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    Home»Culture»La realtà rappresentata /3 Il cinema
    Culture

    La realtà rappresentata /3 Il cinema

    Michele MontellaDi Michele MontellaAprile 20, 202684 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Conduciamo una bambina, un bambino al cinema, teniamo per mano una piccola esistenza che sta per immergersi in una realtà altra, rispetto a quella di ogni giorno, molto più vicina al suo sentire e al suo immaginare. Quelle mani che si stringono; i corpi che si appressano, gesti semplici, che andrebbero ripetuti mille volte nella vita dei bambini, schiudono uno spazio di incontro che attinge all’immaginario infantile e ne guida la formazione del pensiero.

    Quale rapporto c’è tra il cinema e la realtà? Esso è di rispecchiamento o di svelamento? Il cinema come la televisione mostra oppure immerge?

    Ricordate la vista del transatlantico “Rex” nel film di Fellini “Amarcord? Sono tutti lì, marinai, giovani intirizziti, l’ingenua e sognante Gradisca. Aspettano sulle barchette, nella nebbia che qualcosa accada, fiduciosi che dalle profondità della sera emerga fluttuante la mole illuminata di un dio meccanico. E poco importa che sia il mito della boria fascista o il sentimento di un appuntamento in grado di cambiare per sempre una povera esistenza; ciò che conta è che l’attesa venga premiata, che affiori dalla cupezza quotidiana una prua lenta che dia luce al futuro e memorie al passato.

    Il cinema dialoga con la realtà e, spesso, ne orienta la percezione. Fa uno strano effetto: proprio quando allontana dalla consistenza oggettiva dell’esperienza, ne offre una versione approfondita, andandola a pescare nelle profondità della poesia, lì dove si è più scoperti, meno inibiti e maggiormente disponibili a dialogare.

    In questa maniera è facile che esso entri indisturbato negli approcci alle relazioni con gli altri, ne faccia intendere le profondità, scopra le vite sommerse e predisponga a contatti umani che nemmeno si pensava di poter avere. Forse per questo motivo può essere uno strumento di pace. Lavora di fino nella coscienza, magari muove al riso o al pianto, ma intanto fa sperimentare sentimenti, induce ad indagare i motivi, gli scopi, le scelte di un momento della vita. Così silenziosamente cambiamo.

    Cambierebbe anche la comunità intorno a noi se per poco dessimo ascolto allo sguardo, che nella sala buia si accende e squaderna il mondo. La stessa ampiezza dell’immagine rispetto a noi, seduti in poltrona così tanto più piccoli delle figure rappresentate, ci avvolge e le solitudini si accorciano, la corporeità delle persone si fa presente, nonostante ne avessimo sentito fino a poco tempo prima l’estraneità.

    Un film, anche quando ha uno scarso valore estetico, si pone al centro di una profonda mediazione con la vita di tutti i giorni e ne intercetta alcuni nodi, presentandoceli come interrogativi e innescando così un movimento di pensiero che ci lascia più liberi e maggiormente in grado di elaborare stili di vita civili.

    Pricò, il ragazzino solo e indifeso del film “I bambini ci guardano” e Antoine Doinel, il ragazzaccio che corre verso il mare di “I 400 colpi”, sono intenti ad osservarci, non permettono che eludiamo il loro sguardo, proprio come è successo quando abbiamo visto l’ultimo film, magari insieme al nostro bambino e alla nostra bambina, tenendo loro le mani quando vedono il mostro che in primissimo piano vuole addentarli. Lo sguardo sulle cose parla di noi agli altri e impariamo dal cinema come si fa. Ce lo ricorda Italo Calvino “La sala buia scompare, lo schermo è una lente d’ingrandimento posato sul fuori quotidiano e obbliga a fissare ciò su cui l’occhio nudo tende a scorrere senza fermarsi”. È un passo dall’Autobiografia di uno spettatore e ci somiglia tantissimo. In fondo non siamo che uno sguardo.

    Autore

    • Michele Montella
      Michele Montella

      È stato un professore e poi dirigente scolastico con la fissa per la cooperazione.
      Laureato in Filosofia, si è specializzato in Pedagogia e perfezionato in Didattica. Ha
      studiato a lungo Storia dell’Arte e lo fa ancora con passione. È stato per oltre un
      ventennio docente di Didattica Generale presso l’ISSR di Nola (Na). Gli piace
      pubblicare saggi e articoli di pedagogia e didattica, arte e filosofia, cinema. Conduce
      una rubrica sul giornale online “Il Mediano” dal titolo “Storie dalle città invisibili”.
      Collabora saltuariamente con il quotidiano online “Italianotizie24”. Ha diretto tre
      Osservatori Educativi con il Centroletture Huck Finn, gruppo di ricerca online, ed è
      impegnato in varie associazioni culturali. Appassionato cultore di studi sulla
      nonviolenza. Non riesce a vivere senza libri e senza cinema. Gli piace viaggiare e
      passeggiare in bicicletta.

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