppo urbano sostenibile. Dalle 246 città iniziali vi aderiscono finora 350 città nel mondo (14 sono italiane) che si scambiano fra loro strumenti innovativi per potenziare la cultura e la creatività e integrarle nelle politiche di sviluppo urbano sostenibile, controllando le evoluzioni di otto aree culturali (Architettura, Artigianato e Arte Popolare, Cinema, Design, Gastronomia, Letteratura, Media Arts, Musica). Nel 2017 un altro strumento importante è stato elaborato a cura della Commissione Europea : l’ Urban and Creative Cities Monitor, Osservatorio della cultura e della creatività urbana, uno strumento validissimo per valutare e confrontare il potenziale culturale e creativo delle città europee. Analizza 190 città di 30 paesi utilizzando 29 indicatori per verificare i punti di forza e di debolezza delle città. Vengono misurate e confrontate in particolare la vivacità culturale, l’economia creativa e l’ambiente che si produce, monitorando e registrando questi parametri :
- le infrastrutture culturali e la partecipazione cittadina
- la creazione di posti di lavoro
- le risorse materiali e immateriali che attraggono talenti
Questo Osservatorio rileva in che modo la vitalità culturale si rapporta quantitativamente alla vita sociale ed economica della città in termini di partecipazione alla cultura, di capacità di rinnovamento e occupazione, in ultima analisi di miglioramento degli stimoli attrattivi del territorio.