Nel 2010, il Parlamento Europeo e la Commissione Europea per fronteggiare la crisi economica, aveva adottato l’Agenda Digitale Europea che è diventata parte integrante della strategia Europa 2020. Questa iniziativa ha creato i presupposti per successivi interventi quali il Mercato Unico Digitale (Digital Single Market, DSM), avviato nel 2015 e il “2030 Digital Compass: the European Way for the Digital Decade” lanciato nel 2021. Quest’ultimo fu un atto necessario per fronteggiare l’emergenza sanitaria causata dal Covid.
La Commissione Europea monitora regolarmente i progressi compiuti dai singoli Stati membri in materia di digitalizzazione redigendo relazioni annuali basate sull’indice DESI, Digital Economy and Society Index, un indice composito di digitalizzazione nell’economia e nella società.
Purtroppo questi regolari monitoraggi da parte della Commissione hanno rilevato che l’Italia abbia delle prestazioni regolarmente inferiori rispetto agli altri Paesi dell’UE, il nostro divario non è solo nella digitalizzazione dei processi ma anche nelle competenze digitali della popolazione.
L’innovazione digitale e la diffusione delle nuove tecnologie sono considerate pilastri essenziali per lo sviluppo economico, competitivo e per l’inclusione sociale, e pertanto nessun paese UE deve rimanere indietro.
Lo studio dell’ISTAT pubblicato in web publishing il 26 febbraio scorso e intitolato “Percorsi digitali della popolazione italiana: evoluzione, sfide e obiettivi europei” analizza lo status quo del nostro Paese fornendo una fotografia dirimente del livello di digitalizzazione nonché dei divari territoriali e delle diverse fasce di età e di genere per comprendere che in questo campo vi è ancora molto da fare.
Infatti a livello europeo nella classifica fornita dalla Commissione Europea in questo ambito, l’Italia si colloca al 22° posto, con una distanza di oltre 6 punti percentuali dalla Germania, di 14 punti percentuali dalla Francia e di ben 20 punti percentuali dalla Spagna.
L’ISTAT nella sua esamina del dato rileva gli incrementi e le differenze con l’Europa.
Per quanto riguarda la generazione dei nati tra il 1960 al 1969, e che sono ancora attivi dal punto di vista lavorativo, è quella che ha registrato l’incremento annuo maggiore di utenti regolari di internet con una crescita di 2,6 punti percentuali dal 2003 al 2024.
Inoltre il 45,9% della popolazione di 16-74 anni ha competenze digitali almeno di base. Il punto è la variabilità del dato a livello territoriale: nel Mezzogiorno i cittadini con competenze almeno di base si attestano al 36,1% a fronte del 51,3% nel Nord
Inoltre è interessante rilevare che per la fascia dei più giovani, naturalmente più propensi agli acquisti on line la cui media in Europa è dell’82,3% in Italia invece è del 67,2%.
Per quanto riguarda le donne le disparità di genere a favore degli uomini sono presenti in quasi tutti i Paesi europei. Tuttavia lo svantaggio femminile in Italia si presenta solamente a partire dai 45 anni, mentre fino ai 44 anni le donne risultano possedere maggiori competenze digitali degli uomini.
Lo studio Istat è molto dettagliato, ed è corredato da grafici che ne facilitano la lettura, tuttavia nel leggerlo deve essere sottolineata una sua peculiarità; si tratta di uno studio in linea con il nuovo concetto di evoluzione tecnologica che prima veniva descritto soltanto con la rilevazione del numero degli accessi ad Internet, invece il nuovo approccio è multidimensionale e integra variabili come l’autonomia nell’uso, le competenze digitali, e le modalità di fruizione dei contenuti. In altre parole l’accesso è una condizione necessaria ma non sufficiente per spiegare le differenze nei comportamenti digitali, l’uso critico degli strumenti e la partecipazione attiva alla società digitale.
Comunque è anche utile segnalare che l’Italia, proprio per colmare il divario sopra descritto, ha avviato misure strategiche come il Servizio Civile Digitale, la rete dei Punti Digitale Facile, il Fondo per la Repubblica Digitale e una serie di interventi nel settore educativo e formativo. Aspettiamo di vedere i dati del prossimo studio.


