Uno dei gialli più bollenti del 2025 in dirittura d’arrivo. Di quelli che sicuramente non vi fanno dormire la notte. Telenovela all’italiana perfetta per un’omologa serie turca con tanto spreco di pathos e di retorica. La vexata quaestio del possesso degli orologi preziosi di casa Totti. Le separazioni delle star sono sempre traumatiche e legate a una scia di conflitti d’interesse che si trascinano negli anni. Ma l’eredità sospesa più curiosa era quella legata ai cronometristi del tempo. Mica roba da poco Parliamo di una collezione di rolex griffata per un valore superiore al milione di euro con un pezzo che, da solo, vale metà della collezione. Ora è tipica prerogativa dei ricchi, anzi dei super-ricchi, quando hanno comprato case al mare, in campagna, in collina e al lago, trovare un suggerito investimento dei beni rifugio per i tempi di carestia, dunque i classici orologi di super valore. Nel loro nome è scoppiata una guerra paragonabile a quella dei Roses, persino più delicata della gestione della prole di casa Totti Scomodato un giudice a hoc per dirimere la curiosa questione. A chi spettano i preziosi reperti che nessuno vuole cedere al coniuge tradito-tradente? Sono state attivate persino delle testimonianze. “Ma lei al polso di chi ha visto quell’orologio. Può assicurare che era maschile?”. Domande del genere a ingolfare ulteriormente lo stentato cammino della giustizia. In aula per queste beghe che non sono quisquilie.
La decisione del Tribunale alla fine è stata salomonica: gli orologi saranno indossati a turno. Il Giudice ha deciso che siano messi in una cassetta di sicurezza in comune. Quando uno dei due vorrà giovarsene dovrà notificare il permesso all’altro. Una piccola vicenda che però insegna molto e dimostra che il valore proiettivo degli oggetti di lavoro trascende il valore fattuale dell’oggetto ma diventa una dimostrazione di potere. Quanti giocatori di calcio si sono visti strappare un vistoso Rolex non appena hanno abbassato il finestrino delle loro potenti vetture sulle strade di Napoli. È toccato a Lavezzi ma persino all’ex direttore di Raisport Fabrizio Maffei. Beni denunciati, beni non più in comune per questo contenzioso. Francesco Totti, che ha trovato una puntuta avversaria nella non tenera Ilary Blasi, si è messo di buzzo buono, presentando una corposa documentazione fitta di bonifici bancari e garanzie che dimostrano che gli orologi erano da lui comprati e a lui ovviamente intestati. Ma la giustizia non ha potuto escludere che l’ex moglie potesse essere stata beneficata da qualche prezioso regalo di questa ammirevole collezione. Sarà per questo che detesto gli inserti dedicati agli orologi spesso sfornati dai principali quotidiani nazionali. Sfoggio di plutocrazie ego-riferite. L’orologio dovrebbe essere un bene d’uso non etichettabile per il suo valore. Porto al polso un Festina e qualcuno potrebbe equivocare vedendo Gerard Butler, l’attore pro-Israele, mentre fa pubblicità al marchio assicurando “Its my time”, Io vorrei certamente rassicurare chi mi legge. Il mio Festina è costato e vale cinquanta euro ma non ha mai perso un colpo e non vedo il motivo per acquistare un diverso suo monologo. La vertenza dopo tre anni comunque non è conclusa. Sarà un altro Giudice a spiccare la decisione definitiva. Basta cambiare una lettera i matrimoni finiscono in patrimoni contesi e poi in beghe in cui novelli sposini non penserebbe mai d’incappare. La guerra dei Rolex è indicativa di una mentalità predona. Ricordare a tal proposito la moda instaurata da Gianni Agnelli: l’orologio sopra il polsino, a contatto di stoffa e non di pelle. Modalità presto imitata dall’immarcescibile Franco Carraro.

