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    Home»Culture»Quote rosa, o quote azzurre?
    Culture

    Quote rosa, o quote azzurre?

    Anna Maria PreziosiDi Anna Maria PreziosiGennaio 15, 20210 VisualizzazioniTempo lettura 2 min.
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    Quel che ha scritto Alessandro Costa sulle donne ci pone di fronte a un problema, che assume, ancora, i caratteri dell’emergenza. Perché – lasciando in disparte mille altri profili -, Covid 19 ha mietuto tante vittime e penalizzato vaste componenti della società: tra loro, le donne. Madri di famiglia; anelli deboli di una società, che è senz’altro – come si dice – maschilista. Ma, soprattutto, ingiusta. Diseguale, nonostante l’articolo 3 della Costituzione – in vigore dal 1°gennaio 1948 – proclami, da allora, il contrario.

    Foto da Pixabay

    Tuttavia, nonostante questi esiti deludenti e quel che, ogni giorno, accade, con violenze inaudite proprio nei confronti delle donne, credo che questi atti mettano in gioco, in primo luogo, il genere umano. Ne viene meno la dignità, a tal punto, che conserva una attualità sconvolgente un pensiero – ricognitivo e profetico, al tempo stesso – di Fedor Dostoevskij. Nel porre a confronto uomini ed animali, scrive: «E poi, è commovente pensare che loro non hanno nessun peccato, perché tutto al mondo è perfetto, tutto è innocente, meno l’uomo, e Cristo è con loro prima che con noi» (I fratelli Karamazov).

    Petra affascina. Affascinano i resti di antiche civiltà. Affascina, però, anche un essere vivente: che non è né uomo, né donna. È un animale: l’asino. Lo conduce, di regola, un uomo. È un uomo che, dopo averlo sfruttato, lo percuote e lo maltratta. È una constatazione. L’asino rimane immobile al sole, sotto la calura, per tutto il tempo in cui è lasciato in pace. Poi riprende, docile. Mentre chi osserva si chiede: chi, tra i due, è il vero animale?

    Fatti di questo genere – è un piccolo esempio, tratto da un campionario sterminato – dimostrano, oggettivamente, che la donna è, in primo luogo, persona che nobilita (sarà anche un po’ retorico) l’umanità. Perché – salve le eccezioni – esprime se stessa attraverso atti privi della ferocia dell’uomo. Da questo punto di vista, i rapporti si rovesciano. Non è la donna che deve conquistare la parità con l’uomo, ma l’uomo nei confronti della donna.

    È una notizia? Forse sì, per quanto scontata.

    Fedor Dostoevskij parità uomo donna quote rosa violenza
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    Anna Maria Preziosi

    Vincitrice di concorso ordinario a cattedra. Esercitatrice presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Padova; ricercatrice, in posizione di comando, presso l’ Istituto di Storia della Resistenza. Ha scritto, tra l’altro, sotto la direzione scientifica di Renzo De Felice, il volume “Borghesia e fascismo in Friuli negli anni 1920-1922” (nella collana ‘I fatti della storia’).

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