La libertà di stampa in Italia è sotto attacco. È un dato di fatto e per chi non se ne accorge, vale il vecchio detto “per chi non vede, anche il sole sembra spento”. A ogni classifica sulla libertà di stampa nel mondo, l’Italia scivola sempre più in basso. Le classifiche sono stilate in base a diversi parametri, certamente non in base a parole pronunciate in modo superficiale, quanto irresponsabili. In tal caso l’Italia sarebbe finita  fuori classifica. Per giorni si è discusso delle parole pronunciate da Francesca Albanese, referente Onu per la Palestina, sulla devastazione della redazione de La Stampa, a Torino. Credo che le abbia pronunciate per aumentare la propria visibilità, in un eccesso di narcisismo. L’ho scritto subito dopo e ci ritorno perché il clima si è fatto insopportabile. In una dichiarazione pubblica, Albanese, dopo aver stigmatizzato l’assalto al giornale da parte di un gruppo di ProPal, ha aggiunto che quelle azioni devono servire da “monito” ai giornalisti affinché tornino “a fare il proprio lavoro”.  Su X ha poi scritto: “la rabbia verso un sistema mediatico che distorce la realtà in Palestina è comprensibile, ma la violenza – anche dentro un sistema violento – finisce per rafforzare chi ci opprime.” Si è lamentata anche di come la notizia della manifestazione di Torino fosse stata oscurata, trattata dai giornali in maniera non adeguata all’importanza. Ma a che gioco stiamo giocando ? Si lanciano a casaccio moniti disonesti ai giornalisti, con la pretesa di essere dalla parte giusta della storia. In realtà si ignora quello che di vero e di sostanziale fanno i giornalisti in tutte le circostanze della vita. Fingersi vittime dell’informazione non aiuta a difendere chi è sotto attacco militare da mesi. La dottoressa Albanese vuole sostenere la causa palestinese ? Lo faccia con onestà intellettuale, rispettando tutti coloro che si impegnano sul campo per arrivare a una pace giusta, per alleviare le sofferenze di migliaia di innocenti, per fare sapere al mondo intero cosa accade giorno per giorno e non solo a Gaza.

L’assalto alla Stampa è avvenuto nel giorno in cui i giornalisti erano in sciopero per la libertà di stampe e il diritto dei cittadini a essere informati. Che significa dire che quell’azione violenta sia di “monito” ? Un avvertimento lanciato da chi ha scritto e gridato “Giornalista terrorista, sei il primo della lista”  Le squadracce fasciste del Ventennio compivano le stesse identiche azioni, esattamente come “monito” Albanese ignora che i giornali in tutto il mondo sono presidi di libertà ? Lei stessa, in nome della libertà che come giornalisti difendiamo in ogni parte del mondo, si è guadagnata la fama di polemista grazie a giornali che ne hanno riportato le idee senza nessuna limitazione. Il suo “monito” va anche a Il Fatto quotidiano, al Foglio, che le hanno dedicato pagine e spazi editoriali ?  Cosa vuol dire ” i giornalisti tornino a fare il proprio lavoro” ?  Che a Gaza, per stare alla “causa”, i 26o giornalisti morti non lo hanno fatto ?  Albanese è stata imprudente, soprattutto ha ignorato che quei facinorosi hanno devastato la redazione di un giornale che negli anni del terrorismo ha visto morire per mano di violenti, istigati da cattivi maestri,  il vicedirettore, ex partigiano Carlo Casalegno. La dottoressa Francesca Albanese aveva desiderio di fare notizia, a ridosso di una manifestazione Pro Palestina ? Peccato che abbia lanciato un sasso in uno stagno nel quale si muovono tutti coloro a cui la libera stampa non piace. Alla sua irritante e perfida lezioncina abbiamo risposto con vigore. Ma più di tutti è stata la premier Giorgia Meloni a ricordarle che “la libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità”. Detto da una leader che si vanta di non parlare con la stampa del proprio Paese è il massimo che Albanese potesse ottenere.