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    Home»Racconti dalle strade del mondo»Alla ricerca degli antichi qanat in Iran – XII puntata
    Racconti dalle strade del mondo

    Alla ricerca degli antichi qanat in Iran – XII puntata

    Pietro RagniDi Pietro RagniSettembre 20, 20251 VisualizzazioniTempo lettura 10 min.
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    Dedicato alla memoria del Prof. Ezio Burri

     In questa XII puntata del racconto dei nostri viaggi in Iran, ricordiamo l’inatteso invito a partecipare al I Forum Iran-Italia su “Scienza, Tecnologia e Innovazione”, tenutosi a Teheran nell’aprile 2017. Iniziamo con un sintetico inquadramento della storia contemporanea di Iran e paesi confinanti, per spiegare il perché di questo Forum, quindi parliamo del nostro intervento e della bella città di Kashan che abbiamo visitato. Buona lettura, continuate ad accompagnarci lungo le strade e le città persiane.

     

    Due guerre disastrose e prove di distensione

    Per una serie di ragioni dopo il 2009 non riuscimmo a tornare in Iran. In modo inatteso l’opportunità ci venne offerta dal cambiamento delle situazioni politiche che interessavano anche quel grande paese.

    Penso sia utile ricordare in estrema sintesi alcuni drammatici episodi storici avvenuti durante i primi lustri di questo secolo.

    Nel gennaio 2002 il Presidente Bush, durante il discorso sullo stato dell’Unione, successivo agli attentati del 11/9/2001, indicò l’Iran come uno dei tre paesi dell’Asse del Male con Iraq e Corea del Nord. Come era facile ipotizzare, gli USA effettuarono un’azione immediata: nell’ottobre 2001 ci fu l’invasione dell’Afghanistan per catturare Bin Laden, ritenuto l’organizzatore dell’attentato alle Torre gemelle. Poi fu ucciso in Pakistan da un commando USA dieci anni dopo, nel 2011. L’invasione perdurò fino al 2021, quando il Presidente Biden decise di ritirare le truppe USA dal paese, di fatto riconsegnandolo ai talebani.

    Nel 2003 il Presidente Bush, con il motivo di distruggere le armi di distruzione di massa (per altro mai esistite), lanciò la seconda guerra contro l’Iraq; il paese fu occupato in tre mesi, con il supporto dei partner che aderirono alla “Coalizione della Volontà”. Il dittatore Saddam Hussein scappò dalla capitale, ma prima della fine del 2003 fu catturato da soldati americani. L’Iraq aveva già un governo nazionale e il dittatore fu giudicato da un Tribunale speciale iracheno insieme ad altri gerarchi del suo regime; fu accusato di vari crimini contro l’umanità, i più gravi furono il “genocidio dell’Anfal” e il “massacro con armi chimiche di Halabja” (durante la guerra con l’Iran), con l’uccisione di più di 10.000 curdi nel Kurdistan iracheno, in gran parte civili. Fu condannato a morte per impiccagione e la sentenza fu effettuata nel dicembre 2006. Fra il 2009 e il 2011 le truppe di invasione si ritirarono progressivamente, riconsegnando il paese alle autorità irachene.

    Cereti nel suo recente bel libro[1]  commenta: “l’USA … con le disastrose campagne in Afghanistan e in Iraq, ha finito per rafforzare involontariamente proprio Teheran (…)” e, altrove: “l’Iran è stato il maggior beneficiario delle invasioni americane dell’Afghanistan e dell’Iraq, poiché ha acquisito influenza nei due paesi e soprattutto nel Levante, cosa impensabile prima del 2003.”

    Per sbloccare questa situazione il Presidente Obama tentò di recuperare un rapporto con la Repubblica islamica, anche grazie all’elezione, nel 2013, di Rouhani come nuovo Presidente dell’Iran. Quest’ultimo e il suo ministro degli esteri Zarif, accettarono di firmare con i paesi occidentali, nel 2015, l’accordo sul programma nucleare iraniano, garantendo che sarebbe stato indirizzato solo a scopi di produzione di energia. Questo inaugurò nuovi contatti di USA e paesi dell’UE con l’Iran, avviando così un periodo di disgelo.

    I Firmatari dell’Accordo sul nucleare iraniano, Vienna 14/7/2015 (Foto Wikipedia)

    Un risveglio troppo breve

    L’Italia, con la Francia e la Germania, furono i paesi più attivi nell’avviare accordi commerciali, tanto è vero che ancora nel 2020 la UE risultava il secondo partner commerciale dell’Iran, dopo la Cina, anche se molti accordi furono sospesi o non avviati a causa della nuova posizione USA del ‘18.

