Nel mio lungo lavoro di studioso, durato quarant’anni, non ho mai smesso di meravigliarmi perché i comportamenti umani, i modi di fare qualcosa, a livello privato, ma anche degli Stati e dei governi, sono in fondo sempre maledettamente gli stessi, maledettamente uguali a quelli inventati millenni fa. Il primo esempio, che mi colpì molto, lo ebbi quando il mio professore mi chiese di commentare l’incredibile e gigantesco fallimento di una delle più grandi società petrolifere americane, che si chiamava Enron. Ce la misi tutta, ma alla fine dovetti scoprire che questa società, come le piccole Srl di molti piccoli briganti, emetteva soltanto fatture false, verso persone e società che non avevano mai lavorato con lei, per poter caricare queste fatture come crediti, falsificando il bilancio. Questa era la sofisticata tecnica finanziaria di un gruppo multinazionale come Enron, che aveva certamente consulenti di ogni genere per poterla aiutare!!
Scusatemi quindi se prendo ad esempio Trump, ma la sua tecnica è sempre la stessa, quella che probabilmente fu inventata dai Fenici, che erano i più grandi commercianti della storia più antica. Certamente tantissimi di noi avranno avuto l’esperienza di acquistare un tappeto, un altro oggetto, nel Suck di un paese arabo. Una commedia umana, un teatro antichissimo ma sempre lo stesso. Vi propongo un parallelo, che almeno potrebbe apparire divertente.
Fase uno: si tratta di cominciare a creare un rapporto tra due controparti, mettendole a loro agio e cominciando a parlare di tutt’altro. In una trattativa internazionale si inizia con telefonate ed incontri informali tra diplomatici. Siamo nel negozio e cominciamo a guardare la merce. Il venditore ci chiede di accomodarci, di prendere un tè con lui. In una trattativa tra capi di Stato o diplomatici si comincia a parlare attraverso intermediari per arrivare finalmente a sedersi intorno a un tavolo. Anzi Trump, come prima di lui Berlusconi, dicono subito al mondo di essere amici di Putin.
Fase due: il venditore mette davanti al compratore molti dei suoi prodotti, molti tappeti, molti oggetti. Gli sta facendo vedere quanto è bravo, quanto sia giustificato il prezzo che verrà richiesto. In una trattativa internazionale questi sono gli studi, le riflessioni degli esperti delle due controparti.
Fase tre: il venditore ha capito il prodotto che ci piace, e spara il prezzo più alto possibile, quello che afferma essere il vero e unico prezzo di quel prodotto. Ovviamente il compratore lo contesta subito, e dice che il prezzo è troppo alto e la trattativa potrebbe fermarsi. Allora il venditore pratica un piccolissimo iniziale sconto, sempre dicendo che lo fa per rispetto e cortesia nei confronti del compratore.
Fase quattro: il compratore prova ancora a proporre un prezzo più basso, ma siccome il venditore resiste, decide di uscire dal negozio e incamminarsi per la strada.
Fase cinque: il venditore insegue il compratore per strada, per spiegargli che forse se ne dovrebbe parlare di più, che la trattativa è soltanto iniziata. I due ritornano nel negozio e il venditore propone un abbassamento più significativo del prezzo, affermando che potrà spedire lui gratuitamente la merce nella sede del compratore, che potrà cambiare qualcosa che non gli piace, e che spiegherà bene come va mantenuto il prodotto comprato. Questa è la vera trattativa, non si sa come andrà a finire, ma sia il compratore che il venditore si sentiranno in qualche modo impegnati a portare a termine l’affare, se non altro per il tempo che hanno perduto. In una trattativa internazionale questa è la fase della ricerca del compromesso, che può durare a lungo, ma che ha comunque il grandissimo pregio di ottenere che le due controparti, mentre trattano, in genere non peggiorino le situazioni esistenti.
Tutti dicono che Trump sta dalla parte di Netanyahu, però spesso si dovrebbe anche osservare che Netanyahu non può permettersi di far fare a Trump una troppo brutta figura verso il resto della comunità internazionale, ed in particolare l’Arabia Saudita e gli altri paesi produttori di petrolio. Ecco perché hanno torto molti commentatori, che continuano a dirci che ai paesi arabi, quelli del Golfo, ma anche l’Egitto e la Giordania, non interessa nulla dei palestinesi. Forse è vero, ma, seppure proforma, dovranno comunque ottenere qualcosa per loro. Ecco perché lo stesso Trump, grande amico di Israele, ha comunque lasciato intendere che potrebbe smettere di fornire armi allo Stato ebraico.
Certo che forse Trump pensa che sia inevitabile regalare a Putin quei pezzi di Ucraina che ha già conquistato, ma Putin dovrebbe sapere che Trump non può perdere la faccia, e che quindi non potrà certo inginocchiarsi di fronte a tutte le sue richieste.
Proviamo invece a considerare molte delle sparate di Trump più come una trattativa del suck, che come terribili minacce.
Esaminiamo i singoli proclami.
