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    Home»Passione architettura»Architettura e paesaggio, poggiare ed elevarsi
    Passione architettura

    Architettura e paesaggio, poggiare ed elevarsi

    Anna Maria ZanettinDi Anna Maria ZanettinAprile 20, 20223 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    Nel suo articolarsi nello spazio, un edificio poggia a terra, si eleva e riceve la luce. Nel termine “poggiarsi” si sente il rapporto dell’edificio con la terra, nei termini “elevarsi” e “ricevere luce” si evidenziano i suoi rapporti con il cielo. La base salda la costruzione al terreno, ma in particolare l’edificio può poggiare nel terreno, sul terreno o sopra il terreno.

    Istanbul

    L’essere nel terreno esprime un rapporto intimo con le forze della terra, e in genere è poco percepibile lo stacco dell’edificio dal suolo. L’essere sul terreno individua l’edificio come una cosa appoggiata ma in qualche modo “staccata” dal suolo. L’essere sopra il terreno implica una continuità col suolo ma mediata, ad esempio da piloni o altri sostegni. Anche nell’elevazione, che indica la liberazione dalla terra, si creano con il cielo diversi rapporti: alcuni edifici li vediamo più radicati al suolo, altri   si innalzano con grande libertà, instaurando equilibri variabili. L’edificio può essere verticalmente aperto e unirsi direttamente al cielo, o, attraverso l’utilizzo di diverse forme di copertura (tetti piatti o a falde più o meno inclinate, cupole o guglie) intrattenere livelli di comunicazione variamente armoniosi tra cielo e terra. Le dimensioni, le forme e la distribuzione delle aperture o delle superfici vetrate interpreteranno particolari ruoli della luce e offriranno diverse corrispondenze di libertà tra interno ed esterno. Con le diversità dei materiali (legno, pietra, cemento, mattoni) e con i diversi colori si contribuirà poi a caratterizzare la qualità del dialogo degli edifici con l’ambiente circostante.

    Abbiamo dunque analizzato come nell’Architettura gli elementi naturali ed artificiali si fondano in una sintesi. Nel costruire l’uomo mette in opera dei significati e nell’insediarsi in un luogo mette le sue verità in fatti architettonici. A volte negli insediamenti le componenti del paesaggio sono particolarmente significative, e di minor peso appaiono risultare le aggiunte ad opera dell’uomo. Altri insediamenti nati in luoghi non di particolare pregio paesaggistico risultano forti per le caratteristiche delle articolazioni architettoniche degli edifici, fortemente ricche di significati.

    Reykjavik

    Ragionando sulla stabilità e la trasformazione degli insediamenti umani nel tempo dobbiamo considerare che la storia richiede dei mutamenti, che possono essere sostanzialmente di tre tipi: pratici, sociali e culturali, e tutti questi cambiamenti devono necessariamente confrontarsi con delle implicazioni fisiche (in termini ambientali).

    E ogni cambiamento dovrà rispettare nuove regole (oggi soprattutto imposte dagli strumenti urbanistici in continua variazione) e le nuove intenzioni economiche, politiche, sociali e culturali dovrebbero cercare di rispettare l’identità dei ruoli, cosa che non significa ricopiare i modelli antichi, ma sostenere l’identità in modo nuovo interpretando l’arte del progresso col “preservare l’ordine nel mutamento”.

    Lo scopo principale di questa fase dell’Architettura moderna deve essere quello di continuare a trasmettere individualità a edifici e luoghi, ma per dirla con Giedion «L’Architettura deve acquistare il coraggio di affrontare la vita».

    Fotografie ad opera dell’autore

    Autore

    • Anna Maria Zanettin
      Anna Maria Zanettin

      Laureata a Roma alla Sapienza in Lettere, Specializzata in Archeologia Preistorica, Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, lavora nella splendida cornice del Lago d’Iseo, dove da qualche anno ha avviato anche un’attività imprenditoriale nel Settore Turistico di Case Vacanza a Lovere (BG).

    architettura edifici mettere in opera paesaggio
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