Che i Governi, più sono di destra e autoritari, siano allergici al controllo della magistratura, è sicuramente vero, come prova l’atteggiamento del governo israeliano che per anni era stato un riferimento della democrazia nel Medio Oriente.

Le critiche mosse dalle sinistre e dall’ANM alla riforma proposta dal governo Meloni mi hanno però obbligato ad analizzare il testo della riforma che politici e giornalisti distorcono a loro piacimento. Ho anche il sospetto che molti non abbiano letto attentamente il testo, ma soprattutto che moltissimi italiani non siano in grado di capirne veramente il contenuto. Come avvenne per lo sciagurato referendum sul nucleare, appare chiaro che scelte su tematiche tecniche e complesse non dovrebbero essere oggetto di referendum per evitare la solita ignorante strumentalizzazione fra favorevoli e contrari, perchè la maggioranza dei cittadini non sono giuristi, scienziati o esperti di politica.

Se anche il nostro governo volesse assoggettare i magistrati requirenti, cioè coloro che aprono le inchieste, al controllo dell’esecutivo, questo sarebbe certamente molto grave. Ma non mi sembra che la proposta di modifica lo provi in alcun modo.

Facciamo due conti: sono previsti due Consigli Superiori della Magistratura, ma quello per i magistrati giudicanti c’era già e non mi sembra che sia stato sostanzialmente modificato. Il Presidente della Repubblica sarà presidente del vecchio Consiglio e di quello nuovo dei magistrati requirenti. Mi sembra difficile che finché Mattarella resterà il Presidente, non sarebbe in grado di garantire l’indipendenza della magistratura! Il controllo dell’esecutivo sui giudici, dicono alcuni, potrebbe verificarsi attraverso il nuovo Consiglio della magistratura requirente.

Per controllare un organo collegiale, però, occorre poterne nominare la maggioranza dei membri. Invece la riforma dell’art.104 della Costituzione prevede che i membri di questo Consiglio siano, oltre al Presidente della Repubblica, il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono estratti a sorte, per un terzo, da un elenco di giuristi eletti dal Parlamento in seduta comune, che sceglierà anche il vicepresidente, e, per gli altri due terzi, fra i magistrati in carica. Quindi, facendo i conti, anche se il governo in carica riuscisse ad eleggere persone a lui gradite, si tratterebbe sempre di una piccola minoranza dei membri del Consiglio. Per quanto riguarda l’Alta Corte disciplinare, la sua composizione è, grosso modo, uguale, in quanto dei 15 componenti, solo 3 sono eletti dal Parlamento, mentre gli altri sono nominati dal Presidente della Repubblica o dagli stessi magistrati. Sull’estrazione a sorte poi, si vede che chi pensa che sia un sistema meno “controllabile” non sa nulla, o non ricorda, che lo stesso metodo venne adottato negli anni ’80 con la prima riforma universitaria, per nominare i membri delle commissioni di concorso. Viene da ridere, non cambiò niente, perché i membri della consorteria dei professori si mettevano d’accordo con chi era occasionalmente estratto. Oggi toccava a lui, ma domani sarebbe toccato ad un altro. E quindi il sistema del nepotismo rimaneva quasi intatto.

Allora come si potrebbe realizzare il controllo del governo sui magistrati requirenti? Ci sono, però, alcune altre osservazioni importanti.

Voglio prescindere dai lunghissimi tempi necessari in Italia per una riforma costituzionale ma anche per le decisioni del Parlamento sui membri del Consiglio che ha il diritto di nominare. La messa in opera della riforma necessiterà certamente di battaglie parlamentari soltanto per decidere l’elenco dei giuristi dal quale saranno sorteggiati i membri di spettanza del Parlamento. Non si può dimenticare poi che il reclutamento e la formazione dei giudici nel nostro paese sono stati attentamente curati durante molti decenni dalla sinistra, che ha impostato la loro formazione, la loro selezione e la loro carriera. Per cambiare questo occorreranno decenni di nuovi concorsi ed un cambiamento sostanziale della cultura della giustizia. Inoltre, come osserva chiaramente il grande Sabino Cassese, la nostra magistratura è caratterizzata da una fortissima coesione corporativa e anche i giudici più indipendenti sono sempre stati condizionati da quelli più impegnati a sinistra, che tutt’ora detengono una leadership, condivisa o, almeno, largamente tollerata. Forse l’intenzione del nostro governo sarebbe quella di avere meno fastidi dai magistrati, ma questa riforma, almeno sulla carta, non sembra dare al governo reale controllo dei giudici requirenti. Se da Berlusconi in poi questa tendenza era sicuramente presente, si dovrebbe però concludere che l’operazione non è riuscita, perché sarebbe stato invece necessario reclutare molti più giudici e cancellieri e formarli in modo più oggettivo e attuale.

Comprendo le preoccupazioni di molti, quando si tocca la giustizia, ma purtroppo come giurista devo continuare ad attenermi ai testi. Occorre però sottolineare come l’analisi che ho proposto, può interessare soltanto giuristi e persone con una sufficiente preparazione. Essa non serve a nulla per spiegare alle persone cosa voteranno come favorevoli o contrari.

Quindi anche questa consultazione popolare finirà per ridursi a un conteggio fra i favorevoli e contrari al governo attuale, perché, anche i politici più seri, non sapranno spiegare le vere ragioni di un voto da una parte o dall’altra.

Alessandro Erasmo Costa

L’autore dichiara a difesa del suo onore e della sua responsabilità, che tutto quanto scrive dipende esclusivamente dalla sua modesta esperienza e cultura e che non si è servito, né si servirà mai in futuro, di ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per le sue ricerche e i suoi scritti.