Rimandiamo a casa i migranti. L’affermazione è affascinante, e cattura certamente coloro che leggono i social. Ma si può tradurre in pratica? Sarebbe un po’ come dire aboliamo le vespe asiatiche perché la loro puntura è pericolosa. Facile a dirsi, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Non solo molti migranti sono di alto livello, e già da tempo al servizio dello stesso Trump e di molti monopolisti dell’informazione che gli stanno intorno. Poi ci sono i tribunali, che, come è successo in Italia, metteranno i bastoni tra le ruote. Certamente potrà sconfiggerli con la corte suprema, ma ci vorrà molto tempo. Se poi, come ha detto separerà le famiglie, colpendo anche i bambini, la società civile e le sue associazioni reagiranno forte, aiutate magari dall’informazione più seria. Infine i migranti sono una presenza diffusa ed omeopatica in un paese gigantesco come gli Stati Uniti e andare a pizzicarli uno per uno non sarà facile, perché molti già lavorano per le imprese e le famiglie americane, e c’è da pensare che moltissimi americani li difenderanno, magari aiutandoli a nascondersi. Se invece il vero obiettivo di Trump fosse di mandare in giro su Internet filmati che mostrano l’esercito americano schierato al confine con il Messico, allora l’obiettivo sarebbe facilmente raggiunto.
La conquista del Canada, o della Groenlandia, ma persino quella del canale di Panama, sono veramente delle sparate. Se i groenlandesi, che beneficiano già di una notevole indipendenza, non fossero affatto contenti di passare dalla democraticissima Danimarca agli Stati Uniti? Potrebbe l’esercito americano affrontare una ribellione, in un paese che è stato sempre sotto l’ombrello dell’Europa? La storia del Canada e persino quella di Panama, potrebbero apparire di nuovo soltanto chiacchiere. Non dimentichiamo che il potentissimo esercito americano è scappato a gambe levate dall’Afghanistan, come anche dall’Iraq.
E che dire della minaccia di dazi doganali? Da secoli sappiamo che le guerre commerciali di questo tipo non funzionano perché danneggiano le due parti. (Lo Zolleverein, Unione doganale tra gli Stati Tedeschi, è nata nel 1834, mentre il Benelux, tra Olanda, Francia e Lussemburgo, è iniziata nel 1944) Molto prima della CEE, questi accordi hanno dimostrato che le unioni doganali funzionavano di più che le barriere tariffarie.
Forse ottimi proclami per il social media, ma molto più difficile metterli in pratica. Nella trattativa del Suck saremmo alla fase di proposta del prezzo esageratamente alto. La realtà è che più la minaccia è grossa, più è facile capire che non si tratta di una cosa seria, ma soltanto dell’antichissimo inizio di una trattativa. Non dimentichiamo mai però che il mondo dei social media è utile ma molto effimero, perché recepisce e digerisce tutto, e non va certo a controllare cosa succede dopo. Ma proprio tutti avranno la memoria corta? Il nostro Salvini, grande maestro di chiacchiere e di propaganda, colse al volo un’opportunità. Una povera ragazza era stata assassinata in uno dei tanti palazzi occupati del quartiere di San Lorenzo. Dichiarò subito, e nel modo più roboante possibile, che questo scandalo doveva finire, che questi luoghi di spaccio e di sfruttamento dovevano essere chiusi. L’unica cosa concreta che avvenne fu però che andò a farsi un selfie con i poliziotti davanti a quel palazzo. Io ci sono stato qualche settimane fa, e vi posso assicurare che il palazzo è rimasto esattamente com’era. La norma penale contro i rave party è stata sbandierata, ma sempre a me risulta che ci sono stati molti rave negli ultimi tempi, e non è accaduto niente, salvo la repressione dei reati che c’erano già, e che qualche volta, ma solo qualche volta, vengono effettivamente puniti, soprattutto se non c’è qualche figlio di politico di mezzo. Dell’autonomia differenziata si è già occupata la corte costituzionale, mentre per la riforma della giustizia e per il premierato occorrono modifiche costituzionali, di là da venire a giudicare i vivi e i morti.

Con grande battage pubblicitario, finalmente 58 migranti verranno portati in Albania, ma circa 400 sono già sbarcati per conto loro a Lampedusa. Mi sono spesso chiesto quando gli americani, o gli italiani, si renderanno conto di tutte queste chiacchiere, che non avranno nessun seguito, se non in tempi molto lunghi, quando tutti si saranno dimenticati da dove si partiva e l’elefante avrà partorito un topolino. Allora un interrogativo sorge spontaneo: in una delle riunioni alle quali ho partecipato recentemente con gli abitanti del Quarticciolo, uno dei quartieri più disagiati di Roma, la loro reazione mi è sembrata molto intelligente, ”Noi a tutti i politici non crediamo comunque, perché sono tutti pessimi e incapaci, e lavorano solo per i loro interessi, non certo per noi”. Per questo molti abitanti del Quarticciolo non sono andati nemmeno a votare, e questa è la vera, forse l’unica, risposta di protesta che hanno, mentre molte persone di “cultura” continuano a discutere di tutte le stupidaggini che scrivono i giornali.


