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    Home»Attualità»Sanità italiana e thailandese, due mondi diversi
    Attualità

    Sanità italiana e thailandese, due mondi diversi

    Alessandro BattistiDi Alessandro BattistiAprile 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    Per riprendere il discorso sulle democrazie occidentali, sulla nostra in particolare, e sui sistemi di welfare a confronto con sistemi e culture diverse. Prendo a modello la sanità e io sono per la sanità pubblica ma ho avuto modo di guardare e di vivere modelli diversi.

    Bangkok – Foto libera da Pixabay

    In Thailandia non esiste sanità pubblica e gratuita e tutti devono avere una assicurazione privata, compresi gli stranieri che vivono o soggiornano qui.
    A prima vista viene da pensare che in Italia viviamo di una supremazia sociale e giustamente ce ne vantiamo. Ma le cose non stanno esattamente così.
    Noi siamo portati a pensare che la nostra sia una sanità pubblica e gratuita per tutti; nella realtà paghiamo attraverso il prelievo fiscale una salata tassa sanitaria per avere un servizio a volte scadente. Io sono stato fortunato nell’essere stato operato tre volte in Italia negli scorsi due anni con medici bravissimi in ospedali pubblici ma devo anche dire che erano medici amici. Ma certamente il livello professionale è alto e questo viene assicurato a tutti. Ho dovuto però pagare privatamente molte delle analisi necessarie altrimenti avrei dovuto aspettare mesi.
    Torniamo alla Thailandia, e lo stesso discorso vale per il Qatar dove mio figlio vive ancora qualche mese l’anno, e sottolineo che i datori di lavoro pagano l’assicurazione medica a tutti i dipendenti in un paese che ha l’1% di disoccupazione e cresce del 10% l’anno.

    Foto libera da Pixabay

    Qualche giorno fa ho avuto bisogno di andare in ospedale per periodici controlli. Ho scritto alla mia assicurazione thailandese, hanno mandato una mail all’ospedale e la mattina stessa ero in ospedale. Una sorta di hotel a 5 stelle, sono stato accolto da una hostess che mi ha accompagnato in tutto il mio percorso, mi ha offerto un caffè e un bicchiere di acqua, ha chiamato un interprete di lingua italiana. Ho fatto i miei esami finiti i quali hanno chiamato un taxi, anche questo a carico dell’assicurazione, che mi ha riaccompagnato a casa.
    E per tutto ciò io pago 250 euro ogni tre mesi. Certo, all’indomani della fine della guerra l’idea di welfare era modernissima e ha consentito lo sviluppo e la giustizia sociale che abbiamo conosciuto ma è lecito chiedersi se ora questo sistema conserva le sue ragioni, se siamo in grado di avere un servizio all’altezza della modernità o se
    invece rimaniamo attaccati a qualcosa che sa di vecchio e non riesce ad assicurare ai cittadini un giusto servizio con costi accettabili.
    Lo stesso discorso può essere fatto per tutti i servizi pubblici e per il problema fiscale e la burocrazia. La nostra Costituzione dice che lo Stato deve assicurare i servizi pubblici essenziali ma non dice che lo deve fare in esclusiva, in regime di monopolio statale.
    Il risultato è che noi soffriamo di vecchiaia e la modernità dovrebbe essere nel dna della sinistra che invece dibatte sul decreto Zan, e io sono favorevole, e non riesce a guardare il mondo e le sue evoluzioni. Guarda il dito ma mai la luna. Buona parte del mondo corre, altra soffre e noi abbiamo la testa rivolta all’indietro. Tornerà la sinistra ad avere una prospettiva per il futuro?

    Foto di apertura libera da Pixabay

    assicurazione medica esami e analisi mediche sanità sanità pubblica Thailandia
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    Alessandro Battisti

    Ex Avvocato. Ex Senatore della Repubblica. Ex presidente di Cinecittà Holding. Attuale direttore di Italian Film Fest, festival del cinema Italiano in Brasile. Direttore di Polis, scuola di formazione politica con sede a Sao Paulo (Brasile).

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