Con il Decreto n. 127, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 settembre 2025, l’Esame di Stato diventa ufficialmente Esame di Maturità, recuperando una dicitura storica ancora in uso nel linguaggio comune. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito stabilirà annualmente, entro gennaio, le discipline della seconda prova, l’eventuale terza prova scritta per specifici indirizzi di studio e le quattro discipline oggetto del colloquio d’esame, nonché le modalità organizzative del colloquio. Cambia ancora la composizione delle Commissioni d’esame che saranno formate da cinque componenti: un presidente esterno, due membri esterni e due membri interni per ogni coppia di classi. Per i commissari è prevista una formazione specifica, considerato che:
—saranno valutate non solo le conoscenze disciplinari, ma anche le competenze, l’autonomia, la maturazione personale e il senso di responsabilità dello studente;
—l’esame assumerà una funzione orientativa, guardando al futuro percorso di studi o all’ingresso nel mondo del lavoro, tenendo conto dei percorsi di formazione scuola-lavoro (ex PCTO), delle competenze digitali e della educazione civica.
Con il nuovo decreto si è inteso, inoltre, porre fine agli episodi, ampiamente ripresi questa estate dalla stampa nazionale, di rifiuto da parte di alcuni studenti di sostenere l’orale. Per questo, si stabilisce che “l’esame di maturità è validamente sostenuto se il candidato ha regolarmente svolto tutte le prove”.
Lo stesso ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, nell’illustrare i principali cambiamenti del provvedimento, ha affermato che “chi fa scena muta all’orale, chi non svolge regolarmente la prova orale sarà bocciato“. Su tale questione, il sondaggio di Skuola.net rivela che il 71% degli studenti si dichiara favorevole, mentre per le altre novità del provvedimento è a favore il 51% degli studenti.
Esami e Costituzione

Vediamo che nel dibattito sui problemi della scuola ritornano periodicamente discussioni sulla validità dell’esame di Stato, su se sia ancora opportuno sottoporre gli studenti e le famiglie a così tanto stress, spendendo risorse che potrebbero essere impiegate per la scuola in ben altro modo. E qualcuno arriva a invocarne l’eliminazione, senza considerare che l’esame di Stato è espressamente previsto dall’articolo 33 della Costituzione che recita: “E’ prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi ”.
Si comprende bene che eliminare gli esami richiederebbe una legge costituzionale, con una procedura abbastanza lunga e complessa. Per questo sarebbe meglio affrontare la questione con maggiore cautela. Quando furono eliminati gli esami di seconda e quinta elementare, oggi sostituiti nell’immaginario delle famiglie dalle prove Invalsi, non fu necessario ricorrere a una legge costituzionale perché venne cambiato l’assetto ordinamentale della scuola. Con la legge 517 del 1977 si eliminò la suddivisione in cicli nella scuola elementare e con essa gli esami di seconda e successivamente, con la Riforma Moratti del 2003 (legge 53/2003), scuola primaria e scuola secondaria di primo grado vennero aggregate in un unico ciclo di istruzione e, quindi, non fu più necessario prevedere l’esame al termine della primaria. Oggi c’è ancora chi pensa con rammarico che l’eliminazione dell’esame di licenza elementare sia stato un danno. Ragazze e ragazzi si troverebbero ad affrontare il loro primo esame solo al termine della scuola secondaria di primo grado. La qual cosa, in assenza di esperienze precedenti, renderebbe l’approccio all’esame più traumatico.
Uno sguardo all’Europa
L’esame finale al termine del percorso scolastico viene contemplato da tutti i Paesi europei. Pur nella diversità dei sistemi educativi, l’obiettivo principale è comune: valutare le conoscenze e le competenze degli studenti al termine dell’istruzione secondaria per consentire loro l’accesso all’Università o al mondo del lavoro. In Francia il ciclo del liceo viene concluso dal “Baccalauréat” o “Bac”, che di recente ha avuto alcune modifiche, con prove d’esame distribuite sugli ultimi due anni. Il “Bac” è il requisito fondamentale per l’accesso all’università pubblica, ma per le “Grandes Écoles” (le università più prestigiose) è spesso richiesto un ulteriore esame di ammissione.
Nel Regno Unito, l’esame di fine ciclo superiore è noto come A-Levels (Advanced Level). A differenza di altri Paesi, gli studenti si concentrano su un numero limitato di materie. Questo sistema incoraggia la specializzazione precoce e la preparazione mirata per l’università, poiché gli studenti scelgono le materie in base ai requisiti della facoltà che intendono frequentare.
In Spagna, il percorso per accedere all’università è diviso in due fasi. Il Bachillerato è il diploma di scuola superiore che si ottiene al termine dei due anni di studio successivi alla scuola dell’obbligo. Per l’accesso all’università, gli studenti devono sostenere un ulteriore esame noto come EvAU (Evaluación del Bachillerato para el Acceso a la Universidad), precedentemente chiamato Selectividad. Il voto finale per l’ingresso all’università è una combinazione dei voti del Bachillerato e del punteggio ottenuto nella EvAU.
In Germania “l’Abitur” è il diploma di maturità, noto per essere un esame molto impegnativo che richiede una preparazione approfondita. La sua struttura può variare tra i diversi stati federati. Il voto finale non dipende solo dall’esame, come in Francia e di recente in Italia, è una combinazione dei risultati delle prove d’esame e dei voti scolastici, che valorizza il percorso di studi complessivo.
In generale, quasi tutti i Paesi europei tendono a integrare maggiormente la valutazione continua nel voto finale e a specializzare gli studenti in materie specifiche già prima dell’esame finale, riducendo l’impatto di un unico esame di Stato. In tale contesto gli studenti italiani non possono essere da meno, il valore e la serietà vanno affermati, restituendo alle prove d’esame il loro significato più autentico in difesa della scuola migliore per i nostri giovani.
La notte prima degli esami e i riti di passaggio

L’esame di Maturità è considerato un rito di passaggio, perché segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Al di là del momento di valutazione delle conoscenze e delle competenze acquisite, l’esame rappresenta per i ragazzi e le ragazze un’esperienza emozionale legata alla chiusura di un ciclo di studi e alle aspettative con le quali andare verso il mondo adulto e il proprio futuro.
Affrontare gli esami di maturità può essere una vera e propria sfida. Gli studenti devono far fronte alla difficoltà di gestire i tempi e i modi della comunicazione e superare l’ansia, per dimostrare in modo efficace la loro preparazione nelle diverse materie. Questo clima di emozioni e difficoltà è stato spesso descritto nella musica e nel cinema ed evidenzia quanto il rito degli esami sia radicato nella cultura italiana. Per i giovani, il superamento di un esame o di qualsiasi altro ostacolo, non è un rito inutile. Rappresenta un’opportunità di crescita, una tappa di quel cammino in cui si costruiscono autovalutazione, autostima e conoscenza delle proprie aspirazioni, per migliorarsi e dare il meglio di sé.
.