    Infatti, purtroppo, nel 2018 il nuovo Presidente Trump decise di ritirare gli USA unilateralmente dall’accordo sul nucleare con l’Iran e di applicare nuove sanzioni molto pesanti al paese islamico, cancellando le aperture volute da Obama. “Il risultato è stato la radicalizzazione della posizione di Teheran e la violazione degli accordi, – ricorda Cereti[1] – con il conseguente aumento della produzione di uranio arricchito.”

    Di nuovo isolato, l’Iran rinforzò la sua attività anti-occidentale e anti-saudita in Libano finanziando e armando gli Hezbollah, supportando milizie armate nella guerra civile in Siria e appoggiando significativamente gli Houthi nella guerra in Yemen e il gruppo terrorista di Hamas in Palestina.

    Questi avvenimenti contribuiscono a spiegare l’implosione del Libano, la cacciata di Assad da Damasco, il dramma del 7 ottobre 2023 in Israele, i lanci di missili dallo Yemen contro Israele e contro le navi occidentali nel Mar Arabico e, in conseguenza, la distruzione di Gaza e i bombardamenti dei tre impianti iraniani dove l’uranio viene trattato, effettuati poche settimane fa da israeliani e statunitensi. È incredibile constatare che la trattativa avviata da Trump nel 2025 (prima e dopo il bombardamento, per altro “preannunciato”) intendeva di fatto ritornare con l’Iran alla situazione ottenuta da Obama e da lui cancellata!

    [1] Carlo Cereti – “L’Iran contemporaneo” Brioschi ed. 2023

     

    Un’inattesa opportunità

    La grande politica internazionale incrociò la nostra vita di ricercatori. Infatti fra le iniziative effettuate dall’Italia per riallacciare i rapporti con l’Iran vi fu quella promossa dalla ministra per l’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), senatrice Valeria Fedeli. Appena nominata, nel dicembre 2016, avviò l’organizzazione di un evento comune fra Italia e Iran nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Il MIUR chiese a università ed enti pubblici di indicare i gruppi di ricerca che avevano avuto contatti con l’Iran nel recente passato. Assolutamente inaspettata arrivò anche a noi questa richiesta e subito ci candidammo per partecipare all’evento.

    Teheran 19 aprile ’17 pannello all’ingresso del palazzo che ospita il Forum Iran-Italia

    Dal 2009 il nostro gruppo aveva continuato a diffondere i risultati delle ricerche effettuate sui qanat iraniani. Da una parte Angelo aveva creato un sito web denominato “qanat project” con bellissime foto; Ezio ed Angelo avevano illustrato ai loro studenti dell’Università di L’Aquila i risultati delle nostre ricerche; anche con i colleghi dell’università di Shahrood avevamo, negli anni, pubblicato vari paper e libri scientifici; io avevo presentato la parte riguardante il radon (novità assoluta nel contesto) in vari eventi, fra cui nel congresso internazionale “Science and Technology for the Safeguard of Cultural Heritage in the Mediterranean Basin“, organizzato dal compianto prof. Angelo Guarino a Istanbul nel novembre 2011.

    La nostra candidatura fu presentata dal CNR e subito approvata dal Ministero. Avevamo poco tempo per organizzarci, poiché l’evento sarebbe stato a metà aprile. Iniziammo a scambiarci e-mail, avvertimmo anche i colleghi iraniani dell’università di Shahrood e i giovani amici conosciuti a Teheran nel 2009.

     

    Prezioso invito

    Ai primi del marzo ‘17 ci arriva un’ulteriore bellissima notizia: il responsabile del Centro UNESCO-ICQHS (International Center on Qanats and Historic Hydraulic Structures) di Yazd, Dr. Yazdi, ci invita a tenere una lezione presso il Centro, per presentare le nostre ricerche sui qanat. Non sappiamo chi ci ha segnalati a loro, ma per noi è un onore essere invitati dal Centro voluto dall’UNESCO per studiare e preservare le diecine di migliaia di qanat presenti in Iran.

    Logo del Centro ICQHS dell’UNESCO a Yazd

    Inoltre poter andare a Yazd era il nostro sogno da anni, poiché è la provincia dove vi sono il maggior numero di qanat ben conservati ed è situata al termine del deserto del Kavir, circa 700 chilometri a sud di Shahrood.

