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    Home»Mondo»Impossibile amare ancora gli USA
    Mondo

    Impossibile amare ancora gli USA

    Pietro RagniDi Pietro RagniAprile 18, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 9 min.
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    L’innamoramento

    Durante gli anni del liceo, grazie al suggerimento dell’amica libraia, lessi “Jukebox all’idrogeno” di Allen Ginsberg, tradotto magnificamente dalla Pivano. Fu una scoperta stravolgente per me, ne parlai in casa ed in classe, il preside poi mi chiese di tenere un seminario con due professori, rivolto a tutta la scuola, per parlare della Beat Generation. Esordii leggendo l’incipit di “Urlo”: “Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche…”.

    Iniziò con quella lettura ed altre di autori d’oltre oceano a crescere il mio interesse per gli USA. Un paese in cui c’erano tante differenze, ma anche molte istanze di tolleranza e innovazione; come le battaglie per la parità di diritti per gli afroamericani – da poco era stato ucciso Martin Luther King –; il programma Apollo, voluto dal Presidente J.F. Kennedy, che aveva portato con successo l’uomo sulla Luna.

    J.F. Kennedy nel 1962 parla all’Università di Rice (Foto tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Apollo_11)

    Dagli USA arrivavano le novità più eclatanti per noi ragazzi: le più eccitanti novità musicali, dai The Velvet Underground a Bob Dylan a Joan Baez; i nuovi trend per l’abbigliamento. Poi l’esempio di sportivi leggendari, le storie di emancipazione e riscatto sociale, le battaglie contro i capi mafiosi, i film appassionanti. Quella appariva la terra della libertà realizzata.

    Certo vi era la guerra fredda e con essa anche aree grigie, se non nere: assistemmo al massiccio intervento nel Vietnam, con le tante atrocità commesse e agli sciagurati interventi illegali, promossi dal governo USA, nei paesi dell’America Latina che, fra l’altro, portarono alle brutali dittature in Argentina e Cile.

    Insomma gli USA erano un paese che non si poteva non amare, pur condannando alcuni dei loro interventi in politica estera, che apparivano già al tempo inopportuni atteggiamenti da bulli. Per limitarci al nostro Paese basta ricordare gli eventi della strage del Cermis, dell’opposizione più o meno palese al Compromesso Storico, della crisi di Sigonella.

     

    La disillusione e il disgusto

    L’amore per il paese della “Carta dei Diritti” e della Statua della Libertà, che era intervenuto per invertire gli esiti tragici delle due Guerre Mondiali; che nel 1945 aveva supportato la rinascita anche dei paesi sconfitti, come l’Italia; che aveva evitato la preponderanza del blocco sovietico; appariva, fino a poco tempo fa, una certezza per molti di noi, pur consapevoli dei suoi limiti e dei suoi errori.

    Sono bastati tre mesi di presidenza Trump per sgretolare quella certezza e far nascere un sentimento opposto, quello del disgusto verso un paese che ha tradito sé stesso e tutti i suoi partner, un paese ove ora impera l’incertezza e l’arbitrio.

    Non è solo il problema di un uomo affetto da megalomania galoppante a cui si attaglia la frase detta da Totò: “C’è tanta gente che si diverte a far soffrire l’umanità”. Non è solo il problema che ogni suo atto è fatto per l’interesse dei suoi elettori, se non per il proprio interesse personale. Il problema maggiore è dato dei tanti milioni di statunitensi che lo hanno eletto per una seconda volta. Certo il Partito Democratico non è riuscito ad essere attrattivo, certo la situazione internazionale era complicata.

    Ma il programma dell’allora candidato Trump era ben noto a chi poi lo ha comunque votato. Graziare i terroristi che avevano vandalizzato il Campidoglio, perseguitare chiunque abbia operato in opposizione a lui, distruggere buona parte dell’amministrazione federale, iniziare una imponente guerra di dazi anche con i paesi storicamente partner, appoggiare le volontà egemoniche di un dittatore assassino come Putin e le violenze esorbitanti ordinate da Netanyahu a seguito del vigliacco attacco terroristico di Hamas.

     

    Boston nel 2005. Foto mia riportata al rovescio per manifestare il mio sdegno

    Forse gli elettori pensavano che Trump non avrebbe fatto quel che diceva. Il fatto è che gli hanno dato il potere per effettuare uno sconvolgimento del suo stesso paese e del mondo intero. Ha avviato tutti i decreti e le azioni preannunciate; inoltre ha, fra i tanti soprusi commessi, firmato decreti per ricattare gli studi legali che avevano indagato sui suoi crimini finanziari e minacciarli per il futuro; ha firmato altri decreti per annullare il supporto finanziario ad alcune università con la scusa di manifestazioni pro Palestina o della troppa inclusione verso la parità di genere. Gli studi legali e gli atenei hanno avviato una trattativa per limitare i danni, provocando la soddisfazione di Trump che ha irriso la loro venalità. È chiara l’intenzione di mortificare e prevenire qualsiasi futura opposizione avversa alle azioni del Presidente.

    Poi le azioni più clamorose; la prima quella contro gli immigrati dai paesi dell’America Latina: alcuni sono stati rimpatriati in manette, più di seimila immigrati regolari sono stati classificati come “morti” in modo da non riconoscere loro più i sussidi e il permesso per lavorare legalmente. La seconda è stata quella tragi-comica dei dazi imposti a tutti i paesi del mondo senza alcun criterio e poi sospesi per consentire, a seguito delle notevoli oscillazioni di borsa, di guadagnare grazie a un vergognoso insider trading che forse ha favorito anche il Presidente stesso o la sua famiglia. Infine non si può dimenticare quell’imbarazzante messa in scena dell’incontro con il Presidente Zelensky, prima ingiuriato con accuse false, poi costretto a un quasi processo in diretta, durante il quale è risaltata invece la correttezza delle richieste dell’Ucraina ed il coraggio del suo leader.

     

    Lo stillicidio quotidiano e ulteriori vergogne

    Ogni giornata ascoltiamo con angoscia i TG; scopriamo, di volta in volta, azioni inusitate dello stesso Trump, del suo vice J.D. Vance o del suo staff tragicamente folkloristico. Lo stesso Vance, che era stato molto critico nel 2016, tanto da essere un leder del movimento “Never Trump”, poi si è candidato senatore dell’Ohio nel ’22 e ha cambiato idea, per farsi appoggiare da Trump nella competizione. Ora è appiattito sulle posizioni più incredibili del suo boss e anzi a volte è “più realista del re”, come quando ha ingiuriato i paesi dell’Unione Europea o come quando, a pochi chilometri da Dachau, è intervenuto per appoggiare i neo-nazisti tedeschi, insultando la memoria delle migliaia di americani caduti e feriti per difendere il mondo da Hitler e dal nazismo.

    Cimitero dei caduti americani in Normandia (Foto tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Colleville-sur-Mer)

    Più si ricorda quanto è successo in questi pochi mesi, più aumenta il disgusto. Le bombe continuano a colpire i civili e i bambini in Ucraina e la Russia è grata del tempo perso e del vergognoso silenzio degli USA che perdura anche per eventi gravi come la strage di Sumy del 6 aprile. Netanyahu continua a proseguire inutili e sanguinose operazioni di guerra solo per non doversi dimettere. I mercati di gran parte dei paesi hanno perso forti percentuali e regna l’incertezza che si trasmette ai sistemi imprenditoriali. Il megalomane, tronfio, si vanta in termini volgari delle telefonate ricevute per limitare i danni da lui stesso provocati.

    La speranza che abbiamo è che l’Europa si renda finalmente conto della necessità di accelerare i processi per la propria piena autonomia. Anche Benigni ha opportunamente sottolineato il “miracolo europeo” di 80 anni di pace e progresso avviato dall’idea utopica del Manifesto di Ventotene e dall’azione decisa di alcuni grandi uomini politici, come il nostro De Gasperi. Una ragione in più per festeggiare gli ottant’anni dell’anniversario del 25 Aprile.

     

    Il risveglio dell’Unione Europea

    Ciascuno dei cittadini europei ha troppo da perdere inseguendo le ubbie di un uomo inaffidabile e ormai screditato o fidandosi di impegni antichi di fatto ignorati. Non sorprende, ma rattrista, ascoltare le parole da fan dei politici sovranisti e di destra ora al governo in vari paesi UE. Si può ancora comprendere chi vorrebbe cercare di mitigare le decisioni anti-europee di Trump dialogando, ma a che prezzo? Non c’è nessuna giustificazione, invece, per gli altri entusiasti utili idioti.

    Le cose da fare sono chiare e sono state indicate da tanti: accelerare il processo di federazione per l’Europa Unita; congelare gli stati che ora, a causa del loro governo nazionalista, operano contro l’Unione; superare la prassi dell’unanimità per i voti strategici e, finalmente, approvare la decisione di avere una politica estera e militare gestita dall’UE, altrimenti le spese militari nazionali sarebbero davvero inutili. Occorre poi confermare il sostegno all’Ucraina per percorrere la strada di una pace sostenibile e duratura e confermare il sostegno a Israele, pretendendo al contempo l’avvio di accordi che rispettino anche le esigenze della popolazione palestinese.

    Sede della Commissione Europea a Bruxelles (Foto tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Berlaymont)

    Nel frattempo bisogna prendere atto che sono stati unilateralmente stracciati accordi e intese politiche validi da decenni. Anche in ambito finanziario ed economico bisogna convincersi che è il tempo della concorrenza. L’Europa è fortemente dipendente dagli USA nel settore dei servizi. Per esempio, un’area strategica è quella dei sistemi internazionali di pagamento per la gestione delle carte di credito, ora sono tutti statunitensi. Da anni la UE ha studiato l’ipotesi dell’Euro digitale; sarebbe una forma digitale di pagamento garantita dalla Banca Centrale, gratuita e accessibile a tutti. Anche il Presidente di Banca d’Italia ha sostenuto, in questi giorni, la necessità di realizzarla al più presto.

    Purtroppo, con tanto rammarico, gli USA, il suo Presidente e il suo staff sono oggi una vergogna per la loro storia pluricentenaria, un tradimento dei principi ed ideali condivisi dal dopo guerra e una minaccia per l’UE e per ciascuno dei paesi europei. Alcune manifestazioni coraggiose ed alcune prese di posizione significative negli USA iniziano a dar voce ad un ben motivato sdegno, ci auguriamo possano rinforzarsi nei prossimi mesi.

    Per contenere il disgusto verso quel grande paese, occorre ignorare le farneticazioni quotidiane di Trump, ma soprattutto in questi mesi rapidamente allontanarci, sulla strada dell’autonomia, da un inaffidabile ex partner, anche rinforzando la collaborazione con gli altri player mondiali quali il Canada, la Cina, l’India, i paesi del Mercosur, il Messico, i paesi arabi.

    È giunto il tempo di smettere di indugiare ed effettuare scelte innovative e ben calibrate per l’interesse dell’Europa, degli europei, ma anche di tutta l’umanità. Poi, se sarà opportuno, si potrà anche trattare da pari e non in ginocchio. Nulla impedirà, anzi lo auguriamo, in futuro di ristabilire buoni rapporti con un’amministrazione diversa e credibile degli USA.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Pietro Ragni

    Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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