    Ezio ci raggiunge a Roma per un incontro urgente su come suddividere il lavoro. Decidiamo che sarò io a parlare nelle due occasioni, perché padroneggio meglio l’inglese; ciascuno contribuirà con scritti e slide per i due interventi. Per la logistica decidiamo di aggiungere qualche giorno autofinanziato alla missione in modo da visitare alcune città e attraversare tutto il deserto del Kavir, per tornare da oriente alla capitale. Angelo, un mago con internet e collegamenti, si occupa dell’organizzazione dei contatti e dei soggiorni, fra cui uno avventuroso in pieno deserto.

     

    Forum Italia e Iran su Ricerca e Innovazione

    Procedure accelerate al consolato iraniano per i nostri visti, grazie alla richiesta ministeriale. Nel volo incontriamo alcuni docenti coinvolti nell’evento e c’è anche la ministra, riconoscibile a distanza per i ricci rosso rame dei suoi capelli. All’arrivo un servizio navetta ci porta nel bell’hotel dove siamo stati alloggiati, proprio al centro di Teheran.

    La Sen. Valeria Fedeli apre il I Forum Iran-Italia (Foto mia)

    Il primo giorno si tiene la cerimonia di apertura del “I Forum Iran-Italia per la Ricerca, Tecnologia e Innovazione” ed intervengono i due ministri che hanno organizzato l’evento. La nostra Fedeli ha indossato un foulard elegante per l’occasione, apparendo ben diversa dalla combattiva sindacalista che abbiamo spesso visto in tv impegnata nelle battaglie per l’uguaglianza dei diritti di donne e uomini.

    Nel pomeriggio il Forum si suddivide in varie sessioni ed io, a nome del nostro gruppo, parlo delle ricerche effettuate sui qanat nella regione di Shahrood, nell’ambito della sezione incentrata sulla valorizzazione dei beni culturali.

    Intervento al Forum per illustrare i risultati delle ricerche sui qanat (Foto A. Ferrari)

     

    I Giardini del Paradiso

    Terminato il Forum l’indomani partiamo la mattina presto con un’auto privata guidata da un ragazzo (lo chiamerò Dariush) che, contento di guadagnare un po’ di dollari, ha accettato ben volentieri di portarci fino a Yazd e poi di ritorno a Teheran. Lui subito avvia la musica in partenza; è una cassetta di Lana Del Rey che lui stesso ci dice essere proibita, poiché è musica occidentale, purtroppo scopriremo che è l’unica che ha e ci toccherà ascoltare Born to die tante volte…

    La prima meta stabilita da Angelo è Kashan. Fu veramente bello giungere nella parte più antica della città (al tempo avrà avuto 250.000 abitanti) che è capoluogo della contea, nella provincia di Esfahan. Kashan era nata come luogo di villeggiatura dei re Safavidi (dinastia durata dal 1501 al 1736).

    La perla della città è il Bagh-e-Fin (Giardino di Fin) considerato il giardino più bello e famoso dell’Iran. Fu voluto dallo Shah Abbas I “Il Grande”, il conquistatore di Baghdad e colui che trasferì, all’inizio del Seicento, la capitale della Persia nella vicina Esfahan.

    Kashan Padiglione Centrale del Giardino di Fin (Foto mia)

    Il giardino fu progettato per riprodurre il Paradiso sulla Terra, secondo la visione persiana. In effetti colpisce la ricchezza della vegetazione e il numero di vasche, inattese in una zona in gran parte arida e poi si resta avvolti nel silenzio, mentre si cammina, godendo i vari scorci di volta in volta scoperti con meraviglia.

    Visitiamo brevemente anche la vicina Khane Ameriha (in apertura la foto del cortile più sontuoso), una residenza privata costruita nel XVIII secolo e successivamente rinnovata da Saltane Ameri che vi abitava con la sua famiglia. Era il responsabile della sicurezza della strada fra Kashan e Teheran (la nuova capitale dalla fine del Settecento per volere del primo Shah della dinastia Qajar) e della consegna di armi all’esercito dello Shah.

    La splendida costruzione si estende su un’area di 9.000 metri quadri ed è articolata in 85 stanze, sette cortili, due hammam (uno per le donne e l’altro per gli uomini); un complesso con fontane, portici, fiori, alti alberi, passeggiate, che ben rappresenta lo stile persiano del periodo.

    Purtroppo non abbiamo molto tempo e già dopo pranzo siamo in auto per raggiungere Esfahan, la nostra prossima meta, prima di arrivare a Yazd.

     

     

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    Pietro Ragni

    Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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